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La musica di Ottobre, ecco la playlist di PiacenzaSera.it

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La playlist di PiacenzaSera – Ottobre 2018

1. JACK WHITE – Connected by love
https://www.youtube.com/watch?v=WyWqEFeKX2E
La prima traccia di “Boarding house reach”, terzo album – discontinuo e anarchico come mai prima d’ora, e assai contemporaneo – dell’ex White Stripes, ha un’aria quasi gospel e una strepitosa coda sinfonica, impreziosita dalle voci delle McCrary Sisters.
Intenso, inquieto, spirituale.

2. PRINCE – Mary don’t you weep
https://www.youtube.com/watch?v=e5-HEBGPzFM
C’è chi il blues lo fa a pezzi, come White, e chi lo rispetta: ecco un giovane e inedito Prince (scomodato da molti nel recensire il nuovo Jack White), solo nel suo studio (cit. Smog), il suo pianoforte e il microfono aperto, intonare uno spiritual di inizio Novecento. Da pelle d’oca.

3. THOM YORKE – Suspirium
https://www.youtube.com/watch?v=BTZl9KMjbrU
Se l’inedito di Prince chiude – non senza polemiche – ” BlacKkKlansman” di Spike Lee, l’ex Radiohead firma la soundtrack di “Suspiria”, il remake da Dario Argento portato con successo da Luca Guadagnino alla 75esima Mostra del Festival di Venezia. Yorke temeva il paragone con i Goblin, ma alla fine ha accettato: “C’è una cosa che ho trovato interessante nella colonna sonora originale: la ripetizione di un motivo, ancora e ancora e ancora. Parte della tua testa ti diceva ‘per favore, non voglio più ascoltarlo’ e questo è davvero grandioso”. È una ballata per piano e flauto, per la quale è stata addirittura scomodata “Pyramid song”. Forse un po’ a sproposito.

4. KURT VILE – Bassackwards
https://www.youtube.com/watch?v=pOFWHty4XFQ
Il più sbilenco e psichedelico dei cantautori del nostro tempo torna con un’altra delle sue interminabili ballate naif, dall’andamento insolente e indolente: il titolo del pezzo, tradotto, suona come: “estremamente mal concepito (o eseguito)”…
Il nuovo maestro del loop.

5. LOW – Quorum
https://www.youtube.com/watch?v=1z1ETYnTB7Y
The end, nel vero senso della parola. Dal nuovo Low, capolavoro tenebroso e intenso, da fine del mondo, tra “paesaggi” duri e inospitali. C’era una volta lo slowcore. Ora, l’apocalisse.
(In alternativa, “Disarray”: l’unico – flebile, molto flebile – squarcio di luce).

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