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Tra Beatles e Rolling Stones, il concerto jazz di Rea in Fondazione fotogallery

Something in Our Way – Beatles e Rolling Stones in Jazz: Danilo Rea e il suo pianoforte in Fondazione di Piacenza e Vigevano

Successo lunedì sera per “Something in Our Way”, il concerto che è anche l’ultimo progetto in piano solo di Danilo Rea, ispirato ai Beatles e ai Rolling Stones.

I successi delle due band britanniche icone della musica pop e rock dagli anni Sessanta, uniti sul filo delle note del piano di Danilo e racchiusi nel suo ultimo disco, pubblicato per Warner Music Italy, sono stati protagonisti del concerto di Palazzo Rota Pisaroni, sede dell a Fondazione di Piacenza e Vigevano, principale sostenitore del progetto musica della Val Tidone.

L’evento si inserisce anche nel filone delle manifestazioni celebrative per i 50 anni del Sessantotto.

L’eterna lotta tra Beatles e Rolling Stones diventa armonia al piano di Danilo Rea – di Micaela Ghisoni

Un connubio di melodia e improvvisazione e un clamoroso successo di pubblico nel cortile di Palazzo Rota Pisaroni per Danilo Rea e il suo progetto al piano solo “Something on our way- I Beatles e i Rolling Stones in Jazz”.

Sul piano di Rea, jazzista di fama internazionale appena di ritorno da una serie di concerti a Tokyo, le 2 storiche band britanniche eternamente in dicotomia tra loro, hanno trovato un agile compromesso nell’interpretazione melodica dell’artista.

“Pensavo fosse impossibile realizzare un progetto come questo”- ha detto lo stesso Rea a inizio serata- “Addirittura una casa discografica si era opposta per paura di incidenti diplomatici tra avvocati. E invece ce l’ho fatta ed è andato tutto bene.

Ho ripescato alcuni brani con cui sono cresciuto di Beatles e Rolling Stones e li ho messi insieme: ho sempre preferito i Beatles, ma ho capito che anche gli Stones potevano essere melodicamente riscoperti togliendo il loro sound più rock”.

Impennate energiche e toni delicati; virate leggere e frizzanti accanto a suoni più profondi e decisi si uniscono nelle versioni jazz dei due gruppi voluta dall’ artista: i brani spesso si fondono sul piano senza stacchi, creando una sensazione di estrema libertà, che arriva al al pubblico e lo coinvolge.

Da “Let it be” a “ Angie”, passando per “I love her” fino a I can get not saticfaction” (e sono solo alcuni esempi), le note scorrono fluide e le emozioni si mescolano, tra ricordi comuni e vibrazioni individuali estemporanee.

È però l’improvvisazione a dare un tocco unico al concerto di Rea: variazioni improvvise, inaspettate; virate inattese.
L’assenza di una scaletta precisa stabilita a priori, ma, piuttosto, creata strada facendo.

Improvvisando l’artista dialoga con gli spettatori, trasmette e riceve di ritorno sensazioni immediate.

Mentre il concerto per piano solo rappresenta in assoluto la via d’elezione per Danilo Rea: “ difficile, ma meraviglioso se si riesce a non annoiare, suonare per un’ora e mezza in solitaria l’unico modo che permetta davvero ad un jazzista di mettere a nudo sé stesso”.

Nelle foto alcuni momenti della serata.

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