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Le Rubriche di PiacenzaSera.it - Universi

Donare è “controcorrente”. Universi racconta la Giornata alla Cattolica foto

Roberta Capannini e Micaela Ghisoni della redazione di “Universi” hanno seguito la Giornata del Dono all’Università Cattolica di Piacenza. Don Antonio Mazzi e Simona Atzori i due ospiti d’eccezione della manifestazione organizzata insieme al mondo del volontariato e allo Svep, con un’attenzione particolare alla dimensione del donare.

Roberta ci riporta le sue impressioni sulla giornata, mentre Micaela si sofferma sulle parole di Don Mazzi e intervista Marta Consonni del Cip, il comitato paralimpico italiano di Piacenza, presente alla manifestazione. Ecco i loro racconti.

Ricevo una telefonata che mi invita a partecipare il giorno dopo, giovedì 4 ottobre, alla Giornata del Dono organizzata dall’Università Cattolica di Piacenza in collaborazione con lo Svep. Incuriosita decido di andare.

Nell’Auditorium sono presenti diverse personalità fra cui il direttore di sede e i presidi delle varie facoltà che presentano brevemente l’incontro.

In particolare la prof.ssa Fellegara parla dell’importanza della “relazione con gli altri”, che è fondamentale anche se può essere difficile perché gli altri si esprimono in tanti modi diversi mentre il dott. Pati ci presenta il dono attraverso i concetti di gratuità, relazione e crescita.

Quello che mi ha colpito di più invece del successivo intervento di Don Mazzi, ospite della giornata, è stato il concetto della necessità di una cultura controcorrente che non si basi solo sul ricevere ma anche sul dare, non come un’eccezione ma come modo di vita, direi molto difficile ai nostri giorni.

Fra le sessioni parallele ho scelto, quasi per caso, di seguire “Il dono delle abilità” in cui sono state proposte le testimonianze di Pizzaut, Assofa, Aias e Cip a cui si sono associati i rappresentanti de La Matita Parlante e di My Mentor.

In tutti gli interventi di queste associazioni è stata sottolineata l’importanza di far conoscere meglio le varie problematiche al fine di una maggiore integrazione tramite la valorizzazione delle diversità per far sentire tutte le persone alla pari.

Toccante è stata la testimonianza di Simona Atzori, nata senza le braccia, che dice: “I miei genitori hanno creduto che la mia nascita contenesse un dono. Non si sono fermati a ciò che mi mancava ma alle possibilità che si aprivano per la mia vita. Per me il dono è la vita stessa”.

Roberta Capannini

Dalla logica dell’avere alla pratica del dare: “Occorre viaggiare controcorrente per cambiare le cose”

La “Giornata del dono”? “Non serve a niente se non diventa una mentalità e una cultura di tutti”. Se la società del dare non oltrepassa quella, oggi dominante, del ricevere; perché “occorre andare controcorrente per cambiare davvero le cose”.

Questo il concetto fondamentale espresso da Don Antonio Mazzi durante la” Giornata del Dono” all’Università Cattolica di Piacenza, lo scorso 4 ottobre.

Iniziativa promossa dall’ateneo in collaborazione con Svep Centro Servizi per il volontariato di Piacenza, la giornata, rivolta a tutte le facoltà del campus piacentino, si è arricchita di appassionate testimonianze.

Quella del fondatore di “Exodus”, insegnante di vita ben prima che di teologia, una delle più significative.

“Almeno a Natale siamo tutti più buoni”- ha detto Don Mazzi agli studenti della Cattolica- Lui che non ama le distanze accademiche, preferisce il contatto ravvicinato- “Ma non basta. Dovete cambiare la società facendo del “dare” un modo di vivere e sentire quotidiano; perché siete voi giovani la speranza di domani”.

Così ha parlato al cuore degli agli studenti il “papà di tutti” come a lui stesso piace definirsi, diventato sacerdote per fare da “padre” agli sfollati dopo l’alluvione del Po negli anni ’50, più che per autentica “chiamata religiosa”.

“Io sono un grande peccatore”- continua-“ ma non mi confesso: voglio che sia Dio ad assolvermi perché ho dato agli altri per tutta la vita”.

“Noi stessi siamo un dono, desiderato dai genitori e voluto da Dio – ha spiegato il sacerdote”-. “Siamo qui per gli altri, non per noi stessi”; una logica questa che non deve essere interrotta.

Dal “dono al “perdono il passo è breve: il dono autentico porta con sé la speranza di ravvedimento anche per le azioni più terribili e la possibilità di diventare persone migliori.

“Il Vangelo è interamente improntato su esempi di dono e di perdono a chi non merita” conclude infatti Don Mazzi. A rendere davvero felici non è la ricchezza, ma la gratuità del dare senza rancore”.

Accanto alla bella testimonianza del sacerdote, decisamente fuori dagli schemi, tante altre nel mondo dell’Associazionismo e del volontariato.

Nell’ambito disabilità, la seguente intervista a Marta Consonni, referente Cip Piacenza e Provincia, spiega il modo in cui questa realtà opera sul territorio.

Ripercorra una breve storia del Cip. Perchè è stato “un dono”?

Il paralimpismo è nato in Italia negli anni ’40 grazie al lavoro e alle intuizioni del dott. Antonio Maglio. Da quel momento molto si è fatto e tanti sono stati i passaggi fino ad arrivare al 2003, anno in cui lo stato ha istituito con la Legge n.189 il Comitato Italiano Paralimpico. Grazie all’approvazione della Legge n.124/15 del 2015, Cip ha poi ottenuto il riconoscimento formale di Ente pubblico per lo sport praticato da persone disabili, alla stregua del Coni, mantenendo però il ruolo di Confederazione delle Federazioni delle Discipline Sportive Paralimpiche.
Una svolta epocale il Cip, che ha portato a equiparare le potenzialità delle persone disabili con quelle dei normodotati.

Quali sono quindi gli ambiti e gli obiettivi Cip? Quale il ruolo da Lei ricoperto?

Il Cip mira a garantire il diritto allo sport in tutte le sue espressioni, promuovendo l’avviamento alla pratica sportiva a livello territoriale per disabili in ogni fascia di età e di popolazione, affinchè ciascun individuo abbia l’opportunità di migliorare il proprio benessere psico-fisico, attraverso lo sport, quale strumento di recupero, di crescita personale, culturale e fisica.

Quale referente- scuole della provincia di Piacenza mi occupo di organizzare tutti i progetti sportivi delle classi in cui vi sia almeno un disabile, in scuole primarie e secondarie di primo e secondo grado. Come tecnico Cip per la danza sportiva insegno questa disciplina anche nei centri territoriali per disabili adulti.

L’attività integrata tra disabili e normodotati è particolarmente importante per migliorare la socializzazione reciproca.

Il “donare” cosa significa per Lei? Cosa rappresenta lo sport per i ragazzi del Cip?

In questo ambito donare significa mettere a disposizione dei disabili professionalità ed esperienza, perché possano migliorare la loro condizione psico-fisica attraverso lo sport. Partiamo dal concetto che bisogna sempre concentrarsi sulle potenzialità residue del soggetto, non su ciò che gli manca. Questo cambia totalmente il punto di vista di chi interagisce e lavora con i portatori di handicap.

Aias ha parlato di “donazione e integrazione binaria” tra utenti e operatori. è accordo? Qual è il Suo punto di vista?

Sono perfettamente d’accordo: il processo di interscambio emotivo che si crea è ineguagliabile. Un’esperienza arricchente dal punto di vista tecnico e personale, tanto che spesso mi chiedo chi ha insegnato a chi…

Micaela Ghisoni

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