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L’isolamento (reale) nell’era dell’iper – connessione virtuale, incontro con lo scrittore Bosonetto foto

“Libri o smartphone”? La connessione con cellulare o social network avvicina davvero le persone? E lo smartphone è strumento veramente indispensabile nella vita di ognuno? Senz’altro molto utile, può diventare una vera e propria dipendenza se usato smodatamente.

Una schiavitù che isola dal mondo, anziché includere, inibendo piacere e sfumature delle relazioni faccia a faccia.

Questi i temi affrontati presso la biblioteca Passerini Landi di Piacenza durante l’incontro con l’insegnante e scrittore Marco Bosonetto.

Nell’ambito della rassegna culturale “Cerchincittà”, parte di “Giovani Culture itineranti festival” e di “Energie diffuse”, trenta poltroncine erano disposte in cerchio nel cortile piccolo della biblioteca affinché i presenti potessero condividere insieme il racconto “La regina dei selfie”, ideato a scuola dallo scrittore piacentino insieme ad alcuni studenti, durante un laboratorio di scrittura creativa.

Un racconto sul problema della smartphone-dipendenza, che oggi può toccare tutti: giovani, adulti, persino bambini. Un brano iperbolico con tratti fantastici nel sogno della protagonista Serena, ma un rischio possibile per ognuno di noi: iper-connessi, ma più soli, intimiditi, poco capaci di gestire il confronto reale.

Tre ragazzi dell’associazione teatrale “Filo di Arianna” di Cortemaggiore si sono alternati nella lettura del brano, inframmezzata dagli interventi contestuali e critici dello scrittore, che tenevano sempre viva la riflessione.

“Alberto Esse mi ha contattato per Cerchincittà, pensando inizialmente di proporre una riflessione sul mio ultimo libro “Il bacio della dea montagna”, con protagonista uno scrittore smartphone-dipendente. Per questo l’incontro si intitola “Libri o smartphone” – spiega Marco Bosonetto.

“Io ho invece voluto portare al pubblico questo racconto nato da un laboratorio di scrittura, proposto ad alcuni miei studenti di quarta liceo Colombini nell’anno accademico 2017- 2018. Un brano immediato, adatto alla condivisione collettiva e interattiva”.

Serena, la protagonista del testo “vive con e per lo smartphone”, unico oggetto di desiderio, centro assoluto dei suoi pensieri; con tutti i “like”, i followers”, i selfie e i commenti d’ammirazione che per lei, diva del Liceo, la connessione ininterrotta comporta. Le persone sono solo “invisibili fastidi” a cui non badare.

Catapultata d’improvviso in un mondo dove i cellulari non esistono, lo stesso di sempre, ma senza smartphone, Serena vivrà in in un incubo, almeno fino a quando non scoprirà la bellezza ineguagliabile dei rapporti faccia a faccia, mai assaporata prima di allora. Tutto poi cambierà, anche nella sua vita reale.

Ad allargare la prospettiva dalla storia di Serena alla vita di tutti, sono gli interventi dello scrittore, accompagnamento e corredo della lettura. Riflessioni preziose, penalizzate purtroppo da un’acustica scadente.

“Quanti adulti hanno oggi testa e occhi sul telefono per gran parte della giornata?” – così Bosonetto ha provocatoriamente incalzato i presenti, riportando un dato allarmante. “Tocchiamo i nostri smartphone dalle 3000 alle 5000 volte in un giorno, anche solo per verificare notifiche o contatti ricevuti”.

“Si sentono ragazzini dire: “Mia madre non mi ascolta mai perché sta sempre sui social” – è intervenuta dal pubblico un’insegnante. Impressionante a pensarlo, eppure non tanto raro; un abuso tecnologico che “detta regole e agenda del giorno, complicando la vita anziché favorirla” ha continuato lo scrittore piacentino.

Perfino ai parchi di divertimento sembra ormai più importante controllare costantemente lo smartphone che lasciarsi andare alla spensieratezza. È la triste verità testimoniata da un reportage realizzato in Cina da un fotografo tedesco nel 2017: espressioni tristi di individui isolati dietro uno schermo, che non vivono né condividono le emozioni del momento.

“Telefoni e tecnologia sono e devono essere strumenti utili a migliorare la vita di ciascuno – ha concluso Marco Bosonetto -, impariamo a usarli con intelligenza, non come unico mezzo di interfaccia con il mondo”.

Un tema fortemente attuale che avrebbe meritato un pubblico ben più ampio, per quell’educazione alla consapevolezza che sola può generare cambiamento.

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