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Le Rubriche di PiacenzaSera.it - Nave in bottiglia

Notti d’agosto, città al rallentatore

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Nella nuova “Nave in bottiglia” Mauro Molinaroli racconta la Piacenza d’agosto

Sera d’agosto. L’afa non ha mollato e si fa sentire. In bici davanti a Palazzo Farnese illuminato che è una meraviglia nonostante i lavori sul viale. A pochi passi l’Arena Daturi è una commedia all’italiana.

La notte viene avanti, la città è semideserta. Un film come tanti anni fa, anche se tutto è diverso. Le bici incatenate alla scala che scende nel verde del prato, i rumori e le voci degli attori. C’è gente. Guardarsi attorno è come ritrovare sensazioni lontane, quando i cinema all’aperto erano un sogno per chi rimaneva in città e da Gigi, in piazzale Milano, la granita era d’ordinanza, così come il gelato. Pochi gusti, ma buoni: panna, cioccolato e pistacchio (tutto colorato di verde).

La città stanotte si perde nonostante Corso Europa: viviamo in un non luogo (direbbe Pier Paolo Pasolini). Serrande abbassate e bar chiusi. Borgo Faxhall ha il sapore dell’amaro più che del dolce. E se poi ti addentri nella stazione semivuota, hai la certezza che hanno distrutto anche le piccole stazioni, luoghi della memoria, oleandri e fiori coi baretti che funzionavano da poli d’aggregazione ed erano il biglietto da visita della città. Oggi luci al neon, sguardi che t’incrociano appena, molte etnie.

Viene quasi rabbia per come questa nostra città sia in grado di camuffarsi di fronte al desiderio di capire e scoprire aspetti nuovi: sulle rotatorie fluttua meno traffico; dalle parti di barriera Torino qualche auto, per il resto poca roba. Sul Corso la pasticceria Galetti è chiusa (forse è tardi).

In centro la multisala Iris non ha abdicato per sempre. Anche le multisale di periferia sono deserte: pop corn e cinema di basso profilo. Ma la gente, in questa estate tra crisi e ferie ridotte all’osso, ha voglia di ritagliarsi spazi propri in cui trovare un po’ di pace con se stessa, molti sono al mare o in campagna, c’è chi ha lasciato la città per qualche giorno, giusto il periodo di Ferragosto.

Piazza Cavalli ricorda, così com’è, certe piazze durante la guerra. Una tristezza infinita. Tutto chiuso. Romagnosi è pensoso (come sempre del resto), Ranuccio e Alessandro destrieri per vocazione e per storia, osservano la città immobile.

Affascina e sconforta questo itinerario fatto di niente, di piccole storie che si consumano in pochi giorni. Una città al rallentatore induce a riflettere, a individuare luoghi in cui la gente si aggrega. Luci al neon di ristoranti cinesi, Kebab, paninerie e pizze al trancio con luci fioche.

In centro ogni cosa sfiorisce in vetrine di saldi e manichini spogli. Multietnici e (in)tolleranti, accoglienti e distaccati. Tutto questo siamo. Pizzerie quasi niente. Piazza Sant’Antonino è il nulla, silenzio che muove ricordi e produce fantasmi.

Deserto dei tartari in questa Piacenza blu notte. Roba da thriller, da noir padano. Chi è l’assassino?

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