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“I giorni dell’attesa”, giovedì la presentazione a Biffi Arte

La guerra e una splendida isola, la più grande dell’Egeo. Qui si svolge la vicenda raccontata da Guglielmo Longhi, giornalista della Gazzetta dello Sport con la passione per la storia. Un omaggio al padre, tenente del Genio, che a Rodi è rimasto per due anni, dal 1941 al 1943. Un periodo tormentato.

“I giorni dell’attesa”, questo il titolo del libro edito da Mursia, che l’autore presenterà da Biffi Arte giovedì 29 novembre, alle 18, insieme a Mauro Molinaroli.

Il tenente Longhi è insoddisfatto, come tanti altri soldati italiani, perché in mezzo all’Egeo si aspetta l’attacco degli inglesi. L’attesa è snervante. Per questo chiede con insistenza di essere trasferito sul fronte dove si combatte sul serio. Il fitto carteggio con le alte gerarchie del Fascismo però non ha esito: deve restare a Rodi fino all’8 settembre quando ci sarà un sanguinoso epilogo con la resa ai tedeschi.

L’autore in questo libro riprende le lettere scritte dal padre e le risposte da Roma per raccontare il senso di frustrazione di molti soldati del Regio esercito. Racconta anche la vita di tutti i giorni, i momenti di svago, l’orgoglio perché dal 1912, da quando era diventato un nostro possedimento, gli italiani (soldati e civili), avevano trasformato l’isola rendendola bella e accogliente dopo la lunga dominazione turca. Sullo sfondo il complicato rapporto con la popolazione locale, che non sempre apprezza il lavoro fatto da chi considera comunque un invasore.

Al clima di tensione, molto ben descritto nelle pagine de “I giorni dell’attesa”, si alternavano momenti di piacevole incoscienza, simile a quella che si respira nel film di Gabriele Salvatores, “Mediterraneo”. Tuttavia nelle pagine di Guglielmo Longhi incombe la tragedia. All’armistizio dell’8 settembre 1943 e al cambiamento di fronte senza indicazioni chiare per l’esercito italiano segue a Rodi come in altri teatri della guerra mondiale una reazione immediata dei tedeschi, che invece avevano ordini ben chiari. Così avvenne che settemila soldati nazisti con la forza e con l’astuzia tennero in scacco quasi 35 mila soldati italiani. Di questi undicimila affogarono nel Mar Egeo sotto gli attacchi inglesi durante il trasferimento come internati nell’Europa continentale. Lodovico Longhi finì prigioniero in Polonia, nel campo di Balia Podlaska. Qui scelse di arruolarsi come volontario nell’esercito della Repubblica sociale italiana. Finalmente arrivò per lui l’ora dell’azione. Ma sull’altro fronte c’erano altri italiani che avevano scelto di ribellarsi al fascismo.

Guglielmo Longhi (Milano 1958), giornalista professionista, vive a Milano e lavora alla «Gazzetta dello Sport» dal 1987, dopo un’esperienza di cinque anni al «Giorno». È autore de “Il vendicatore”, un giallo ambientato nel mondo del calcio. Si occupa a tempo pieno di sport, ma la passione per la storia l’ha spinto a sconfinare in un mondo nuovo. La storia raccontata in questo libro è quella di suo padre.

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