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Città “smart”, Piacenza 41esima: mobilità sostenibile ok, male la gestione rifiuti

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Piacenza al 41esimo posto tra le città “smart” in Italia, in una classifica che vede tre città dell’Emilia Romagna (Bologna, Parma e Reggio Emilia) nella top ten.

I risultati emergono da “ICity Rate 2018“, il rapporto annuale realizzato da FPA, per fotografare la situazione delle città italiane nel percorso per diventare “smart”, ovvero più vicine ai bisogni dei cittadini, più inclusive, più vivibili.

FPA ha individuato e analizzato 15 dimensioni urbane che in ambito nazionale e internazionale definiscono traguardi per le città (occupazione, ricerca e innovazione, solidità economica, trasformazione digitale, energia, partecipazione civile, inclusione sociale, istruzione, attrattività turistico-culturale, rifiuti, sicurezza e legalità, mobilità sostenibile, verde urbano, suolo e territorio, acqua e aria).

Le dimensioni tengono insieme 107 indicatori che, aggregati nell’indice finale ICity index, consentono di stilare la classifica finale tra 107 comuni capoluogo. Poiché è impossibile progettare e governare delle Smart City senza tener conto degli obiettivi di sostenibilità introdotti dall’Agenda 2030 dell’ONU, FPA li considera nella sua analisi fin dalla scorsa edizione.

Nel ranking nazionale si conferma in testa Milano, seguita da Firenze e Bologna. Bene alcune città medie di qualità, come Trento, Bergamo, Parma, Pisa e Reggio Emilia. Male il Sud: le ultime venti città sono tutte meridionali. Roma migliora, ma solo 15ª.

PIACENZA – Scorrendo fra gli indicatori, Piacenza fa segnare il risultato migliore nell’ambito della “mobilità sostenibile” (nono posto assoluto), il peggiore nella “gestione rifiuti urbani“, che comprende la percentuale di raccolta differenziata e la produzione per abitante (86esimo posto); non particolarmente brillante il risultato in “sicurezza e legalità” (74esimo posto).

Fra gli altri ambiti: 39esimo posto per “qualità dell’acqua e dell’aria”, 66esimo per il “verde urbano”, 62esimo per “suolo e territorio”, 18esimo per “solidità economica”, 37esimo per “lavoro”, 41esimo per “innovazione e ricerca”, 33esimo per “istruzione”, 41esimo per “attrattività turistica”.

La distribuzione geografica – Le città più smart d’Italia nel 2018 si trovano al Centro-Nord: tutte le prime 21 smart city in classifica appartengono a questa area, mentre le 21 in fondo alla graduatoria si collocano al Sud e Isole.

Un divario che, se si considera il punteggio medio delle prime e delle ultime classificate, in un anno è cresciuto di 15 punti (da 250 a 265), e di 17 punti se si considerano solo le prime e le ultime dieci città (da 115 a 132). Il gap non riguarda soltanto le dimensioni su cui gravano pesanti ritardi strutturali nel Mezzogiorno (occupazione, solidità economica, ricerca e innovazione), ma anche quegli ambiti, come l’energia e la trasformazione digitale, in cui ci sarebbero le opportunità per accorciare le distanze.

Gli unici ambiti in cui le città meridionali riescono a contenere il distacco e in alcuni casi ad affacciarsi ai vertici delle graduatorie nazionali sono quelli ambientali (verde urbano, suolo e territorio e soprattutto acqua e aria).

Nella top ten c’è una forte componente di città medie. Alcune confermano i già ottimi piazzamenti dello scorso anno migliorandoli: Trento, passata dal quinto al quarto posto e prima nella gestione dei rifiuti, Bergamo, che sale dalla sesta alla quinta posizione e ottiene la medaglia d’argento per solidità economica e di bronzo per gestione del verde urbano, e Parma, che ha guadagnato l’ottava posizione (era nona nel 2017) e il primato negli ambiti suolo e territorio e inclusione sociale.

“Dal rapporto ICity Rate 2018 emerge quanto sia cruciale il ruolo del capitale umano nel determinare il posizionamento complessivo delle città – afferma Gianni Dominici, Direttore Generale di FPA –. Le tre città leader nella classifica generale, Milano, Firenze e Bologna, infatti, lo sono anche negli ambiti trasformazione digitale e lavoro, e si collocano al vertice anche nelle dimensioni istruzione, attrattività turistico-culturale e partecipazione civile, risultati che in parte riflettono e in parte determinano il loro superiore dinamismo”.

“D’altra parte, però, è altrettanto chiaro che la sostenibilità sia un obiettivo ancora lontano per le città italiane, anche per quelle più avanzate nello sviluppo della smart city, che appaiono in difficoltà nella gestione e conservazione della qualità dell’aria e dell’acqua, dei rifiuti e del territorio”.

“Le città leader devono perciò impegnarsi maggiormente su questi versanti, dove nei prossimi anni saranno proprio le nuove tecnologie basate sull’elaborazione e l’utilizzo dei dati prodotti dagli strumenti di sensoristica intelligente a offrire nuove opportunità di governo responsabile e rispondente”.

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