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Bankitalia svela il suo patrimonio storico-culturale alla città foto

“La storia è testimonianza del passato, luce di verità, vita della memoria, maestra di vita, annunciatrice dei tempi antichi”, così Cicerone nell’opera De Oratore. E in effetti la nota locuzione latina “Historia magistra vitae” (trad., “la storia è maestra di vita”) calza a pennello quando in una città come Piacenza si parla dei suoi palazzi storici. Un capitale culturale enorme, che supera il centinaio di unità: ciascun palazzo caratterizzato dalle sue particolarità, dal suo passato, dai propri connotati plasmati dalle famiglie che vi hanno dimorato e lo hanno abbellito nonché all’occorrenza modificato nel corso dei secoli.

Tra i palazzi più noti ai piacentini c’è Palazzo Mandelli, situato nella via omonima. Da fuori appare come una dimora lussuosa, davvero ben tenuta dalla proprietà. Ma visitare il suo interno, da qualche tempo, non è più possibile. Il palazzo, infatti, è la sede piacentina della Banca d’Italia e la filiale da anni non opera più con il pubblico, questo ha contribuito a creare nell’immaginario collettivo un certo grado di mistero che aleggia su di esso: inviolabile e con un’intera compagnia di carabinieri a sorvegliare le sue stanze 24 ore al giorno.

Già dalla primavera scorsa, su iniziativa della stessa Bankitalia, Carmela Lanza, direttore della filiale di Piacenza, ha aperto le porte di Palazzo Mandelli alla cittadinanza.

Avvalendosi della preziosa collaborazione di Alessandro Malinverni, curatore della Fondazione Gazzola, e di Carlo Mambriani, docente presso l’Università degli Studi di Parma, la direttrice Lanza ha organizzato visite guidate all’interno di quella che è stata la dimora piacentina dell’arciduchessa Maria Luigia d’Asburgo-Lorena, che fu imperatrice consorte dei francesi dal 1810 al 1814 in quanto moglie di Napoleone I, e duchessa regnante di Parma, Piacenza e Guastalla dal 1814 al 1847 per decisione del Congresso di Vienna.

Lo scorso 12 settembre 2018, in quello che è stato il Salone del Trono di Maria Luigia, si è tenuta una conversazione a tre voci. La prima a prendere la parola e a fare gli onori di casa la direttrice Lanza. A seguire, Alessandro Malinverni e Carlo Mambriani.

«Palazzo Mandelli ha molto da raccontare. Fu costruito nel 1750, fu abitato dal marchese Bernardino Mandelli filantropo e mecenate, sostenitore degli ospizi civili e protettore di artisti piacentini, unica residenza sovrana dell’arciduchessa Maria Luigia d’Austria e abitato da Carlo III e Luisa Maria di Borbone, ultimi duchi di Parma e Piacenza – ha spiegato Carmela Lanza, direttore Bankitalia Piacenza, al folto pubblico presente – Banca d’Italia ne ha acquistato la proprietà nel 1913. Tuttavia il cittadino così come il turista sebbene sia immediatamente attratto dall’imponente e raffinata facciata non può soddisfare la sua curiosità in quanto non può visitare l’interno. Non gli è concesso di ammirare lo scalone d’onore così come l’atrio di accesso e i romanticissimi giardini interni, proprio per il fatto che questi locali sono occupati dalla Banca d’Italia».

Palazzo Mandelli Bankitalia

«Su questa esigenza ha trovato i fondamenti la nostra iniziativa che abbiamo intitolato “A casa di Maria Luigia”, richiamando la più illustre abitante del palazzo che viene ricordata come la buona duchessa che trasformò con passione il Ducato di Piacenza e Parma edificando scuole, costruendo strade, acquedotti, ospedali e altre munificenze pubbliche. Un progetto di apertura al pubblico della Filiale di Piacenza nell’ambito del programma di valorizzazione del patrimonio artistico della Banca d’Italia, la cui prima fase si è tenuta nei mesi di maggio e giugno, e del quale adesso si celebra l’avvio della seconda e ultima fase che si concluderà ad ottobre 2018».«Oggi, a seguito della riforma organizzativa della rete territoriale di Bankitalia avviata nel 2008 e in via di completamento nell’anno corrente, ispirata a migliorare la qualità dei servizi alla collettività e a contenere le spese di gestione adeguando una istituzione centenaria al passare del tempo, il suo interno è stato interdetto al pubblico. A tal proposito sono molto orgogliosa e tengo molto a questo progetto che consente ai piacentini di riappropriarsi del proprio patrimonio culturale».

