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“Costretta a dichiarare il falso su nostra figlia, il sindaco prenda posizione”

La conferenza stampa – “Prima della nascita di Ilaria abbiamo fissato degli incontri con il sindaco di Piacenza, Patrizia Barbieri, che si è dimostrata disponibile ad ascoltare le nostre istanze e che ci ha indirizzato verso l’assessore competente, Filiberto Putzu, insieme alla dirigente responsabile Lidia Schiavi.

Anche in questo caso abbiamo trovato disponibilità all’ascolto, ma poi l’amministrazione ha temporeggiato. Nel frattempo la nostra bimba, Ilaria, è nata. E per non danneggiarla abbiamo dovuto dichiarare il falso. Ma io non voglio che la mia famiglia sia macchiata da una bugia. Il sindaco si esprima su questa vicenda”.

Lo chiede Sara, che nel pomeriggio del 21 agosto, ha indetto una conferenza stampa insieme all’avvocato Alexander Schuster per spiegare le motivazioni che l’hanno spinta a autodenunciarsi presso la stazione dei carabinieri.

Sara infatti si è autodenunciata per aver dovuto dichiarare un falso in atto pubblico, per non privare la figlia di un’identità allo stato civile (nessun nome, cognome e codice fiscale).

Un’azione clamorosa cui è stata a suo dire costretta questa mamma piacentina che – unita civilmente con un’altra donna – ha dato alla luce una bambina concepita dalla coppia attraverso la procreazione assistita.

Nella nota inviata dall’avvocato che difende la donna viene ricapitolata la storia.

Il 24 luglio 2018 nasce la figlia di Sara e Irene, due piacentine unite civilmente. Per portare a termine questa loro seconda gravidanza si sono recate in Spagna e hanno prestato il loro consenso ad una fecondazione con donatore anonimo.

La speranza era di poter ottenere, a Piacenza come oramai in molti altri comuni italiani, il riconoscimento di entrambe alla nascita.

Si muovono per tempo e contattano i vertici politici del Comune, nonché gli uffici comunali. Quando nasce la minore e i pochi giorni per fare la dichiarazione di nascita incombono – sostiene l’avvocato – non solo l’ufficiale di stato civile si rifiuta di ricevere il riconoscimento di entrambe le madri, ma si rifiuta di formare un atto di nascita che dia atto che la bambina è nata da fecondazione assistita.

Secondo quanto riferito, il Comune afferma che se Sara, la madre biologica, vuole essere riconosciuta dal diritto come madre, deve dichiarare di aver avuto un rapporto sessuale con un uomo e garantire che questo non è parente né affine.

La storia di Sara e Irene e il loro primo figlio su ZeroCinque23

Sara è unita civilmente, significa dichiarare una condotta extraconiugale in violazione dei doveri propri anche degli uniti civilmente.

Significa, soprattutto, dichiarare il falso. Ancora, significa dichiarare in un atto pubblico che c’è un padre, anche se non è indicato il nome di questo uomo (per il diritto italiano, l’uomo che ha determinato con la copula carnale una nascita è padre del nato, volente o nolente).

Proprio le false dichiarazioni allo stato civile costituiscono gravi reati se alterano lo stato del minore, ma anche non dichiarare la nascita di un nato è reato.

Inoltre, in assenza di atto di nascita il nome e cognome viene attributo dal Comune e non dai genitori.

Una segnalazione del Comune alla Procura dei minori può determinare l’avvio di indagini per minore abbandonato.

Sara decide allora di cedere e dichiarare il falso. Per il bene della bambina, per non lasciarla chissà quanto in un limbo.

Oggi Irene si recherà alla stazione dei carabinieri – viene precisato nella nota – e si autodenuncerà per queste dichiarazioni non veritiere.

Vuole che si faccia chiarezza se lei o qualcun altro si è macchiato di una responsabilità penale prevista non da una, ma da ben quattro disposizioni del Codice penale italiano.

Sara gode in questa sua azione del sostegno di: Famiglie arcobaleno, Non una di meno Piacenza, Arcigay Piacenza, Agedo Milano e Agedo nazionale, Ass. radicale Certi diritti, Arci Piacenza.

I COMMENTI 

“Siamo gli unici nel mondo occidentale in cui viene previsto questo – spiega l’avvocato Alexander Schuster -, ossia che non venga prevista la possibilità, nel 2018, di dichiarare nell’atto di nascita come un bambino viene concepito. Questo vale non solo per le coppie omosessuali, ma anche per le single, o per chi ricorre alla fecondazione eterologa. Questo nonostante in Italia un bambino su 20 nasca grazie alla fecondazione assistita”.

“E’ una situazione ridicola per le donne single, e diventa discriminatoria per le lesbiche – continua il legale – perché devi dichiarare di essere diventata madre dopo essere stata con un uomo”.

Una situazione, questa, sicuramente frutto di norme che sembrano essere rimaste ferme all’Ottocento ma che risultano essere contraddittorie per la giurisprudenza stessa. “Di fatto si chiede di dichiarare il falso, nonostante la legge preveda pene severe per i falsi in atto pubblico – continua il legale -. Noi speriamo che da questa nostra azione (l’autodenuncia, ndr) si crei un corto circuito, e che al Procura denunci questa manifesta contraddizione. Tanto più che per lo Stato italiano è più conveniente affidare un bambino a due genitori, anziché a uno soltanto, visti tutti i benefici e sgravi cui avrebbe diritto. Noi abbiamo a cuore i diritti di questa bambina, cui non nessuno sta togliendo niente: non le si è tolto un padre, ma anzi le si vogliono dare due genitori”.

Una “scappatoia” c’è: in altri Comuni infatti, in situazioni analoghe, una soluzione è stata trovata. E’ così a Torino (e l’esempio della sindaca M5s Chiara Appendino è stato più volte citato) così come a Milano.

“Certo – aggiunge Sara – avremmo potuto far nascere la nostra bambina a Milano, sarebbe stato più semplice. Ma noi siamo di Piacenza, il nostro primo figlio (nato prima che Irene e Sara si unissero civilmente, ndr), è nato qui. Per fortuna però ci sono altri sindaci che hanno a cuore il bene dei bambini. Piacenza si proclama città dei bambini, dovrebbe sostenere i bimbi di tutti”.

“Durante i primi contatti con l’amministrazione abbiamo riscontrato una buona predisposizione al dialogo, così come un’altra coppia che ha avito contatti con l’assessore ai Servizi Sociali Federica Sgorbati – conclude Sara -. Poi i tempi si sono dilungati, c’è stata una riunione di giunta…una risposta non è arrivata, vorremmo sapere dal sindaco Barbieri qual è la sua posizione”.

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