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“Quarant’anni di apertura mentale” Il convegno per l’anniversario della riforma Basaglia foto

Quarant’anni di apertura mentale da difendere con forza, ma anche da portare avanti e rinnovare con importanti sfide future.

Questo il messaggio vigoroso emerso durante i lavori organizzati dal Dipartimento di Salute mentale e Dipendenze psicopatologiche di Piacenza il 21 e il 22 settembre al Salone degli Arazzi del Collegio Alberoni, per omaggiare l’anniversario della legge 180 (nota come legge Basaglia), entrata in vigore nel 1978.

Due convegni con contributi ad alto profilo, forniti da diversi psichiatri specialisti che hanno mosso le loro riflessioni tra tempo presente, sguardo al passato e prospettive future.

Spostando l’angolazione “da 180 a 360 gradi” la prima giornata, dal taglio tecnico e di ambito anche regionale, si è preoccupata di evidenziare i bisogni emergenti della salute mentale. La seconda invece, più focalizzata sulla dimensione locale, ha voluto valutare il successo della Riforma Basaglia, in particolare a Piacenza.

“Crescono costantemente le richieste di presa in carico ai centri di salute mentale, indice che la sofferenza psichica è in drammatico aumento”- ha fatto notare a inizio lavori il dottor Giuliano Limonta, direttore del dipartimento di Salute mentale di Piacenza, presente sia in veste di relatore, sia di moderatore dei due convegni.

“E’ però la fascia da 0 a 25 anni quella in cui si registrano le impennate maggiori e i disturbi più subdoli- ha continuato l’esperto. Il temporaneo calo attorno ai vent’anni di prese in carico presso i servizi territoriali di igiene mentale è dovuto alla reticenza nel chiedere aiuto piuttosto che ad una reale diminuzione dei disturbi.

Quattrocentomila i pazienti da 0 ai 18 anni iscritti oggi all’Uonpia di Piacenza (Unità operativa neuropsichiatria infanzia e adolescenza), contro i 1450 presenti alla nascita dei nuovi servizi territoriali frutto della “rivoluzione di velluto” sancita nel 1977 dalla legge Falcucci, prodromo dell’imminente Riforma Basaglia.

Psichiatria dell’infanzia e dell’adolescenza, nuove dipendenze psico-patologiche (da sostanze, rete, gioco d’azzardo), clinica transculturale sono le nuove frontiere della salute mentale da percorre.

Limonta

Problemi emergenti a cui devono corrispondere nuovi progetti e obiettivi. “Psichiatria di collegamento anche per infanzia e adolescenza” con pediatri e assistenti sociali; una clinica transculturale per giovani migranti le promesse future.

E dopo l’esaustivo quadro iniziale del dottor Limonta, arrivano gli altri interventi: gli psichiatri Paolo Stagi e Stefano Palazzi hanno fornito una prospettiva generale sull’incidenza dei disturbi, aprendo una finestra particolare sull’autismo, in netta crescita e piuttosto difficile da individuare.

È stata invece la psichiatra infantile ginevrina Dora Knauer a sottolineare l’importanza dell’attaccamento precoce e di un rapporto equilibrato tra bebè e genitori per garantire la crescita armonica del piccolo. In caso contrario un tempestivo intervento terapeutico può essere utile anche in tenera età.

Ha concluso la prima giornata Patrizia Bevilaqua, psichiatra di clinica transculturale, con un tema di grande attualità: le fragilità psichiche generate dal trauma migratorio, per sradicamento e difficoltà di integrazione sociale. Un problema la complessità dell’incontro con l’altro ormai fin troppo presente per essere ignorato, ma pieno di nodi ancora da sciogliere.

Il dibattito è poi proseguito il giorno successivo con il secondo convegno:” la 180, una riforma riuscita anche “nella pragmatica e disincanta Piacenza”. Città che ha impiegato un po’ a farsi investire dal vento rivoluzionario della nuova legge, ma poi ha aderito fino in fondo al clima di rinnovamento, compiendo passi enormi verso la tutela del malato, fino ad oggi.

Questa sostanzialmente la tesi discussa e sostenuta dagli esperti, che hanno evidenziato i molti punti di forza del sistema psichiatrico- sanitario piacentino e, più ampiamente, Italiano.

“Un fiore all’occhiello”- ha detto il sindaco Patrizia Barbieri nei saluti introduttivi- “Un vanto che tutto il mondo ci invidia, ma che non deve assolutamente cristallizzarsi su sé stesso” ha specificato il direttore generale dell’ Ausl Luca Baldino– “per rimanere un sistema dinamico in grado di affrontare esigenze multiple, in continuo mutamento.”

convegno riforma basaglia

Le strutture manicomiali precedenti alla Riforma Basaglia- hanno spiegato i relatori Mistura e Limonta, insieme ad altri colleghi protagonisti e testimoni del passaggio rivoluzionario, “sono state tradotte oggi a Piacenza e, spesso, in Italia (un processo lungo vent’anni) in una rete altamente qualificata e diversificata di servizi territoriali: centri di salute mentale, poli di urgenza e ricovero, ambulatori, centri diurni e strutture residenziali, protette o a basso trattamento assistenziale.

Un sistema complesso coadiuvato da assistenti sociali e comuni; attento alla cura, ma anche e soprattutto alla vita della persona, alla sua sfera relazionale, all’inserimento nel mondo del lavoro. Una sorta di “percorso in metropolitana” -lo ha definito ancora una volta Limonta “che cura, assiste e accompagna il paziente in modo specifico per ogni disturbo, mirando alla sua autonomia.

Centrale nell’ultima giornata l’elogio dell’ex direttore di Dipartimento Sfefano Mistura a chi, con la sua opera e il suo pensiero, ha reso tutto questo possibile: il dottor Franco Basaglia.

Umanità e professionalità del medico veneziano che con “metodo critico”, “discernimento”, “responsabilità” e “leadership” ha ridato dignità al malato (“ben più importante della malattia”) e lo ha gradualmente portato dall’occultamento alla società civile, dalla contenzione forzata al diritto di cura e di ascolto, cambiando per sempre la storia della psichiatria, hanno lasciato un segno profondo nei presenti dopo la lezione magistrale dell’ex direttore.

Due giornate sulla salute mentale, che raccontano infiniti passi avanti di una sfida in continua evoluzione.

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