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“Il balilla” di Luciano Ricchetti in prestito a Cremona, alla mostra curata da Vittorio Sgarbi

Si sono concluse a Palazzo Galli le operazioni di rimozione e successivo imballaggio dell’olio su tela “Il balilla” di Luciano Ricchetti che la Banca di Piacenza, proprietaria del dipinto, ha concesso in prestito alla mostra “Il regime dell’arte, Premio Cremona 1939-1941”, che si terrà nel Museo civico Ala Ponzone della città del Torrazzo, dal 21 settembre 2018 al 24 febbraio 2019.

Una rassegna – curata da Vittorio Sgarbi e Rodolfo Bona – che ripercorre la vicenda storica del Premio Cremona: concorso pittorico voluto da Roberto Farinacci nel 1939 con l’intento di sostenere l’idea dell’arte come celebrazione dei valori e delle imprese del fascismo.

Saranno esposte una quarantina di opere provenienti da musei, palazzi istituzionali e collezioni private. Tra queste, appunto, “Il balilla” di Ricchetti.

L’olio su tela (cm 33×30), acquistato dalla Banca nel 2007, è un frammento di un quadro di grandi dimensioni (cm 250×350) dal titolo “In ascolto”, realizzato dall’artista piacentino nel 1939 e vincitore della prima edizione del Premio Cremona, che aveva per tema “Ascoltazione alla radio di un discorso del Duce”.

Esposta al Museo civico di Cremona, l’opera nel 1945 venne fatta a pezzi e dispersa.

Alcuni frammenti vennero ritrovati: oltre a “Il balilla” (parzialmente ritoccato dallo stesso Ricchetti che agli inizi dagli anni ‘70 mimetizzò la M di Mussolini sul berretto e cancellò la cravatta azzurra), “Madre e figlio” (donato alla Galleria Ricci Oddi), “Natura morta” (di proprietà di un collezionista privato piacentino) e “Il capofamiglia” (appartenente a un collezionista cremonese).

Anche questi tre frammenti saranno esposti alla mostra di Cremona, unitamente al bozzetto de “In ascolto”.

Il frammento “Il balilla” è, com’è noto, collocato in una sala di rappresentanza al primo piano di Palazzo Galli, incastonato in un pannello che presenta, a fianco, la riproduzione in bianco e nero dell’intero quadro di Ricchetti come appariva prima dello smembramento, con evidenziata a colori la posizione in cui si trovava la parte autentica del dipinto.

Per consentirne il prestito, è stato necessario dapprima rimuovere il pannello togliendo il vetro protettivo, per procedere poi allo smontaggio del dipinto dal pannello stesso. Operazioni svolte dal restauratore Giuseppe de Paolis, che ha sovrinteso anche alle operazioni di imballaggio, a cura di una ditta specializzata nella movimentazione di opere d’arte.

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