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Quando il passato si fa presente: tornato a Ottone il bronzetto del monte Alfeo

“Alfeo, sacralità tra monti e mari”.

Questo il titolo dell’evento promosso il 19 agosto a Ottone, per celebrare il “ritorno alle origini” della statuetta ritrovata casualmente sul monte Alfeo nel 1953.

“Documento insigne della religiosità degli antichi Liguri” infatti – così ha definito la statuetta lo studioso che l’ha presentata al pubblico, Attilio Carboni – essa è stata reperita sulla vetta dell’Alfeo, “piedistallo dominante in leggiadra cornice di mari e di monti”.

Tra Trebbia e affluenti; catena appenninica; vista della Corsica a Sud e Alpi a Nord.

L’opera, abitualmente conservata presso Palazzo Farnese a Piacenza è stata temporaneamente trasferita al Museo di Arte Sacra di Ottone, “piccolo gioiello di conservazione locale”.

Non si può affermare con certezza se la statuetta rappresenti un ex voto, piuttosto che un offerente alla divinità, o invece il Dio Mercurio. In ogni caso si tratta di un pezzo di Storia venuto alla luce, che ritorna.

Lo scopo è far conoscere e ammirare a residenti e villeggianti del luogo un reperto risalente a popoli colonizzatori della val Trebbia fin da diversi millenni prima di Cristo.

L’esposizione della statuetta in bronzo, di armoniosa fattura greco – romana, è stata inaugurata ieri mattina presso il Museo ottonese.

Iniziativa organizzata dal Comune con il patrocinio della Banca di Piacenza e la collaborazione del Comune piacentino e del Museo civico di Palazzo Farnese, l’evento ha visto presenti diverse autorità: ai saluti e ringraziamenti del Sindaco di Ottone Federico Beccia, sono seguite le considerazioni del Presidente del Comitato Esecutivo della Banca di Piacenza, Corrado Sforza Fogliani, e poi dell’Assessore alla cultura di Piacenza Massimo Polledri.

“Molto significativo il ritrovamento di questo bronzo nella zona di Ottone”- ha detto il primo. “Da sempre crocevia tra regioni, diocesi e luogo strategico per il commercio, la rappresentazione del Dio Mercurio protettore dei mercanti è più che plausibile”.

“La giornata di oggi dimostra l’assenza di barriere tra centro e periferie quando si tratta di cultura”-ha di chiarato poi Polledri.

“Statuetta di mirabile fattura risalente al II secolo A. C., proporzioni perfette, atteggiamento solenne nella postura e nel gesto. Non senza influenze etrusche presenti nel piatto che porta in mano.

Ritrovato casualmente durante i lavori di scavo per il monumento alla Madonna del Monte, il reperto testimonia l’importanza del culto delle vette tra i popoli antichi, che sulle cime dei monti trovavano un luogo privilegiato di dialogo con la divinità e l’infinito”.

Così ha brevemente presentato l’opera lo studioso piacentino Carboni.

A seguire il taglio del nastro da parte delle autorità e la consegna del Sindaco di una targa onorifica a Giacomo Molinelli, l’operario che nel 1953 ha ritrovato la statua.
“Sono orgoglioso, emozionato e spaesato”- ha detto l’anziano signore.

È arrivata in serata, prima del rinfresco aperto a tutti e dell’intrattenimento con canti polari di montagna, la notizia di una svolta imminente: il sindaco di Ottone ha annunciato la firma, in tempi brevi, di un protocollo con il Comune di Piacenza.

L’accordo consentirà di conservare il bronzetto dell’Alfeo presso il Museo d’arte ottonese per circa sei mesi l’anno, insieme a molte altre opere provenienti da Palazzo Farnese a Piacenza.

“Vogliamo favorire l’interscambio culturale”- ha detto il Sindaco.

Dopo più di cinquant’anni ritorna un passato antico millenni. Si salda con il presente, annullando le distanze temporali. Diventa futuro, ricordando di non dimenticare.

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