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Eugenio Finardi dipinge il Farnese di musica e parole

Eugenio Finardi ha chiuso la prima edizione di Estate al Farnese, ricca rassegna culturale che con ogni probabilità tornerà rinnovata l’anno prossimo.

La manifestazione è stata organizzata da Fondazione Teatri di Piacenza con il Comune e la collaborazione di associazione Novecento, Arte, Musica e Musica e Cultura.

Musica, teatro, comicità, arte sono stati protagonisti da luglio fino a settembre nella suggestiva cornice di Palazzo Farnese. “Ogni serata, una pennellata sulla tela emotiva della cultura”- hanno detto gli organizzatori.

A dare l’ultimo indimenticabile tocco, il più rocker dei cantautori italiani e il più cantautore dei rocker: Eugenio Finardi, accompagnato da una giovane band di talento. Artista che di emozioni ne ha sempre trasmesse parecchie con la sua musica e i suoi testi, e continua a farlo ancora oggi.

Quarantacinque anni di carriera suonati e raccontati dal rocker a Piacenza, per una nuova tappa del suo tuor :“Finardimente”. A tratti lieve e suadente, altrove indomito e ribelle. A tenere insieme la sua identità multiforme è la storia umana e artistica di un musicista che ha segnato una parte fondamentale della musica italiana, esplorando vasti e variegati orizzonti.

Il pubblico, particolarmente folto e partecipe nel cortile di Palazzo Farnese, interlocutore d’elezione di canzoni che parlano a tutti e per tutti e per questo sempre attuali. A precedere e preparare l’arrivo sul palco di Finardi, il valente chitarrista che ormai da anni lo affianca, Giovanni Maggiore in arte “Giuvazza”, stavolta anche protagonista con la presentazione del suo primo album: “Nudisti al sole”.

“Ora, oltre allo strumento, ci metto anche la faccia e la voce  – ha detto – ; dal lungo rapporto con Eugenio ho scoperto la bellezza della tradizione italiana e l’importanza di sfogare le emozioni in musica e parole”. Testimonianze perfette del libero fluire emozionale “Ti lascio tutto” e “Ti stai cercando” (la seconda scritta insieme a Finardi).

Poi l’entrata sul palco del musicista milanese con il suo variegato repertorio: ricordi di una vita snocciolati in una sera, tra note energiche da rock impressionista, a tratti quasi dance, e delicate liriche d’amore. Mai ricordi malinconici, irrimediabilmente perduti; sempre vivi, presenti.

Non potevano mancare i brani che hanno portato il musicista al successo e lo hanno visto impegnato a lottare per una società più giusta negli anni ’70: da “Musica Ribelle, a “La radio” fino a Extraterrestre” e poi alla “Canzone dell’acqua” dell’epoca hippie.

Ancora oggi del resto l’artista “fibrilla” contro le ingiustizie, forse più amare, della società contemporanea. E lo ha fatto sentire bene nel suo “Fibrillante”, brano del 2014 che dà il titolo ad un intero disco. Accanto alla forza della lotta c’è però l’amore, che Finardi conosce bene e sente profondamente, cantato in toni di velluto.

Il primo, indimenticabile, amore per “Katia”, ancora presente nella sua mente di bambino; quello per la moglie “Patrizia” e per tutte le donne del mondo e l’“Amore diverso” per la figlia, cantato a fine concerto in duetto con l’ospite Annie Barbazza, in un momento di estrema dolcezza.

Una scaletta comunque molto flessibile, quella di Finardi, che si è strutturata in base al dialogo con il pubblico e con la band di accompagnamento. Pezzi anche raramente eseguiti live, dal sapore blues. “Il concerto nasce per voi e con voi – ha detto l’artista agli spettatori – per capire il ruolo delle canzoni nelle vostre vite”. “Ci sono brani riposanti e facili da eseguire, altri più complessi”.

Momenti discorsivi, altri di grande emozione, altri ancora di piacevole scherzo (con qualche sottile stilettata ai politici) hanno contraddistinto la serata.

La bravura della giovane band (“Giuvazza” alle chitarre, Marco Lamagna al basso, Claudio Arfinengo alle percussioni, Alex Catani alle testiere e al violoncello Federica Finardi Goldberg) ha contribuito in maniera determinante a creare un’atmosfera vivace e coinvolgente, di cui il pubblico non si è perso una nota.

Il sogno di Finardi di portare nella band anche la figlia, l’elogio affettuoso al talento emergente di “Giuvazza”, il saluto agli spettatori piacentini e l’applauso commosso del pubblico hanno chiuso una serata che ha lasciato nel cuore di tutti il segno di un uomo sensibile come la sua musica.

Indimenticabile finale di stagione in attesa della prossima edizione di “Estate al Farnese”.

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