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L’infinita ricerca di “Ogni bellissima cosa”

Il gelato, la prima volta di una canzone o “le persone che cadono” possono essere un motivo per vivere? È la grande domanda a cui da voce “Ogni bellissima cosa”, monologo interattivo degli inglesi Duncan Macmillan e Johnny Donahoe , tradotto in italiano e diretto da Monica Nappo in uno spettacolo prodotto e ospitato dal 14 al 18 novembre scorso dalla Fondazione Teatro Due di Parma.

IL PROGRAMMA DELLA STAGIONE 2018/2019 di TEATRODUE

In scena Carlo De Ruggieri, chiamato ad affidare al pubblico in sala, quasi un gruppo di auto-aiuto, una sintesi non priva di ironia del “romanzo di formazione” del protagonista, scritto dalla paura della perdita e dal fantasma della depressione.

Ogni bellissima cosa

Non è però alla tragedia, intesa nel senso più comune del termine, che guarda l’opera; di temi tanto gravi e importanti si può infatti parlare, o meglio conversare, con una drammaturgia fatta di parole “semplici”, piccoli episodi quotidiani o pensieri di speranza così banali da apparire perfino naif, come un’infinita lista di piccole cose a cui aggrapparsi per continuare a esistere.

Il linguaggio e l’interpretazione “neutra” di De Ruggieri, retta senza rigidità e modulata sulle molteplici note del racconto, costruiscono la grande qualità di “Ogni bellissima cosa”, consentendo allo spettatore un avvicinamento immediato, amplificato dal ruolo di attore a cui è sollecitato a rispondere.

Il registro anglosassone della scrittura, “diversamente emotivo” rispetto al nostro contesto culturale e sapientemente conservato nella traduzione, lascia spazio solo all’essenziale (riflesso anche dall’allestimento scenico) e conduce per gradi e immagini al “senso” dello spettacolo, a cui non servono altre complessità o momenti eclatanti per innescare la riflessione e risultare profondamente toccante.

Foto di Francesco Bianchi

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