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Miele, Coldiretti: “Timidi segnali di ripresa nel piacentino”

Timidi segnali di ripresa per il miele anche nel Piacentino. Lo annuncia Coldiretti. Dopo il biennio nero 2016-2017 in cui l’andamento climatico aveva ostacolato pesantemente  l’attività delle api, facendo crollare la produzione di miele del 70% nella nostra provincia colpita gravemente dalla siccità, il 2018 segna una leggera ripresa.

“A differenza del resto della regione Emilia Romagna, nel Piacentino i segnali positivi non sono così evidenti e purtroppo a causa del clima primaverile la produzione di miele di acacia e di tiglio resta bassa, ma il castagno e -a macchia di leopardo- anche il millefiori hanno avuto un  aumento produttivo rispetto al 2017” – afferma Roberto Pinchetti presidente degli Apicoltori Piacentini.

“Non possiamo ritenerci comunque soddisfatti – prosegue – ma di sicuro ci conforta il miglioramento dello stato di salute delle api che quest’anno hanno potuto fare buona scorte di cibo per l’inverno a differenza dell’estate 2017 dove la siccità ci aveva costretti a continue dosi di alimentazione integrativa”.  La qualità produttiva è buona.

Coldiretti Emilia Romagna per quest’anno stima una produzione di miele regionale attorno alle 2.500 tonnellate, con una ripresa del millefiori grazie alla produzione di pianura, una buona produzione di castagno, e una produzione medio-bassa per l’acacia. Crescono anche i prodotti di nicchia.

Nel Piacentino l’osservatorio nazionale miele evidenzia le rese del miele di melata, che stima superiori ai 10 chili ad alveare. Considerate, a ragione, le vere sentinelle dello stato di salute del territorio, e fondamentali per l’agricoltura per il servizio di impollinazione degli alberi da frutto – sottolinea Coldiretti regionale – le api devono fare i conti sempre più frequentemente con i violenti mutamenti climatici che ne frenano l’opera mettendone a rischio la stessa sopravvivenza e con essa quella di un settore che nella sola Emilia-Romagna, secondo i dati dell’Anagrafe dell’Apicoltura del ministero della Salute, conta circa 3.400 apicoltori, per un totale di più di 135 mila alveari. A Piacenza gli apicoltori sono circa 350 su oltre 10mila alveari.

L’andamento ‘a singhiozzo’ della produzione italiana negli ultimi anni – rileva Coldiretti Emilia Romagna – ha favorito le importazioni di miele. Per non cadere nell’inganno dei prodotti stranieri spacciati per nazionali e garantire un futuro alle api italiani il consiglio di Coldiretti è di verificare con attenzione l’origine in etichetta oppure di rivolgersi direttamente ai produttori nelle aziende agricole, negli agriturismi o nei mercati di Campagna Amica.

La parola Italia deve essere obbligatoriamente presente sulle confezioni di miele raccolto interamente sul territorio nazionale, mentre nel caso in cui il miele provenga da più Paesi dell’Unione Europea, l’etichetta – continua Coldiretti – deve riportare l’indicazione “miscela di mieli originari della UE”; se invece proviene da Paesi extracomunitari deve esserci la scritta “miscela di mieli non originari della UE”, mentre se si tratta di un mix va scritto “miscela di mieli originari e non originari della UE”.

“A garanzia del consumatore – conclude Pinchetti – c’è anche il sigillo miele piacentino sui prodotti locali”.

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