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Dall’Italia della ricostruzione al Paese della rassegnazione, Cazzullo “Ritroviamo la fiducia perduta”

Nostalgia di un’Italia migliore? No. Solo bisogno di rinnovata energia.

Di riscoprire quel vitalismo indomito che ha permesso la rinascita di una nazione a pezzi appena 70 fa, oggi pericolosamente oscurato dal torpore collettivo.

Potrebbe sintetizzarsi così l’appello lanciato da Aldo Cazzullo agli italiani (soprattutto ai giovani) nel suo ultimo libro, “Giuro che non avrò più fame!”, presentato alla Fondazione di Piacenza e Vigevano lo scorso 22 novembre.

Anche oggi siamo un “Paese da ricostruire” scrive l’autore- inviato ed editorialista al Corriere della sera.

La lunga crisi economica ha scavato un solco profondo, causando danni paragonabili ad una guerra.

L’Italia del 2018 non deve però fare i conti – si legge- “con le macerie materiali e morali di un paese bombardato e invaso, ma con quelle della rassegnazione; per provare a sconfiggere l’idea inaccettabile che essere italiani sia diventata una sfortuna”.

Intorno a questo concetto fondamentale l’ultimo libro di Aldo Cazzullo prende forma.

A presentarlo nell’Auditorium piacentino Giangiacomo Schiavi, ex vicedirettore del Corriere.

Uno scambio vivace di considerazioni tra colleghi, interrotto a tratti dalle brillanti letture del testo di Umberto Petranca, che hanno coinvolto il folto pubblico presente.

“Sono anni formidabili quelli che Aldo racconta nel suo libro, spesso dimenticati”- ha esordito Schiavi.
Nel tempo smarrito della rete, del narcisismo e dell’effimero, Cazzullo prova a ridare la rotta, fornendo nell’esempio passato un modello per il presente.

“Mi piace definire Aldo un palombaro sociale” -continua Schiavi-: “perché lui, come pochi altri, si immerge sott’acqua per cercare in ogni tempo ciò che gli altri non vedono”.

Cultura del giornalista, passione dello storico e fervore civile si uniscono nei suoi scritti per incidere sulle storture dell’attualità e promuovere il cambiamento.

Così in “Giuro che non avrò più fame!”, arguto parallelo tra Italia di ieri e di oggi che diventa uno straordinario affresco del dopoguerra.

“Nel ’48 non eravamo certo il Paese dei campanelli” -spiega Cazzullo presentando il libro- “La società era dura, maschilista, violenta, incomparabilmente più povera di adesso; ma desiderio di riscatto e fiducia nell’avvenire hanno reso in pochi anni l’Italia una potenza mondiale”. “Eravamo più felici di adesso”.

Il racconto corale dell’autore prende vita dalla promessa collettiva del titolo- quella che tutti gli italiani hanno fatto propria sull’onda del giuramento gridato da Rossella O’Hara in “Via col Vento”.

Da li si dipana una sfilata di personaggi, storie, fatti logicamente concatenati, che hanno cambiato per sempre il volto del Paese.

Ogni riga una notizia, ogni notizia un’emozione.

Anno chiave della Ricostruzione (da scriversi con la maiuscola per importanza) è il 1948: viene assassinato Gandhi, nasce lo stato di Israele e, in Italia, è scontro tra Democrazia Cristina e Partito Comunista, dopo l’entrata in vigore della Costituzione.

È tempo di politici frugali e umani come Alcide De Gasperi, o distanti, ma lungimiranti come Palmiro Togliatti.

E qui la stoccata alla contemporaneità non tarda ad arrivare: “ I politici di ieri leggevano latino e greco; quelli di oggi giocano alla playstation e piacciono perché non sanno il congiuntivo”.
Dalla politica ai grandi ricostruttori il passo è breve: da Einaudi, a Olivetti, fino a Mettei; ma soprattutto le donne.

Protagoniste del cambiamento epocale che le ha gradualmente portate da “serve a regine”, le donne trovano il loro simbolo in Lina Merlin, con la sua battaglia storica contro le case chiuse.

Intorno gli sport nazionali: il ciclismo che si ammanta di rivalità politica con la sfida tra Coppi e Bartali; il Gran Torino e la tragedia di Valentino Mazzola.

Poi la creatività senza mezzi: la vita vera portata al cinema da Anna Magnani e un paese che, nonostante le infinite perdite subite, “ha ancora molta voglia di lavorare e ridere”.

Totò, Sordi, Macario, Govi lo raccontano.

Personaggi celebri e persone comuni, volti noti e sconosciuti di un un’Italia da non dimenticare.

E adesso?

In un’epoca dove il superfluo spegne desideri, il cattivo umore smorza la risata e l’iperconnessione crea solitudini, resta da ricostruire la fiducia in noi stessi prima di tutto; per poter cambiare il futuro.

“Possediamo un patrimonio culturale, materiale e morale unico al mondo”- conclude l’inviato del Corriere- “Dimostriamo di essere all’altezza di questa responsabilità”.

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