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Aemilia, 125 condanne in primo grado. Cgil: “Grazie alla società civile per aver illuminato il processo”

“E’ stato riconosciuto un principio importante: la sola presenza di un’organizzazione mafiosa sul territorio impoverisce i diritti dei lavoratori, per questo il sindacato confederale si è costituito parte civile e vive con soddisfazione l’ultimo atto di questo percorso di giustizia”.

Gianluca Zilocchi, segretario della Camera del Lavoro di Piacenza, spiega così la sua presenza e idealmente del sindacato confederale. Che, in modo unitario, a livello regionale, si è costituito parte civile nel processo Aemilia che ha visto la sua ultima udienza mercoledì 31 ottobre, nell’aula bunker allestita al Tribunale di Reggio Emilia.

Insieme a Zilocchi una delegazione di Libera, con la referente Antonella Liotti e due contributori della pubblicazione “Mafia Off-line”, Lisa Iacopetti e Diego Di Palma, che hanno partecipato all’ultima udienza per la lettura della sentenza, che ha confermato l’impianto accusatorio ed è valsa la condanna in primo grado di 125 dei 148 imputati – la maggior parte dei quali per il reato di associazione di stampo ‘ndranghetista.

“Siamo qui per dire grazie alla società civile, studenti e associazioni per la legalità in primis, che con la loro attenzione hanno illuminato questo processo: sono tasselli necessari per sviluppare anticorpi civili per respingere i tentativi di infiltrazione della criminalità organizzata che non cesseranno con questa sentenza”.

Antonella Liotti ha portato oltre 300 studenti piacentini di diverse scuole a ‘toccare con mano’ l’ambiente giudiziario del più importante maxi-processo di mafia al Nord.

“Si tratta di una tappa fondamentale di un percorso che Libera ha fatto con gli studenti – commenta Liotti – dalla preparazione in classe, partendo dal processo “Black Monkey”, all’aula bunker di Aemilia gli studenti hanno mostrato non solo impegno e passione civile, ma una grande sensibilità per l’approfondimento dei temi della legalità con discussioni che andavano ben oltre la partecipazione al processo.

Un percorso – ha concluso Liotti – che rappresenta una vera e propria lezione di vita”.

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