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Lo sguardo dei bambini sulla Grande Guerra, dalla mostra un concorso per le scuole

Ci sono cannoni dipinti di rosa, cappelli con la penna nera degli Alpini, pazienti feriti in un letto d’ospedale. Ma anche bandiere tricolore, lo stemma di Piacenza e oggetti emblematici – fucili, medaglie, elmetti e bombe rudimentali – nei disegni che i bambini della classe 2° C della primaria Giordani hanno voluto inviare al sindaco di Patrizia Barbieri, dopo essere stati accolti a Palazzo Gotico dal primo cittadino, nei giorni scorsi, in occasione della loro visita alla mostra sulla Grande Guerra.

“Mi ha colpito il loro coinvolgimento emotivo, la curiosità innocente con cui – commenta il sindaco – si sono accostati ai cimeli del passato con il desiderio, autentico, di comprendere le ragioni di quella tragedia immane. Vedendolo attraverso gli occhi dei bambini ci si rende conto, fino in fondo, del valore educativo di questo allestimento, tant’è che insieme al curatore, Alessandro Centenari, abbiamo deciso di organizzare un concorso aperto alle scolaresche delle elementari che visiteranno l’esposizione”.

I dettagli saranno illustrati prossimamente in una conferenza stampa, ma l’intento dell’iniziativa, sottolinea il sindaco, “è quello di valorizzare l’esperienza dei bambini che, in molti casi per la prima volta, grazie a questi reperti e testimonianze toccanti, scoprono con l’ausilio dei loro insegnanti cosa sia la storia al di là delle pagine di un libro”.

“Restituire alla collettività le riflessioni scaturite in classe, ma innanzitutto la reazione dei ragazzi di fronte all’orrore della guerra nella sua dimensione più umana e personale, significa riconoscere anche l’attualità profonda di questa mostra nel richiamare l’importanza della pace”.

“Ringrazio quindi le maestre della 2° C della primaria Giordani e tutte le insegnanti delle varie scuole che sinora hanno accompagnato o intendono accompagnare i loro alunni a Palazzo Gotico – conclude Patrizia Barbieri – perché è anche dall’interesse e dalla partecipazione di questi bambini che è scaturita l’idea del concorso”.

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