«La Filiale di Piacenza non svolge più tutti i compiti di vigilanza, tesoreria dello Stato, centrale dei rischi e ricerca economica ma si è specializzata nei compiti connessi alla circolazione dei biglietti, nell’immissione nel circuito delle banconote in euro e nel presidio dell’integrità e della qualità della carta moneta in circolazione, funzione questa di rilevante interesse pubblico, che continuerà ad essere tale anche negli anni a venire nonostante l’avvento di nuovi strumenti di pagamento alternativi al contante. Qui si svolge un ruolo importante – ha proseguito Lanza – al pari di altre 5 filiali in Italia (Arezzo, Bergamo, Foggia, Padova e Roma). Queste strutture possono idealmente essere considerate la cinghia di trasmissione del denaro che, una volta fabbricato dalle stamperie europee, viene collocato nel circuito dei pagamenti per poi refluire in queste stesse Filiali dove viene sostanzialmente effettuato il controllo sulla qualità della circolazione».

«Nei locali dove un tempo convivevano impiegati e scrivanie sono oggi funzionanti a ciclo continuo tre linee di produzione con macchinari in grado di eliminare i biglietti logori (non più idonei a circolare) e immettere in circolazione banconote nuove. Sono state messe in atto rilevanti opere di ammodernamento, resisi necessarie per le mutate esigenze funzionali degli uffici in quanto destinatari di nuove e più evolute strutture tecnologiche informatiche, ma questi interventi sono stati compiuti rispettando palazzo Mandelli e i suoi caratteri stilistici, salvaguardandone così il ricco patrimonio di storia e di cultura che esso racchiude».

«La chiusura al pubblico si è purtroppo resa necessaria per la profonda trasformazione dei compiti dello Stabilimento e dalla delicatezza degli stessi, tuttavia non può e non deve significare la chiusura alla collettività di un’istituzione che da oltre un secolo riveste un ruolo da protagonista nella storia dell’economia del Paese. In quest’ottica trova la sua essenza l’iniziativa promossa da questa Filiale di invitare la cittadinanza alla scoperta di Palazzo Mandelli e far conoscere quei personaggi illustri che lo hanno abitato».

Palazzo Mandelli Bankitalia

«Ritengo che consentire alla collettività di conoscere e amare il proprio patrimonio storico-artistico costituisca un’opportunità della quale sentirci orgogliosi e compiaciuti. Reputo che il valore di un’istituzione, così come di un individuo, si misura per quanto sia capace di dare, e non di ricevere. Nella consapevolezza che ogni tassello che mettiamo anche nell’ambito culturale contribuisce a far crescere il nostro capitale sociale e il patrimonio immobiliare pubblico di una città è capitale sociale. Pertanto valorizzare il patrimonio immobiliare di Piacenza contribuisce a rendere attrattivo il nostro territorio per le persone e per le attività economiche, influisce sui componenti della collettività e soprattutto sulle generazioni più giovani innalzandone il senso civico, l’attitudine al rispetto delle regole, la cooperazione, la fiducia».Carlo Mambriani, docente all’Università degli Studi di Parma, ha sottolineato come «Palazzo Mandelli sia l’unico tra tutti gli immobili di proprietà di Bankitalia che è stato residenza aristocratica di alto livello. Maria Luigia decise di prendere in affitto un’ala dell’edificio di proprietà del marchese Bernardino Mandelli nonostante avesse la possibilità di scegliere di poter soggiornare in palazzi di proprietà dello Stato. Ad esempio – si è domandato Mambriani – perché non ha scelto di dimorare a Palazzo Farnese che era, appunto, statale?».

A rispondere a questo interrogativo ci ha pensato Alessandro Malinverni, curatore della Fondazione Gazzola, che dopo una puntuale e ricca ricostruzione storica della figura della sovrana (ripercorrendo la biografia di Maria Luigia, la storia della famiglia dalla sua gioventù a Vienna, all’educazione principesca alla quale fu sottoposta, fino al controverso matrimonio con Napoleone e alla morte del marito esiliato a Sant’Elena), Malinverni ha spiegato come a quel tempo «Palazzo Farnese non fosse agibile. Era infatti diventato (in parte) un granaio e ospitava una guarnigione di soldati austriaci. Maria Luigia, pertanto, si vedette costretta ad escludere questo palazzo come possibile residenza. Ella non poteva neppure risiedere a Palazzo Madama, altro immobile di proprietà dello Stato, in quanto l’edificio fu spogliato di tutti i suoi preziosi arredi e della sua ricca quadreria, convogliate a Napoli per volere di Carlo di Borbone nel 1736. Palazzo Madama fu poi destinato a Dogana (nel 1779) e verso il 1866 fu addirittura trasformato in carcere. L’arciduchessa Maria Luigia decise di accettare l’invito del marchese Bernardino Mandelli di abitare nel suo palazzo, e qui restò per tutti gli otto mesi che soggiornò a Piacenza».

Altre visite guidate a Palazzo Mandelli sono in programma il 22 settembre e il 6 ottobre, alle 9:30 e alle 11:30. Ad accompagnare il pubblico Alessandro Malinverni. La prenotazione è obbligatoria inviando una mail apalazzomandelli@libero.it

Stefano Pancini

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