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Legambiente “Rifiuti da Genova, uno scambio a svantaggio di Piacenza”

Pubblichiamo l’intervento di Legambiente Piacenza dopo la notizia della ripartizione, tra i termovalorizzatori di Parma e Piacenza, di 10 mila tonnellate di rifiuti della Città metropolitana di Genova; una decisione presa dalla giunta regionale “in coerenza con il Patto per la crescita e lo sviluppo siglato lo scorso settembre dalle due Regioni”

IL TESTO – Due considerazioni in merito alla recente notizia relativa alla decisione della Regione Emilia Romagna di smaltire nell’inceneritore di Piacenza 5.000 tonnellate di rifiuti di Genova nei prossimi 4 mesi.

Anzitutto il Circolo Legambiente di Piacenza ha sempre sostenuto la validità di un impegno solidaristico nei momenti di effettiva esigenza di realtà limitrofe, ma non è corretto sbandierare solidarietà per una emergenza che tale non è, essendosi già verificata.

Infatti già nel 2015 Piacenza fu chiamata ad incenerire nell’impianto di Borgoforte 10.000 tonnellate di rifiuti genovesi e per una motivazione molto simile a questa. Inoltre va ricordato che la vergognosa percentuale di raccolta differenziata del capoluogo ligure (41% al 2017 circa 15% in meno della già penosa di Piacenza) crea le condizioni di non autosufficienza di Genova, ben distante dagli obbiettivi minimi previsti non solo dall’Europa, ma anche dall’Italia. Quindi si tratta di mancanza di volontà politica e non di aspetti esclusivamente tecnici ed emergenziali.

Va pure ricordato che più che solidarietà questa operazione è uno scambio, e non certo a nostro vantaggio. Da una parte infatti la poca acqua del Brugneto, un milione e mezzo in aggiunta ai due milioni e mezzo del preliminare, riversata in Val Trebbia, ben poca cosa rispetto alla dovuta e necessaria integrale rinegoziazione dell’accordo sui rilasci che la Regione da anni avrebbe già dovuto attuare, dall’altra 5.000 tonnellate di rifiuti che contribuiranno ad inquinare ulteriormente l’aria di Piacenza.

Ci auguriamo che i 14 euro a tonnellata versati da Genova al Comune di Piacenza come “rimborso ambientale” vengano investiti in azioni per migliorare la difficile situazione ambientale di Piacenza.

L’altra considerazione è che tutti i piacentini dovrebbero avere ben presente che questa è una piccolissima anticipazione di quello che potrebbe capitare alla nostra città se non si riuscirà a chiudere definitivamente l’inceneritore di Borgoforte che, in caso contrario, rischia di bruciare per ulteriori 30 anni rifiuti speciali provenienti da tutta Italia e quindi relegare la nostra città ad una delle “pattumiere” del Paese.

Ecco perchè, lo ribadiamo, è necessario anche a Piacenza “correre” per raggiungere in poco più di due anni gli obbiettivi del Piano Regionale per quanto riguarda la riduzione dei rifiuti e la raccolta differenziata ed essere pronti anche ad un possibile referendum attraverso il quale i Piacentini potranno pronunciarsi sulla definitiva chiusura di un impianto che non solo ostacola la corretta e definitiva soluzione del problema rifiuti, ma anche contribuisce a peggiorare la condizioni dell’aria che respiriamo e quindi la salute.

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