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Il presidente del Soccorso Alpino Dellantonio: “Il sistema delle allerte così non funziona”

In queste ultime settimane è tornata alla ribalta il tema delle allerte meteo. L’opinione pubblica s’interroga come queste vengono recepite dalla popolazione e quali provvedimenti vengono adottati dalle autorità competenti.

La tragedia avvenuta in Calabria, nelle Gole del Raganello, il 20 agosto scorso – al di là dei fatti specificatamente accaduti – porta a disquisire se è tempo di ripensare il sistema di allerte meteo, con una rimodulazione dei bollettini.

Allerte spesso troppo generiche a livello territoriale e nella stra maggioranza dei casi non fanno seguito danni e precipitazioni così copiose rispetto a quanto previsto.

A Moena, in Trentino, abbiamo incontrato Maurizio Dellantonio, Presidente nazionale del Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico (CNSAS), e gli abbiamo domandato qual è il suo parere in virtù della sua pluriennale esperienza.

Dellantonio, 56 anni, infatti può vantare un curriculum di tutto rispetto: è stato responsabile degli istruttori di sci e di alpinismo del Centro addestramento alpino di Moena della Polizia di Stato, è guida alpina e, nell’ambito della stessa organizzazione trentina, per oltre vent’anni è anche stato tecnico di elisoccorso.

Il Soccorso Alpino in Emilia Romagna dispone di ben 310 volontari con sette stazioni, più una squadra di 40 volontari specializzati nel soccorso speleologico.

A Piacenza è attiva la stazione provinciale Monte Alfeo mentre la sede è situata presso la Pubblica S. Agata di Rivergaro: operativi ci sono 32 volontari e due infermieri impegnati in una trentina di interventi ogni anno.

Soccorso Alpino

«Non è possibile negare che sono in atto cambiamenti climatici – ha detto Dellantonio – che comportano sempre più spesso a far accadere eventi meteorologici avversi particolarmente violenti. Per questo vengono diramate le allerte meteo contrassegnate da un codice colore (dal verde al rosso, in base all’indice di gravità prevista).

Purtroppo bisogna prendere atto che così come vengono diramate non sono per niente efficaci. Diramare, ad esempio, su tutta l’Emilia-Romagna un’allerta gialla, non serve a niente.

Abbiamo a disposizione gli strumenti e la tecnologia per restringere ampiamente il raggio, anticipando di qualche ora prima la formazione di un temporale o una fitta nevicata. Questo è il modo migliore per fare prevenzione: informare, tramite apposite app o siti internet, il più ampio numero di persone, strumenti che possono e devono poter essere consultabili in qualunque momento dai cittadini.

Una volta che si è a conoscenza che un violento acquazzone potrebbe abbattersi su una determinata zona è possibile concentrare uomini e mezzi in quell’area e fare sorveglianza al fine di poter attivare la macchina dei soccorsi con estrema rapidità. Nell’eventualità che quel temporale sia caratterizzato da un tasso di pioggia ben al di sotto delle previsioni, tanto meglio».

In caso di persone disperse, intrappolate o ferite in ambiente impervio per le operazioni di soccorso viene anche attivato personale medico e sanitario che viene elitrasportato sul luogo del sinistro. In Emilia-Romagna, attualmente sono quattro gli elicotteri di emergenza che prestano servizio sul territorio regionale: uno a Bologna, uno a Ravenna, uno a Parma e uno a Pavullo nel Frignano in provincia di Modena.

«Ritengo che la comunità abbia il diritto di godere di un buon servizio sanitario collegato all’elisoccorso – spiega il Presidente nazionale del Soccorso Alpino – È noto che in tutta l’Emilia-Romagna solamente l’elicottero basato a Pavullo è dotato di verricello ed è anche l’unico in tutta la regione che ha a bordo un tecnico del Soccorso Alpino, oltre che personale sanitario. Credo che a Bologna dovrebbero ripensare il sistema: non è più pensabile continuare ad utilizzate l’elicottero solo per trasferimenti ospedalieri o per volo/decollo da elisuperficie a elisuperficie.

