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“Insediamento commerciale alla Madonnina, scelta politica miope e incoerente”

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Intervento a firma di Luigi Rabuffi, consigliere comunale di Piacenza in Comune sul nuovo insediamento commerciale alla Madonnina

Lo “scheletro” vicino al Galassia, in loc. Madonnina, rappresenta per Piacenza una ferita che ancora oggi, dopo tanti anni, sanguina copiosamente.

E’ però di questi giorni l’approvazione, da parte del Consiglio Comunale di Piacenza, della delibera con la quale si concede alla proprietà il permesso di costruire IN DEROGA. E così, al posto dello “scheletro”, spunteranno due fabbricati commerciali destinati alla vendita di articoli NON alimentari (per un totale di 3.000 mq.); un deposito interrato di oltre 5.000 mq., un blocco uffici; un’area coperta interposta tra le due strutture di vendita e tre unità residenziali.

Si tratta di un’importante operazione immobiliare/commerciale che dovrebbe portare all’abbattimento dell’eco-mostro; ad aumentare l’offerta commerciale di articoli da regalo/giocattoli; a creare 20 posti di lavoro; a portare nelle casse del Comune di Piacenza € 740.000 di cui, subito, il 50% (contributo di costruzione e monetizzazione ventennale dei 2.600 mq. di parcheggi pertinenziali) nonché a realizzare e curare per 10 anni i 12.000 mq. di verde pubblico attualmente abbandonati/dimenticati dall’Amministrazione.

Detto così, l’intervento, sembrerebbe un grande colpo di fortuna per Piacenza, se non fosse che quel “costruire in deroga” collegato a “commerciale” cambia NON poco la “storia”. Riportandoci indietro a qualche mese fa, quando a marzo ci è stata propinata una vicenda molto simile. Con la maggioranza che ha autorizzato in deroga un intervento commerciale nell’area di via Calciati/P.le Velleja, di 2.500 mq. Più o meno con le stesse motivazioni: si sana una “bruttura” (in quel caso il muro); si fa una pista ciclabile ed un parcheggio; si incassano 300.000 € di oneri.

Il tutto sorvolando sulla Pianificazione commerciale, stravolta e adattata a seconda della convenienza. Il tutto bypassando il Tavolo strategico sullo sviluppo economico, quello in cui si dovrebbero concertare le politiche da attuare.

Concertazione che nel caso di specie appare per nulla banale, soprattutto se si considera che ogni nuovo supermercato/ipermercato/centro commerciale/grande magazzino è un colpo mortale inferto ai negozi di vicinato. E discuterne con chi rappresenta la categoria (e quindi i soggetti “a rischio”) significa apprezzarne la legittima preoccupazione e valorizzare quel modello di rappresentanza che si basa proprio sui Sindacati e sulle Associazioni di Categoria, componenti fondamentali per lo sviluppo economico di un territorio.

Normale quindi che Confcommercio abbia lanciato un appello al Sindaco e all’assessore affinché l’intervento venisse stoppato. Meno normale la risposta stizzita dell’assessore, arrivata a tempo scaduto, cioè dopo l’approvazione da parte della maggioranza del provvedimento in questione. Alla faccia della promessa di “moratoria” di cui il Sindaco si è fatta ancora garante lunedì scorso in Consiglio Comunale e dei più elementari obblighi “partecipativi”.

Vien da credere che dopo aver incassato le pubbliche lodi da parte delle Associazioni dei Commercianti per quell’ora di apertura anticipata della ZTL, che dovrebbe risolvere tutti i problemi dei commercianti del Centro (meglio non commentare …), l’Amministrazione si sia convinta di avere “carta bianca”. In una specie di delirio d’Onnipotenza, figlio dell’autoreferenzialità e di un principio d’autosufficienza numerica che in politica, prima o poi, si paga.

Per quanto riguarda il tema occupazionale, nessuno può mettere in discussione il fatto che 20 assunzioni siano, oggi, un’importante risposta al bisogno di lavoro che l’attuale crisi ha determinato anche a Piacenza. Il vero problema, collegato anch’esso alla crisi, è che la gente compera per quanti soldi ha in tasca e NON per quanti Centri Commerciali o negozi sono presenti sul territorio. E oggi sono davvero tante le persone a cui mancano i soldi, anche solo per comprarsi il minimo indispensabile. Si chiama POVERTA’.

Proprio per questo, il rischio (quasi una certezza) è quello di avere 20 posti in più di lavoro da una parte e altrettanti in meno dall’altra. Ancora di più a Piacenza, città che non cresce demograficamente (se non con il contributo dell’immigrazione), che fa sempre meno figli, che invecchia sempre più. Elementi che condizionano pesantemente le dinamiche commerciali e di cui l’Amministrazione dovrebbe tenere conto.

Sull’iter procedurale c’è ben poco da dire. Se è vero che ogni deroga rappresenta un pericoloso spiraglio per altre analoghe iniziative commerciali, 2 deroghe a così breve distanza di tempo rappresentano una certezza, quasi una regola: il portone è spalancato, avanti il prossimo.

In questo contesto, non proprio idilliaco per i piccoli commercianti, non si può dimenticare ciò che sta arrivando con la forza di uno tsunami: il progetto di Terre Padane, nella zona di via Colombo, con i suoi 15.000-19.000 mq di nuovo commerciale, nonché l’insediamento di via Emilia Pavese, nell’ex area ricreativa ENEL, con un altro supermercato. Un’invasione.

A questo punto, con queste prospettive, sul piccolo commercio non ci sono più dubbi. Le tante promesse avanzate da questa Amministrazione facevano evidentemente parte di un altro film, quello elettorale. Un film a lieto fine, quasi fiabesco, messo nel dimenticatoio il giorno dopo le elezioni e che verrà riproposto – statene certi – fra 4 anni, quando i piacentini di buona memoria, c’è da augurarselo, sapranno cambiare canale.

Per tutti questi motivi Piacenza in Comune ha votato NO al nuovo insediamento alla Madonnina, lasciando a questa Amministrazione e a parte di questa maggioranza (che sull’argomento si è divisa) il “peso” dell’ennesima scelta POLITICA miope e soprattutto incoerente.

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