PiacenzaSera.it -  Notizie in tempo reale, news a Piacenza, cronaca, politica, economia, sport, cultura, spettacolo, eventi ...

Satiri Di Storie Festival: una sfida al pensiero a colpi di eleganza e ironia foto

Una ventata di freschezza e originalità per la città di Piacenza. Rassegna culturale che intende valorizzare e promuovere le forme espressive della satira e del mondo comico ad alto livello, Satiri di Storie Festival, quest’anno alla sua seconda edizione, si è rivelato un successo superiore alle aspettative.

A organizzare la manifestazione, terminata la sera di sabato 8 settembre, è stata la direttrice artistica Letizia Bravi, che recita anche fuori Piacenza e ha lavorato con Maurizio Crozza.

Numerose istituzioni (bando comunale Giovani Progetti, Fondazione di Piacenza e Vigevano, Banca di Piacenza) e sponsor hanno sostenuto e reso possibile l’evento; un festival che ha registrato sold out di pubblico per tutta la sua durata.

Dopo l’anteprima di domenica 2 settembre all’Arena Daturi con la proiezione di “Si muore tutti democristiani”, primo film del collettivo milanese di video-maker “Il terzo segreto di Satira”, il festival e i suoi comici hanno invaso il centro storico della città nelle giornate del 7 e dell’8 settembre, con lo humor e l’arguzia di chi vuole colpire con leggerezza.

Un percorso a tappe dalla Ricci Oddi a Palazzo Galli con Letizia Bravi, Umberto Petrarca, Tiziano Cannas Aghedu. Grazie all’estro di Emanuele Villa, i comici sono diventati personaggi del passato realmente esistiti, calati nei luoghi della Piacenza storica.

Con leggerezza intelligente si sono confrontati sulla Piacenza (e l’italia) di ieri, che non è poi tanto diversa da quella di oggi. Ne hanno rivelato legami e paradossi; contraddizioni, antinomie. Fanno riflettere sorridendo, e scongiurano il pericolo di annoiare.

La sera del 7 settembre è arrivato in Fondazione di Piacenza e Vigevano, gremita senza più un posto libero, l’ospite di punta del Festival: il genietto satirico friulano, e milanese d’adozione, Paolo Rossi, apparentemente sempre in scena per caso, accompagnato alla chitarra da Emanuele dell’Acquila.

Fuori posto e fuori luogo per definizione, in realtà maestro dell’improvvisazione, Rossi ha portato sul palco la vita l’esperienza e la politica; con sguardo ironico, beffardo, mordace. Forte dell’esempio di Iannacci, Gaber e Fo: grandi maestri di una vita. L’applauso scrosciante del pubblico a fine spettacolo ha sancito il successo della serata.

È tornato Il terzo segreto di Satira la sera dell’8 settembre, a chiudere la rassegna. Al Caffè letterario Baciccicia di via Dionigi Carli, il collettivo milanese ha alternato la proiezione dei propri video sul web a sketch live inediti. Una satira la loro, che mette in discussione gli elettori prima ancora dei politici, in modo trasversale. Sketch intelligenti e sempre colmi di riferimenti alle piccole cose del quotidiano, amate e odiate, attraverso il ritratto della mentalità italiana.

“Credo molto nel valore e nell’importanza della Satira come momento di riflessione condivisa e serena (perché ironica) della politica, la quale finalmente viene affrontata non a muso duro, o in dibattiti polemici, ma con eleganza e umorismo- ha detto alla fine della rassegna Letizia Bravi-. Il festival è notevolmente cresciuto rispetto allo scorso anno e questo grazie a un ulteriore contributo e sostegno da parte delle istituzioni piacentine e degli sponsor. Per fare le cose in grande e bene, non c’è storia: servono i fondi”.

“Auspico che il Festival possa crescere sempre di più e che le Istituzioni e i piacentini possano rendersi conto dell’importanza di rendere la nostra città il polo ufficiale della Satira, sia in termini di visibilità e prestigio, sia in termini economici. Mi immagino possa diventare quello che è per Modena il Festival della Filosofia (ad esempio) e vedere le vie del centro gremite di gente per vedere Antonio Albanese, Paola Cortellesi, Corrado Guzzanti…e chi più ne ha più ne metta”.

“E’ per me una gioia vedere tutte queste persone che hanno popolato e seguito quest’anno il Festival lasciarsi andare in una bella risata. Credo che i piacentini, nonostante un’iniziale freddezza e diffidenza, covino in realtà il bisogno e il desiderio di togliere per un po’ la maschera del brontolone e ridere a piena voce”.

Commenti

L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori. Il contenuto di questo commento esprime il pensiero dell'autore e non rappresenta la linea editoriale di PiacenzaSera.it, che rimane autonoma e indipendente. I messaggi inclusi nei commenti non sono testi giornalistici, ma post inviati dai singoli lettori che possono essere automaticamente pubblicati senza filtro preventivo. I commenti che includano uno o più link a siti esterni verranno rimossi in automatico dal sistema.