Credo fermamente che su ogni elicottero, non solo in Emilia-Romagna ma in ogni regione d’Italia, debba esserci un tecnico del Soccorso Alpino e ogni velivolo debba essere dotato di verricello.

In questo modo è possibile calare sul luogo dell’evento, ovunque esso si trovi, il medico, l’infermiere e tutte le attrezzature e i presidi sanitari necessari a fornire le prime tempestive cure al paziente il tutto mentre l’elicottero rimane in hovering. Compito del tecnico del Soccorso Alpino, infatti, è coordinare le operazioni di soccorso e assicurare l’incolumità e la sicurezza all’équipe medica a terra, specialmente in questa delicata fase in cui il velivolo è sospeso a mezz’aria».

Capita, fortunatamente non spesso, che l’elicottero sanitario sia chiamato ad intervenire su persone incolumi. Ad esempio un fungaiolo che si è perso nel bosco oppure una famiglia che si è fatta sorprendere dal maltempo mentre era in alta collina per una passeggiata.

«La premessa doverosa è che ogni regione italiana disciplina se e quanto far pagare all’utente in caso intervenga l’elicottero di soccorso per un intervento ritenuto non necessario. In alcuni casi il super-ticket può ammontare anche ad un migliaio di euro. Più che una partecipazione alla spesa sostenuta è un deterrente che ha lo scopo di non far abusare di un prezioso sevizio sanitario.

Il costo medio di un intervento dell’elisoccorso infatti va dai 5mila agli 8mila euro. Inoltre è una risorsa limitata, ovvero il numero di elicotteri in una regione sono dell’ordine di poche unità: appare evidente che se un velivolo è già impegnato su un servizio non è detto che ve ne sia uno immediatamente disponibile per un secondo intervento.

Elisoccorso notturno

Sono assolutamente favorevole a far pagare chi abusa e chiama il 118 per farsi venire a prendere con l’elicottero – dichiara Dellantonio – tuttavia è necessario fare un distinguo. Poniamo il caso di una persona che si è incamminata su un sentiero di montagna e mentre si trova su un ripido pendio viene sorpresa da un violento temporale.

La persona in questione chiama i soccorsi. Che fare? Andarla a prendere con l’elicottero? (Appare evidente che nessun automezzo sia in grado di raggiungere la persona in quel luogo). Io rispondo di sì.

Sì, va portata in salvo. Sebbene nell’immediatezza non stia male e non accusi traumi e lesioni, quella persona è potenzialmente in grave pericolo: potrebbe cadere sul ripido sentiero o potrebbe accusare sintomi di ipotermia e perdere i sensi. Al momento del suo imbarco sull’elicottero spetterà al medico il compito di stabilire l’indice di gravità e se ci sono le condizioni per l’applicazione del super-ticket».

E nell’eventualità capitasse un incidente dopo che il sole è tramontato? Quanto un elicottero sanitario ha capacità di intervenire?

«In Trentino-Alto Adige, da un paio d’anni, è stato formato ed è operativo personale che vola con l’ausilio di visori ad intensificazione di luce (Night Vision Goggles – NVG) di derivazione militare – esamina Dellantonio – In questo modo il pilota, riuscendo a vedere il paesaggio circostante illuminato a giorno, è perfettamente in grado di sorvolare il territorio giungendo direttamente sul target della missione.

In Emilia-Romagna gli elicotteri sono ancora troppo vincolati al volo a vista, con fine turno alla scadenza delle effemeridi solari. Impariamo dalla Svizzera, un territorio prevalentemente montuoso – ha chiosato Dellantonio – lì gli elicotteri sono più di dieci anni che sono operativi di anche di notte».

Stefano Pancini

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