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Gianluca Morozzi a Profondo Giallo: “A spaziare tra i generi ho imparato da Pazienza”

Domenica 18 novembre ore 10.00, Palazzo Farnese, Gianluca Morozzi presenta nell’ambito del Festival Profondo Giallo “Gli annientatori” edito da TEA. Introduce Oliviero Marchesi.

Gianluca Morozzi è un bolognese doc, classe 1971. Scrittore, fumettista, chitarrista, conduttore radiofonico, docente di scrittura creativa e chissà cos’altro ancora.

Nella sua produzione letteraria sono frequenti i riferimenti alla sua città e sue alle esperienze personali, in particolare quelle legate alla musica (è il chitarrista degli Street Legal, una tribute band che omaggia Bob Dylan) e al Bologna calcio (di cui si dichiara il più grande tifoso).

Allora Moroz, domenica 18 presenterai “Gli annientatori” nell’ambito della manifestazione profondo giallo. Ci racconti in breve da dove nasce l’idea del libro e di cosa parla?
Nasce dal giorno in cui, dieci anni fa, ho affittato un appartamento in un palazzo per scoprire di essere l’unico abitante non appartenente alla famiglia del padrone di casa.

In pratica, vivevo in un feudo altrui. Se si aggiunge che la famiglia in questione non era troppo simpatica e usava due pesi e due misure in merito a beghe quali rumori condominiali, sentirsi solo e assediato in quel contesto portava a sensazioni assai sgradevoli.

Nel romanzo ho estremizzato la situazione: Giulio Maspero, scrittore bolognese, si ritrova in piena estate nella mansarda di una casa ospitata dalla famiglia Malavolta. Poco alla volta conoscerà tutti loro, la bella Rachele, i suoi genitori, sua sorella col marito, l’anziano nonno. Ma quale misterioso Malavolta abita nel sesto appartamento?

Ci sono legami o affinità con “Balckout”, il thriller claustrofobico che nel 2004 ti ha fatto conoscere al grande pubblico?
L’atmosfera, anche se quella di Blackout è oppressiva fin da subito, mentre qui striscia tra le pagine per esplodere nel finale. La Bologna di quelle due settimane d’agosto in cui per una volta tutto si ferma, i locali chiudono, la gente è in vacanza, e tutto può accadere.

Tu hai esordito nel 2001 con “Despero”, romanzo giovanilistico a forti tinte rock, fino ad arrivare appunto a “Gli annientatori”. In mezzo tantissime storie, definirti prolifico sarebbe riduttivo (su Wikipedia conto ben 37 libri!). Ci descrivi un po’ il tuo percorso editoriale?
Ho iniziato con il quasi mitico editore Fernandel di Ravenna e, come dicevi, con questo romanzo musical/sentimentale uscito, giusto per essere sicuro di passare inosservato, il 12 settembre 2001. Col quinto romanzo, Blackout, ho iniziato una lunga collaborazione con Guanda pur senza abbandonare Fernandel.

Poi, dopo vari romanzi e fumetti con editori quali Mondadori, Castelvecchi, Pendragon (per il quale sto pubblicando la saga dell’Uomo Liscio, arrivata al secondo volume), dopo Lo specchio nero, ultimo romanzo Guanda, sono rimasto in famiglia passando a Tea.

La tua biografia oscilla tra storie giovanilistiche intrise di ironia (grottesche, surreali, totalmente fuori dai classici schemi) e thriller in bilico tra horror e noir. In quale veste ti senti più a tuo agio?
In tutte. So scrivere in diversi registri, cosa che nel mondo editoriale italiano, paradossalmente, sembra quasi un difetto. Pare che si preferiscano gli scrittori che hanno un marchio di scrittura riconoscibile e immutabile. Mi annoierebbe.

Quali sono gli autori a cui ti sei ispirato e quando hai ‘trovato’ il tuo stile?
Ho iniziato copiando Stephen King e i formidabili racconti di Paolo Villaggio. A fine anni Novanta ho imparato molti trucchi da Paolo Nori, Tondelli e Nick Hornby. Ma se devo dire qual è stata la mia stella polare, quella che mi ha portato a spaziare tra i generi, devo citare un fumettista geniale come Andrea Pazienza.

Parlaci dei tuoi progetti futuri. Ci sarà di nuovo spazio per Lajos, l’Orrido, Lobo e la Betty, gli insuperabili protagonisti del tuo grande successo “L’era del Porco”?
Il 21 marzo, sempre per Tea, uscirà “Dracula ed io”. Ci saranno quei quattro amati personaggi, che peraltro sono apparsi anche nel mio recentissimo “L’uomo liquido” (Pendragon), Dracula, che sfrutterà l’ombra dei portici bolognesi, e un mix di stili tra l’horror e il comico.

Francesco Rago
https://twitter.com/ragheika

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