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“I nostri Cuori Nomadi in giro per il mondo” fotogallery

“Basta, mollo tutto”. A quanti di noi questa idea è venuta in mente almeno una volta nella vita? Bruna e Thomas, due ragazzi di Piacenza, sono andati più in profondità. “Sono felice? E’ questa la vita che voglio per me stesso?” si sono chiesti.

L’onestà della risposta li ha spinti a far ricorso al proprio coraggio e trovare un’alternativa.

Bruna e Thomas hanno deciso di fare ciò che più li rende felici: viaggiare, anche con pochi mezzi, per riempirsi il cuore e gli occhi di panorami, storie e esperienze irripetibili.

Con un budget di poco più di 10 euro a testa, hanno lasciato tutto lo scorso aprile per raggiungere, zaino in spalla, prima il Giappone e poi spostarsi, in aereo, in Tailandia. Da qui, attraversando il confine via terra, sono arrivati in Laos, e ora si trovano in Vietnam. La prossima meta? La Cambogia, che raggiungeranno a metà di settembre.

Le loro avventure sono documentate attraverso i loro canali social Instagram e Facebook, oltre ad essere tra i contributors del gruppo A Piacenza chiedilo a me, in attesa dell’attivazione del loro blog.

Di seguito, ecco il racconto in prima persona di Bruna.

Io sono Bruna ho 31 anni, sono nata a Milano, cresciuta in provincia di Lodi, ma da anni ora mai lavoravo e vivevo a Piacenza. Thomas invece ha 26 anni, nato a Ponte dell’olio da famiglia Piacentina e vissuto a Piacenza.

Mi è sempre piaciuto viaggiare e ho sempre cercato di farlo anche se il tempo e la disponibilità economica spesso non me lo permettevano. Thomas come me ha sempre avuto voglia di prendere il largo, ma non ha mai avuto il coraggio, o forse gli mancava la giusta spalla con cui farlo.

Io e lui ci siamo conosciuti per caso ad un evento a Piacenza. Entrambi eravamo lì per scattare delle foto, non siamo professionisti ma la fotografia è una passione che ci accomuna. Già dopo poche settimane che ci conoscevamo avevamo una tenda in macchina pronta all’uso per quando capitava un weekend libero.

La nostra voglia di evadere dalla città era più forte dei problemi economici, così abbiamo iniziato a imparare a muoverci nel modo più economico possibile, tralasciando le comodità, cercando di preparare il cibo da casa, sfruttando coupon e qualche volta dormendo anche in macchina.

Il “sacrificio” di rinunciare ai lussi ci regalava momenti magnifici, come panorami mozzafiato o nottate sotto le stelle.

Dopo due anni insieme, di cui uno di convivenza, eravamo pronti per qualche passo in più e abbiamo iniziato a pensare di comprare casa e mettere su famiglia, e credo siano stati i mesi più duri della mia vita.

Più cercavo di trovare soluzioni più mi ritrovavo davanti barriere, due contratti precari, nessuna possibilità di mutuo.

Facevamo due lavori a testa per arrivare a 2000 euro in due e l‘idea di mettere al mondo un figlio in queste situazione lavorando dalle 10 ore in su al giorno e spesso avendo anche i weekend impegnati era la cosa che mi spaventava di più.

Poi abbiamo iniziato a chiederci se stavamo rincorrendo la nostra felicità o quella che ci era stata imposta, se questa era la vita che avremmo voluto o se era l’unica via che ci era stata mostrata.

Qualcosa nella nostra testa ha iniziato a materilizzarsi, per poi un giorno, durante la nostra vacanza estiva in Sardegna, ovviamente rigorosamente economica e in tenda, davanti ad un tramonto quel qualcosa è esploso in un pianto di gioia per quanto l’universo in quel momento ci stava regalando.

Chissà quanti di questi momenti ci stavamo perdendo guardando altrove.

Chissà quanta felicità stavamo perdendo oggi per rincorrerne una che FORSE sarebbe arrivata domani.

Tornati a casa il vuoto che provavamo era incolmabile, eravamo tornati ai nostri problemi e l’idea di rimettersi a rincorrere la possibilità di costruirsi quella vita che tanto pensavo di volere ci sfiniva.

Una sera stanchi di vedere i nostri occhi fissare il vuoto ci siamo guardati in faccia e ci siamo chiesti: “tu sei felice?”, quel “NO” è stato l’inizio della nostra avventura.

Abbiamo iniziato a chiederci se davvero quella era l’unica strada, se non ci fosse qualcos’altro da provare.

Ho iniziato a cercare su internet nel modo più banale, digitando “cambiare vita”, ed ogni risultato cercavo di approfondirlo e più approfondivo più vedevo aprirsi strade.

Tra le tante porte che mi aprivano nuove prospettive ce n’è stata una che ha acceso una luce: Wwoof (World-Wide Opportunities on Organic Farms, opportunità globali nelle fattorie biologiche, è un’organizzazione che mette in contatto le fattorie biologiche con chi voglia, viaggiando, offrire il proprio aiuto in cambio di vitto e alloggio.)

WWOOF ci ha cambiato la vita da quando ne abbiamo sentito parlare.

Contattai una coppia che viaggiava per l’Italia da mesi con questa associazione, e ricordo ancora, me stessa, sul mio letto che incredula parlavo con questo ragazzo e gli dicevo: “davvero siete partiti senza nulla?” “davvero andate a casa di famiglie che vi danno vitto e alloggio in cambio di qualche ora di lavoro e oltre a tutto questo vi insegnano mestieri e avete il tempo e il modo di visitare i luoghi dove state?”

Il suo entusiasmo e i suoi racconti mi avevano già rapito e una volta trasmessi a Thomas non ci sono stati dubbi.

Non senza difficoltà abbiamo iniziato a lasciare tutto, la casa, i lavori, a vendere gli effetti personali e a ottobre 2017 siamo partiti.

Tutto ciò potrebbe sembrare folle e un po’ irresponsabile e forse lo è, ma ieri avevamo una sola via da percorrere, o almeno questo è quello che credevamo, oggi ne abbiamo mille, e qualsiasi di essa sceglieremo, giusta o sbagliata sarà per lo meno consapevole e presa solo per la nostra volontà.

Cuori Nomadi è il titolo delle nostre pagine Facebook e Instagram e speriamo a breve anche del nostro blog.

Normalmente non siamo persone che si mettano particolarmente in mostra sui social, e non è per nulla facile nel viaggio gestire le pagine, soprattutto perché non siamo professionisti in questo, ma è grazie ai racconti di altre persone che abbiamo avuto il coraggio di intraprendere la nostra strada.

E se i nostri racconti potessero aprire gli occhi, anche solo ad una persona sulle tante che ci seguono, la nostra sarebbe già una vittoria.

Questo non vuol dire che raccomandiamo a chiunque di lasciare tutto e partire, ognuno ha la propria sfida da affrontare, ma che se non si sta bene dove ci si trova bisogna aver il coraggio di provare a cambiare le cose.

La maggior parte delle volte i limiti che ci poniamo sono solo muri creati dalla nostra mente e da quello che la società ci insegna.

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