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“Il Ponte Morandi si potrebbe riparare in tre mesi, con meno di 50 milioni” fotogallery

“Il Ponte Morandi si potrebbe riparare in tre mesi, non è crollato a causa del calcestruzzo utilizzato che ha una durata di 100 anni”.

Parole che fanno riflettere quelle utilizzate dal’ingegner Giuseppe Marchese di Federbeton (l’associazione nazionale dei produttori di calcestruzzo) in occasione del convegno di apertura delle Giornate Italiane del Calcestruzzo (GIC) a Piacenza Expo.

La manifestazione fieristica – alla sua seconda edizione – ha aperto i battenti con 245 espositori e una serie di convegni dedicati agli operatori del settore. E il primo approfondimento non poteva prescindere dal tragico crollo dell’agosto scorso e dal dibattito sullo stato delle infrastrutture pubbliche che ne è seguito.

Assenti il Ministro Toninelli e i rappresentanti (dimissionari) di Anas – nonostante gli inviti – esperti e operatori hanno cercato di rispondere all’interrogativo: “14 agosto 2018, dal crollo del viadotto Polcevera di Genova una svolta per le infrastrutture italiane?”

Le giornate del Calcestruzzo (GIC) a Piacenza Expo

Tra le relazioni più interessanti quella di Giuseppe Marchese di Federbeton che ha sottolineato: “In un paese civile il ponte Polcevera andrebbe ricostruito non sulla base delle emozioni dell’opinione pubblica, ma sulla base dei progetti e delle competenze degli esperti”.

“Se è vero che gran parte di quell’opera – ha aggiunto – non presenta grandi problemi strutturali, anche per la classe di calcestruzzo che venne utilizzata al momento della sua realizzazione, un materiale in grado di durare 100 anni secondo le nostre classificazioni, si potrebbe riparare rapidamente”.

Se fossimo in una situazione di guerra – ha fatto notare – con la necessità di ripristinare immediatamente i collegamenti, il ponte di Genova si potrebbe riparare in tre mesi e con un costo inferiore ai 50 milioni. Certo ricostruirlo da zero comporta tempi ben più lunghi e almeno due anni di lavori. Ma non dimentichiamo che una grande opera si realizza in Italia in media nell’arco 14 anni”.

E sulle cause del crollo, Marchese si è espresso con cautela: “Non ho avuto accesso alle perizie naturalmente, ma da quanto abbiamo letto il crollo non è avvenuto a causa del calcestruzzo, ma in relazione alla componente metallica, avendo ceduto uno strallo di acciaio e forse è mancata un po’ di manutenzione”.

“Certamente un’operazione di questa portata va affrontata con competenza e strumenti adeguati. Il sistema infrastrutturale italiano è figlio degli anni ’60, quando molte delle nozioni attuali si ignoravano, alcune di quelle opere sono riparabili, altre vanno messe da parte, demolite e ricostruite”.

“Possiamo riprenderci attraverso un piano nazionale sulle infrastrutture, m quello che manca è una pubblica amministrazione adeguata e soprattutto che tenga conto dei fatti e non dell’opinione pubblica”.

Giuseppe Marchese

Ad aprire i lavori l’organizzatore del GIC Fabio Potestà con una lunga relazione sullo stato dell’arte del mondo delle infrastrutture e il suo peso economico internazionale.

Potestà ha mostrato la classifica dei primi 200 contractor sulla scena mondiale nel campo delle costruzioni:  “La rivista International Construction ha pubblicato la lista dei principali operatori internazionali per fatturato, delle prime 11 imprese di costruzioni nel mondo 6 sono cinesi e tra queste ci sono le prime 4. Al quinto posto abbiamo la Vinci francese e poi la Acs spagnola.

Tra le 200 imprese, abbiamo solo sette aziende italiane, la prima è la Saipem al 36esimo specializzata nel settore dell’Oil & Gas, la Salini Impregilo al 47esimo posto e la Mair Tecnimont al 78esimo. Il fatturato complessivo dei nostri operatori è di 29 miliardi di euro, le sole aziende cinesi arrivano alla cifra di 517 miliardi per una quota di mercato che sfiora il 33 per cento.

Quelle italiane raccolgono solo l’1,9 % della quota di mercato mondiale, ma il dato fa riflettere se confrontato a quello di altre nazioni europee come la Spagna che detiene il 5,8 per cento del mercato e siamo superati anche dalla Svezia”.

“E’ importante evidenziare – ha spiegato Potestà – che i grandi fatturati sono dovuti anche a mercati interni nazionali più forti. Sono numeri che fanno pensare e devono darci indicazioni per il futuro del nostro Paese in un tema cruciale come quello della manutenzione e rinnovamento delle infrastrutture pubbliche”.

Al taglio del nastro ufficiale della manifestazione hanno partecipato il vicesindaco di Piacenza Elena Baio e l’amministratore di Piacenza Expo Giuseppe Cavalli.

Le giornate del Calcestruzzo (GIC) a Piacenza Expo

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