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Il successo del teatro in piazza “buca la quadratura del cerchio” foto

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Piccole e brillanti pillole teatrali hanno animato domenica pomeriggio Piazza Cavalli nel cuore di Piacenza, in una spassosa carrellata da Shakesperare ad Aristofane, fino ad arrivare ai giorni nostri.

Piccolo Spin Off Satirico a cura dei comici Letizia Bravi, Davide Palla e con Tiziano Cannas alla fisarmonica, lo spettacolo “Shakespeare, Aristofane e altre brutte persone”, rientra nella rassegna culturale piacentina “Cerchiincittà”, organizzata da Alberto Esse in collaborazione con diverse Associazioni ed esponenti del settore artistico-culturale per la manifestazione cittadina “Giovani Culture itineranti festival” .

Scopo complessivo del progetto vuole essere la valorizzazione, anche nell’ambito della più ampia iniziativa regionale “Energie diffuse”, “della forma artistica ed espressiva della public art nella sua interazione con il territorio urbano”.

In questo fruttuoso contesto, un cerchio di 30 sedie ha portato la satira e il teatro a cielo aperto, in uno dei luoghi più importanti di Piacenza. Brevi e frizzanti performance teatrali costruite in modo flessibile e destrutturato, per far sentire il pubblico, posizionato anche fisicamente a stretto contatto con gli attori, partecipe allo spettacolo in prima persona.

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A spiegare un’espressione artistica che ha riscontro un successo di pubblico ben più ampio dei trenta spettatori seduti sulle sedie se moltissimi sono rimasti in piedi a godersi lo show, è la stessa bravissima attrice Letizia Bravi nell’intervista che segue:

Lo spettacolo di ieri: ” Shakespeare, Aristofane e altre brutte persone”, come è entrato a far parte della rassegna culturale piacentina “Cerchiincittà”? In che misura si collega a “Satiri di Storie Festival”?

Mi ha contattata Alberto Esse, il quale aveva assistito come spettatore a Satira DOP (spettacolo programmato nella Seconda edizione di Satiri Di Storie Festival) e ne era rimasto entusiasta. Mi ha dunque chiesto di proporre uno spettacolo comico per la sua rassegna Cerchincittà e come piacentina sono sempre aperta a nuove collaborazioni con i miei concittadini. Mi piace fare rete e cooperare con altre persone o realtà.

Lo spettacolo proposto, “Shakespeare, Aristofane e altre brutte persone” è sempre sulla scia frizzante e satirica del mio Festival, sebbene sia nato in modo estemporaneo per Cerchincittà.

Raccontare il teatro, classico e contemporaneo, in pillole. Quali gli obiettivi primari dell’iniziativa?

Innanzitutto fare cultura, avvicinare le persone al Teatro e “ingolosirli” con la speranza che poi, vadano sia a leggersi l’opera – di cui diamo appositamente per questo un assaggio – sia a vederla rappresentata. Spesso la gente non va a teatro perché pensa sia noioso o snob, noi cerchiamo di far capire che è invece un piacere, molto più divertente di quanto si immagini.

Spettacoli brillanti e flessibili, costruiti a partire dai prologhi o dagli epiloghi, per istruire divertendo, senza annoiare. Quale effetto quindi, oltre a sorriso e leggerezza, doveva suscitare nel pubblico questa estrema duttilità costruttiva?

Far conoscere l’opera. Non a caso nel Romeo e Giulietta di Davide Palla (che ha ideato questa formula teatrale con la fortunatissima “Tournée da bar”) si parte dal finale: tutti conoscono l’immenso capolavoro di William Shakespeare solo per la storia d’amore tra i due protagonisti. Dimenticando che l’opera è molto più grande, bella e profonda di così.

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Quanto conta l’improvvisazione in questo spettacolo?

Moltissimo. Spettacoli in piazza o nei locali vivono dell’improvvisazione per la loro natura stessa: le persone sono lì, a due passi da te, possono cogliere qualsiasi sfumatura, battuta o ammiccamento che fai e reagire di conseguenza. È un fuoco che si alimenta.

Tanto il teatro classico quanto quello contemporaneo affrontano temi attuali. Quali i più importanti secondo te?

I grandi temi universali parlano della nostra vita, ci toccheranno sempre proprio per questo e a mano a mano che li si colloca nella contemporaneità pungono nel vivo anche questioni ancora aperte di oggi: nello specifico, Otello (la gelosia e il femminicidio), Lisistrata (la questione femminile, quello che oggi chiameremmo – con tanto di hashtag – il #womenpower), Romeo e Giulietta (l’odio e la rivalità tra “casate” nemiche che non fa che mietere vittime). Solo per citarne alcune.

L’ultimo spettacolo, quello contemporaneo, è stato per per te il più sentito a livello personale.

Perchè? Cosa ti ha colpito di più in quella pièce? Ricordando il nome dell’autore, il tipo di opera teatrale e il legame del testo con Crozza, dipingi in poche righe la tua partecipazione psico-emotiva a questo spettacolo.

Il pezzo finale è un pezzo di stand-up comedy, vale a dire improvvisato su un canovaccio, che è nato mettendo giù alcune idee con Claudio Fois, un autore davvero molto bravo e sensibile che ho avuto modo di conoscere agli studi televisivi di La7 quando lavoravo con Crozza e che ho programmato l’anno scorso per la prima edizione del mio Festival.

Soprattutto dopo i recenti fatti di Verona, il monologo ha acquisito sempre più peso e ogni parola ha acquistato un valore e un’importanza notevole. Oggi, che alcune questioni fondamentali vengono nuovamente e purtroppo rimesse in discussione e il corpo della donna sta tornando, dopo timidi passi in avanti, a essere di proprietà di altre persone (appunto: il corpo è mio e lo gestiscono gli altri, dico nel pezzo) è stato importante per me dire quelle parole. Ed è stata importante soprattutto la condivisione di un pensiero.

Sentivo perfettamente che la questione stava premendo non solo me ma anche tutti i presenti.

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