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Da Beethoven ai giorni nostri nel primo appuntamento delle “Matinées” del Nicolini foto

Eterogenea programmazione per il concerto inaugurale delle “Matinées” del Conservatorio Nicolini.

Domenica l’apertura è stata affidata al Trio Pakosky – Paolo Costanzo (violino), Darko Jovanovic (clarinetto), Keiko Yazawa (pianoforte), con la partecipazione del M° Marco Decimo – che ha eseguito “Meditation and Round Dance (Kolo)” di Aleksandar Sedlar, compositore serbo, classe 1982.

A una prima parte, più raccolta, è seguito un movimento vivace dal sapore folkloristico (“kolo” è infatti una danza tradizionale di gruppo, popolare anche in Serbia, dal ritmo piuttosto vivace).

Il momento successivo è stato dedicato alla premiazione degli studenti vincitori della borsa di studio “Trio Pakosky”, indetta dall’Associazione Musicale Mikrokosmos: la presidente Paola Pedrazzini ha così premiato Miljan Minic (clarinetto), Simone Ceppetelli (violoncello), Volha Karmyzava (pianoforte), ringraziando l’Associazione Mikrokosmos, da anni attiva nella promozione professionale degli studenti del Conservatorio, sottolineando contestualmente l’importanza non solo pratica ma anche formativa di questo tipo di iniziativa.

Spazio poi alla musica, con un salto temporale all’indietro, verso toni più galanti: i tre studenti vincitori hanno eseguito il Trio n. 4 “Gassenhauer” op. 11 in Si bemolle maggiore di Ludwig van Beethoven. Composta tra il 1797 e il 1798, dedicata alla contessa Von Thun, è un’opera articolata nei tre canonici movimenti – allegro, adagio, tema con variazione – che i ragazzi hanno reso con spiccata scorrevolezza.

Dopo il primo tematicamente compatto e il secondo caratterizzato da grande lirismo, si giunge al movimento finale famoso – oggi come allora – in quanto omaggio di Beethoven ad una melodia dell’epoca molto popolare, l’aria “Pria ch’io l’impegno” dall’opera “L’Amor marinaro” di Joseph Weigl, del 1797 (da cui il titolo con cui già all’epoca veniva chiamato il trio: “gassenhauer” cioè “canzonetta”, con accezione “in voga”).

La conclusione del concerto è stata all’insegna della contemporaneità; sul palco nuovamente il Trio Pakosky con la partecipazione del M° Marco Decimo e di Marta Castelnuovo (violoncelli), Simone Allegri (marimba). Protagonista “Two Serbian Dances”, composizione dello stesso M° Decimo scritta nel 2012 in occasione dei concerti “Alla ricerca di Ihatòbu” in Giappone (a Tokyo e Osaka), appositamente creata per contemplare l’intero organico allora in tournée, appunto il Trio Pakosky e il M° Decimo, con un ulteriore violoncello e marimba.

Elaborazione musicale – suddivisa in due brani – di grande gusto e concetto, che si allontana dall’armonia classica per utilizzare modi tipici della tradizione armena, contemplando anche momenti di improvvisazione.

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