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Migrazioni tra realtà e paure. “Nostri timori frutto di una realtà difficile da capire” foto

Il fenomeno delle migrazioni tra realtà e paure. Su questa linea di confine si è mosso il convegno organizzato da Filctem Cgil in collaborazione con Cgil Piacenza e Cgil Emilia Romagna.

Un’occasione di riflessione che ha messo in primo piano testimonianze e contributi di alto profilo, nel contesto del campus Raineri Marcora di Piacenza.

Tra gli ospiti: Prof. Maurizio Ambrosini, giusrista e sociologo, Elisabetta Gualmini, vicepresidente Regione Emilia-Romagna; Patrizia Barbieri, sindaco Piacenza, Francesco Rolleri, presidente Provincia Piacenza, Giuseppe Chiodaroli, Caritas, Yassine Baradai, segretario Ucoii, Selly Kane, responsabile immigrazione Cgil nazionale; Luigi Giove, segretario Cgil ER, Maritria Coi, Filctem ER, Fiorella Prodi, Cgil ER, Gianluca Zilocchi, segretario Cgil Piacenza, Massimo Tarenchi, Filctem Piacenza, Moustapha Mansar, Rsu di Piacenza; Josè Molina Espinosa, Rsu Forlì, Olga Vascan, Rsu Parma, Mattia Motta, segreteria Fnsi

Un contributo importante è arrivato Maurizio Ambrosini, giurista e sociologo che ha parlato di stereotipi e luoghi comuni.

“Immigrato è chi lascia il proprio paese di origine per vivere in un altro, per un certo periodo di tempo. Però noi non chiamiamo immigrati i provenienti da paesi ricchi o persone abbienti. Così come nessuno definisce extracomunitario uno svizzero, mentre viene apostrofato così chi viene dalla Romania, nazione che pure fa parte dell’Unione Europea. Diciamo che – commenta Ambrosini – la ricchezza sbianca, e che si è “extra” rispetto a una comunità di benessere occidentale in cui ci riconosciamo”.

“Gli immigrati sono in una conduzione di doppia alterità: sono stranieri e poveri. Il significato è svalutativo e minaccioso, e uno volta veniva applicato a chi, dal Meridione, si recava al nord per lavorare.  A loro si muovevano le stesse obiezioni: aumentano la criminalità, non hanno voglia di lavorare e vivono di aiuti statali. Ora il senso di minaccia è acuito dalla percezione di super diversità degli immigrati, che parlano una lingua diversa e hanno un aspetto diverso, e questo dà l’idea si un mondo sempre più difficile da capire e da controllare”.

“La rappresentazione attuale ci dà l’immagine di una immigrazione in aumento drammatico, composta per lo più da uomini, di origine africana e mediorientale, di religione musulmana e richiedenti asilo. In realtà – spiega Ambrosini – gli stranieri che si trasferiscono in Italia sono a maggioranza europea, si tratta di donne di religione cristiana in cerca di lavoro o per ricongiungimenti familiari”.

“Nei sondaggi gli italiani sovrastimano il numero di immigrati e residenti asili, percezione è al 26 contro il 9% effettivo in Italia. Idem per l’aiuto che ricevono, i 2,4 milioni di stranieri occupati pagano tasse e contributi. Lo Stato italiano riceve più di quanto spende” sottolinea Ambrosini.

Le migrazioni sono una conseguenza della povertà? Anche questo, dice il sociologo, è un falso mito che va smontato. “I migranti non provengono dai paesi più poveri, in Italia le nazionalità prevalenti sono romena, albanese, marocchina, cinese, ucraina, filippine. Non si tratta poi di persone povere, perché occorrono risorse per venire qui”.

L’aiuto allo sviluppo scoraggia le immigrazioni? Il classico “aiutiamoli a casa loro” potrebbe essere efficace? “Non nell’immediato – sottolinea Ambrosini -: dovremmo aiutare i paesi intermedi, le classi medie. Il discorso dell’aiuto come alternativa all’emigrazione, poi, trascura i nostri fabbisogni di manodopera e in un primo tempo poi l’aiuto allo sviluppo potrebbe incentivare le partenze”.

I rifugiati ci stanno invadendo? “In tutto il mondo sono 71,4 milioni, di questi 39,1 vengono accolti in zone più sicure del loro paesi. Gli altri 19,9 sono rifugiati internazionali,  e il 3,2 richiedenti asilo. Di questo totale, 84% sono accolti da paesi in via di sviluppo. Il 26 per cento nei paesi più poveri”.

I primi 7 Paesi per numero di rifugiati sono la Turchia, il Pakistan, l’Uganda, il Libano, l’Iran, la Germania e il Bangladesh.

Sono solo i Paesi ricchi ad accogliere? “Il Libano accoglie 169 profughi per mille abitanti, Svezia e Malta 30. L’Italia 6″.

La giornata è poi proseguita con un buffet multietnico, curato dagli studenti del Raineri Marcora, e con una “performance” di integrazione con una sfilata di abiti prodotti dai rifugiati e richiedenti asilo del laboratorio di sartoria dell’associazione Vicini d’istanti.

 

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