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“Fare Cinema” sbarca a Venezia come partner della Settimana della Critica

Fondazione Fare Cinema sbarca a Venezia come partner della Settimana Internazionale della Critica (SIC) e premia con il “Corso di Alta Formazione Cinematografica Fare Cinema”

Come aveva anticipato nell’ultima serata del Bobbio Film Festival il critico cinematografico Giona Nazzaro, la Fondazione Fare Cinema – presieduta dal Maestro Marco Bellocchio e diretta da Paola Pedrazzini – è da quest’anno partner della prestigiosa Settimana Internazionale della Critica –Sic- della Biennale di Venezia (di cui Giona Nazzaro è Delegato Generale).

Oggi la Settimana Internazionale della Critica (SIC) nell’ambito della 75° Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica della Biennale di Venezia ha assegnato i premi della trentatreesima edizione.

Tra a premi la partecipazione all’edizione 2019 del Corso di Alta Formazione Cinematografica in Regia “Fare Cinema” che si terrà a Bobbio, aggiudicato, per il Miglior Contributo Tecnico, a “Quelle brutte cose” di Loris Giuseppe Nese nella sezione SIC@SIC (Short Italian Cinema @ Settimana Internazionale della Critica).

“La realtà privata di una famiglia: frammenti del loro passato e presente, momenti condivisi, scorci di intimità. La voce di una figlia scomparsa si confonde con un ritmo della memoria, una densità dell’amore, un flusso di coscienza. Ininterrotto e vivido, come se le separazioni non fossero altro che un’illusione”: questa la motivazione del premio assegnato al giovanissimo regista.

“E’ un onore e un grande piacere questa sinergia con una realtà viva e interessante come la Settimana Internazionale della Critica – ha commentato Paola Pedrazzini – il mio grazie va a Giona Nazzaro che ce l’ha proposta e che anche quest’anno ha fatto a Venezia un lavoro splendido, con la passione e la competenza che abbiamo potuto apprezzare anche quest’estate al Bobbio Film Festival”.

QUELLE BRUTTE COSE
di Loris Giuseppe Nese. Italia, 2018. Col.,11’

Sceneggiatura e Fotografia: Loris Giuseppe Nese. Soggetto Originale: Chiara Marotta, Loris Giuseppe Nese. Montaggio: Chiara Marotta. Musiche: Raffaele Caputo. Suono: Carlo Manzo, Francesco Romano. Sound Design: Davide Maresca. Scenografia: Chiara Marotta, Loris Giuseppe Nese. Costumi: Chiara Marotta. Interpreti: Rossella De Martino, Gerardo Trezza, Margherita Rago. Produzione: Loris Giuseppe Nese – Lapazio Film. Produzione Esecutiva: Chiara Marotta – Lapazio Film.

Sinossi

I genitori non li scegli, nemmeno il posto in cui nasci. È ciò che pensa una figlia incapace di ribellarsi. Da bambina ha trascorso molto tempo con sua madre, una fervente cattolica, ma avrebbe preferito stare con il padre, impegnato a nascondere una relazione extraconiugale di cui tutti sono silenziosamente a conoscenza. Oggi, il tempo dentro e fuori casa scorre lento e i problemi familiari sono soffocati nel silenzio, sullo sfondo della periferia campana.
Loris Giuseppe Nese (1991), laureato al DAMS di Bologna, si è formato all’Atelier di Cinema del Reale di FilmaP di Napoli con un corso sulla produzione e regia orientato al cinema documentario. È assistente alla regia de L’intrusa di Leonardo Di Costanzo ed ha collaborato in diversi ruoli a videoclip per RAI, cortometraggi e lungometraggi di finzione e documentari. È finalista al Premio Solinas – Documentario per il cinema 2018 con un progetto di lungometraggio.

Note di regia

Volevo raccontare i rapporti di potere tra genitori e figli, gli effetti delle colpe dei Padri. Ho finito per ragionare sulla responsabilità nell’essere creatori (padri) di personaggi. Un problema morale: avevo il di- ritto di raccontare questa sto- ria nascondendomi dietro ad un personaggio? Per tentare di ridurre la portata di questo dilemma (che, forse, resta irrisolvibile), sentivo il bisogno di manifestarmi.

L’ho fatto di- chiarandomi, io stesso (in quanto autore), colpevole. In un lungo viaggio di scoperta durato due anni di lavorazione (in preziosa compagnia di Chiara Marotta, soggettista e montatrice del film), il “come” volevo raccontare è diventato a tutti gli effetti il “cosa” volevo raccontare. Ossia un dato semplice: tutti i genitori, prima di tutto, sono stati figli. Con tutta la problematicità che attraversa questa frase.

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