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Grana Padano, il Consorzio di Tutela “Sui piani produttivi parlano i fatti”

Il Presidente del Consorzio Tutela Grana Padano, Nicola Cesare Baldrighi, risponde con una lettera aperta alle ultime affermazioni di Filippo Gasparini, presidente di Confagricoltura Piacenza, e di Marco Lucchini, presidente di AgriPiacenza Latte.

LA LETTERACarissimi Filippo Gasparini e Marco Lucchini,

Mi sento in dovere di sottolineare come non veritiere le dichiarazioni di un mancato confronto con il Consorzio Grana Padano.

In tutte le vicende rilevanti, e quindi soprattutto per il piano produttivo, da sempre le proposte del C.d.A. vengono sottoposte all’approvazione dell’Assemblea, previa consultazione e con le dovute spiegazioni nelle riunioni provinciali, tutti ambiti nei quali la presenza degli allevatori appartenenti alla D.O.P. Grana Padano è in larga maggioranza.

E’ quindi piuttosto discutibile che venga considerata come una mancanza di dialogo il non accoglimento delle vostre tesi, legittime ma minoritarie: in democrazia funziona così. Peraltro l’Assemblea ha sempre approvato con larga maggioranza i piani produttivi (due anni fa il piano produttivo fu approvato con l’80% dei consensi delle 4.200 stalle e l’86% dei caseifici)

Sono altrettanto sorpreso nel leggere che la politica del Consorzio sia quella di una “contrazione” dell’offerta dal momento che, vigente il piano produttivo, le forme prodotte annualmente sono passate da 4.356.800 nel 2006 alla proiezione per il 2018 di circa 5.070.000 forme (713.000 forme in più, pari a circa 4.000.000 di quintali di latte) ed un export del 38%.

Riguardo le intese restrittive il piano è sempre stato analizzato e valutato in tutte le sedi competenti. Come si può dire restrittiva una crescita ininterrotta da 20 anni del 2% annuo di un sistema che rappresenta il 25% del latte italiano e che ha permesso l’ingresso di 400 nuove stalle da quando esiste il piano produttivo? Inoltre la legge 287/90 si riferisce ad alterazione della concorrenza a danno dei consumatori

E’ inoltre quanto meno originale che chi si autodefinisce un “uomo di mercato” adduca come motivazione l’offerta di materia prima (latte), quando dovrebbe ben sapere che ci si approvvigiona di materia prima in base alla capacità del mercato di assorbire il prodotto finito, non viceversa. Chi produce pasta, ad esempio, non decide la quantità in base alla farina che ha in magazzino, ma compra la farina a seconda di quanta pasta produce e può vendere.

Infine, riguardo al poco soddisfacente prezzo del Grana Padano, mi lusinga evidenziare come la nostra D.O.P. abbia sempre garantito alle cooperative di trasformazione (quindi anche di Piacenza) un dividendo per gli allevatori di almeno un 10% in più rispetto al mercato.

Inoltre studi pubblicati su autorevoli testate internazionali di economia agraria hanno dimostrato tutta l’efficacia del piano produttivo del Grana Padano nel contenere i forti ribassi e le grandi oscillazioni dei mercati internazionali e quindi ancora una volta tutelare gli allevatori che fanno parte della nostra filiera.

Dati di fatto, questi ultimi, che vanno ben oltre le vostre personalissime opinioni che, mi chiedo, se siano semplicemente frutto di valutazioni superficiali o, invece, non vi siate stati inconsapevolmente indotti da chi, approfittando della vostra buonafede, potrebbe avere interesse a far cadere il piano produttivo a tutto danno degli allevatori.

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