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Angela Finocchiaro svela sé stessa e tutti noi con il suo Teseo

“Ho perso il filo” al Municipale: Angela Finocchiaro svela sé stessa e tutti noi con il suo Teseo

Straordinariamente diversa l’Angela Finocchiaro di “Ho perso il filo”, eppure incredibilmente riconoscibile.

Stanca dei soliti ruoli sempre uguali, nel nuovo spettacolo – applauditissimo e senza un posto libero lunedì e martedì sera al Teatro Municipale di Piacenza, l’attrice diventa Teseo, famosissimo eroe che sconfisse il Minotauro nel Labirinto di Cnosso.

L’armatura possente con cui la protagonista compare sulla scena, fa subito calare lo spettatore in un personaggio inconsueto per la Finocchiaro, ma la sua comicità stralunata e ironica, sempre in bilico tra satira e malinconia, percorre tutto lo spettacolo, rendendola anche qui l’attrice popolare che tutti amano.

Stavolta però un valore aggiunto, almeno a così alte cifre: la profondità.

Se all’inizio dello spettacolo la Finocchiaro nei panni di Teseo consegna ad uno spettatore il gomitolo dal quale dipende la sua vita, precipitando nel Labirinto di Cnosso, l’attrice sarà “uno, nessuno e centomila”, sé stessa e, insieme, tutti noi.

Inizia così, dopo la consegna del gomitolo, un viaggio visionario nel tempo e nei ricordi, tra personaggi noti e dimenticati, di cui Angela sarà la protagonista.
Percorso di crescita e iniziazione insieme, dove l’autobiografia si compenetra con la denuncia sociale.

Assalita dalle Creature magiche del labirinto -acrobati e danzatori che si librano sulle coreografie di Hervé Koubi, astro nascente della danza contemporanea- l’attrice perderà filo e armatura, smarrendo consapevolezza della propria identità.

Nel riscoprire sé stessa attraverso diverse tappe rivissute della propria vita, la protagonista si rivelerà l’esatto opposto dell’errore impavido e coraggioso: un antieroe per eccelenza, costretto a fare i conti con paure ed egoismi passati e presenti specchio dei molti vizi e delle poche virtù, in cui la società contemporanea può riconoscersi.

Uno spettacolo che si gioca tutto sulla sottrazione delle scenografie, sul ritmo sostenuto della scrittura e infine sul rapporto tra diversi linguaggi. Il monologo della Finocchiaro si inserisce infatti nella danza, nel gesto primitivo e arcano degli acrobati, le Creature magiche del labirinto che per tutto il tempo dello spettacolo la stuzzicano, la sbattacchiano, la frullano come frappè.

Una Finocchiaro cameleontica, che non solo diverte e fa riflettere (unendo alla parola il gioco beffardo), ma prende parte anche lei a danze, canti e acrobazie mai visti prima per catturare il pubblico.

E ci riesce.
Lente di ingrandimento sull’universo interiore di ognuno e radiografia della società contemporanea, “Ho perso il fio dovrebbe essere visto da tutti, giovani e adulti.

 

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