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“Sconfiggere la rabbia e la paura, altrimenti la democrazia è in pericolo”

“Il compito di ogni democrazia è tenere conto anche di un sentimento come la rabbia, non fare sentire in colpa le persone che hanno paura, perché equivale a gettarle tra le braccia degli apprendisti stregoni. Quelli che propongono uno scambio tra sicurezza e libertà”.

E’ il cuore del problema affrontato dall’ex Ministro dell’Interno Marco Minniti, ospite d’eccezione il 16 novembre della Facoltà di Economia e Giurisprudenza dell’Università Cattolica di Piacenza.

Minniti – che ha presentato il suo libro “Sicurezza è Libertà” – ha dribblato cortesemente i cronisti senza rispondere ad alcuna domanda, nè tanto meno si è soffermato sul suo futuro politico di candidato in pectore alla segreteria nazionale del Partito Democratico.

L’ex ministro del governo Gentiloni ha iniziato il suo intervento dalle radici comuni con due docenti della Cattolica, il professor Chizzoniti e il professor Timpano. “Noi calabresi siamo una minoranza etnica, ci amiamo fuori dalla nostra terra, mentre in Calabria è un po’ più difficile” – ha scherzato.

“Il libro è un bilancio di vita – ha spiegato – ho giurato fedeltà alle istituzioni italiane esattamente 20 anni e 15 giorni fa. Ma non mi sono mai occupato di sicurezza quando ero giovane, anzi ho avuto una formazione classica.

Mi chiesero di fare l’assistente universitario volontario di latino, e ricordo che mi proposi per fare un seminario su Abelardo ed Eloisa, una liason amorosa tra un vescovo e una suora. Fu il primo segnale di una certa irrequietezza, quella che portò ad occuparmi di politica”.

“La mia città, Reggio Calabria, negli anni ’70 era dominata dalla destra e io stavo dall’altra parte. In una città divisa in cinque repubbliche autonome con tanto di barricate. Da lì si manifestò anche il mio carattere, se mi impedivano di fare una cosa io la volevo fare a tutti costi. Volevo fare il pilota e allora non pensavo affatto di diventare il ministro degli Interni e il capo dei servizi segreti.

Marco Minniti in Cattolica

La passione per il volo è l’unica relazione con la disciplina nella mia vita. Poi avvenne un fatto tragico, la ‘ndrangheta uccise un mio carissimo amico e mentre ero al suo capezzale in ospedale, mi chiesi se qualcuno aveva avvisato i suoi genitori. Io ero suo amico vero e capitò proprio a me di farlo: vi assicuro che non c’ è cosa peggiore nella vita. Dopo questa vicenda la mia vita cambiò”.

Arrivai a Palazzo Chigi nel ’98 con presidente del consiglio Massimo D’Alema – ha rievocato – quello era il governo Cossiga e Cossutta, dovevo occuparmi dei rapporti politici di un coalizione ampia e articolata, fu come tenere insieme cane e gatto. Quella fu una scuola di vita straordinaria”.

“Poi una notte squilló il telefono a casa mia – ha proseguito – era il capo della polizia, mi comunicò l’arrivo in aeroporto di Abdullah Ocalan, capo del Pkk il partito comunista curdo.

Da lì mi cominciai ad occupare delle politiche di sicurezza e ho compiuto un percorso che mi ha portato ad essere il primo ex comunista ad avere la delega ai servizi segreti. Era crollato un altro pezzo del muro di Berlino ed avvertii sulla mia pelle il peso di quella decisione. Sono stato un uomo delle istituzioni costretto dalle circostanze, io non so se l’ho fatto bene, so che l’ho fatto con tutto me stesso”.

Minniti si è rivolto agli studenti rispondendo a diverse domande, raccontando i temi più di attualità del suo libro.

“La crisi economica del 2008 – ricordato – ha sconvolto la vita di centinaia di migliaia di persone. Contemporaneamente abbiamo conosciuto la minaccia del terrorismo internazionale in grado di colpire in ogni angolo del mondo.

Circostanze drammatiche che hanno generato la rabbia e la paura che sono sentimenti che hanno a che fare con la dimensione più intima delle persone.

La paura percepita dalle persone, nonostante le statistiche dei reati siano in costante diminuzione, non è stata toccata più di tanto in questi anni. Per questo il compito di una democrazia è tenere conto anche di questi sentimenti, non fare sentire in colpa delle persone che hanno paura, perché equivale a gettarle tra le braccia degli apprendisti stregoni. Quelli che propongono un scambio tra sicurezza e libertà.

Mai come oggi la democrazia è messa in discussione, ritenuta come qualcosa di barocco, una perdita di tempo. Meglio affidarsi a qualcuno che decide per tutti. Ma in gioco c’è anche la pace. Siamo in un momento in cui il futuro dell’Europa è avvolto da drammatiche ombre”.

Marco Minniti in Cattolica

E ha voluto richiamare le uniche due citazioni utilizzate nel suo volume:”Noi viviamo in un mondo ossessionato. E lo sappiamo”, le parole con cui si apre il volume “La crisi della civiltà” di Johan Huzinga, testo degli anni ’30 con la denuncia delle immani tragedie che gli uomini del Novecento stavano per affrontare di lì a poco.

E l’altra citazione è un passo di Lawrence d’Arabia: “Tutti gli uomini sognano: ma non allo stesso modo. Coloro che sognano di notte, nei recessi polverosi delle loro menti, si svegliano di … la vanità di quelle immagini: ma coloro i quali sognano di giorno sono uomini pericolosi, perché possono mettere in pratica i loro sogni a occhi aperti, per renderli possibili”.

La sfida della liberazione dalla rabbia e dalla paura è per le persone che credono nella democrazia – ha chiosato Minniti che ha ribadito: “Che mi serve essere sicuro se non ho la libertà? Vale anche il contrario, a che mi serve essere libero se non posso avere la sicurezza di uscire di casa senza correre rischi?”

L’incontro è stato introdotto dal professor Antonio Chizzoniti, Direttore del Dipartimento di Scienze Giuridiche, e coordinato da Francesco Centonze, Professore di Diritto penale nella Facoltà di Economia e Giurisprudenza della sede piacentina dell’Università Cattolica.

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