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Concerto al tramonto, un viaggio tra luoghi nascosti, antichità e tradizione

Concerto al tramonto a Ottone (Piacenza), un viaggio tra luoghi nascosti, antichità e tradizione; un n cammino suggestivo a cui tutto il pubblico presente si è sentito partecipe, quello rappresentato il 22 agosto nell‘antica chiesa di San Bartolomeo, nel comune dell’Alta Valtrebbia.

Un viaggio fisico e sonoro, ulteriore tappa dell’Appennino Festival, ampio itinerario culturale e musicale alla scoperta dei percorsi storici e naturalistici più nascosti del territorio piacentino.

Artisticamente organizzata e diretta da Maddalena Scagnelli, la manifestazione, promossa a partire dal 2002, unisce repertorio musicale antico e tradizione popolare.

Come l’evento andato in scena ieri, nella piccola, poco conosciuta, ma incantevole chiesa di S. Bartolomeo,  “un percorso musicale e simbolico dal sacro al profano”, come l’ha definito la stessa Scagnelli.

Il concerto ha preso il via con brani sacri eseguiti dall’arpa anglica di Sara Pavesi, accompagnata a tratti da voce e violino di Maddalena Scagnelli, o da altri strumenti e voci (triangolo, mandolino e arrangiamenti polifonici a tre voci), terminando poi all’esterno dell’edificio, con canti popolari, piffero, fisarmonica e chitarra del gruppo Enerbia.

La stessa chiesa di San Bartolomeo (sorge in posizione dominante su precedenti costruzioni religiose risalenti al VII secolo ed ascrivibili all’espansione del Monastero di S. Colombano di Bobbio lungo la Val Trebbia), seppur sul piano puramente spirituale, sembra invitare al dialogo tra interno ed esterno: l’impianto romanico, con le sue ombre, esorta all’introspezione, mentre il presbiterio, in stile prevalentemente rococò, incita all’estroversione, indirizzando verso la luce.

Un luogo particolarmente significativo è stato quindi scelto per ospitare il concerto, che nella sua prima parte, sull’altare della chiesa, ha visto protagonista la giovanissima musicista Sara Pavesi. il timbro soave, celeste, fiabesco e magico della sua arpa anglica ha risuonato in brani sacri antichi, legati alle vie medievali di pellegrinaggio e a testi profani.

Arpa derivata dalla Brian’s Borou harp del Trinity College di Dublino e quindi non potevano mancare i pezzi legati all’antica tradizione irlandese: tra gli altri la Brian’s Borou march e la melodia Greensleeves. Dopo le esecuzioni arpistiche delle Pavesi il cammino musicale ha iniziato a spostarsi progressivamente fino a giungere all’esterno. Musicisti e cantanti, scesi dall’altare, si sono avvicinati al pubblico, primo protagonista del viaggio.

Il basso Agostino Subacchi, voce profonda e potente nonostante la giovane età, ha eseguito canti medievali dal registro chiaramente profano: bellissimo il canto d’amore e di viaggio “Un Cavalier di Spagna”, che lo ha visto solista. Poi l’ultima parte del concerto, quella popolare, a cielo aperto.

Musicisti e spettatori all’ora del tramonto hanno raggiunto la balconata della chiesa, che guarda meravigliosamente alla val Trebbia e ai monti che uniscono le province di Pavia, Alessandria, Piacenza e Genova.

Protagonista questa volta il gruppo Enerbia, diretto da Maddalena Scagnelli: complesso musicale aperto e in continua evoluzione, che sfugge alle etichette e può contare su numerosi collaboratori e diversi strumenti tipici della tradizione popolare.

Il piffero di Fabio Paveto, considerato “l’oboe delle quattro province” ha spiccato sugli altri strumenti e il canto “Serenin” “dell’ora azzurra e serena, in cui la luce del tramonto si scioglie in quella della prima notte, ha introdotto l’ultima parte del concerto, già ricorrendo al dialetto ligure.

Le valli appenniniche, prima dolci e poi selvagge, partendo dal fiume Po fino ad unire la pianura Padana al Golfo del Mar Ligure, sono il territorio che gli Enerbia amano valorizzare con la loro musica.

E ci sono riusciti perfettamente portando il concerto a S. Bartolomeo: luogo poco conosciuto e da scoprire per molti, crocevia di regioni e cornice di monti non lontano dal mare.

(foto tratta dalla pagina Facebook della parrocchia di Ottone)

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