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Settanta agricoltori all’incontro sui noccioleti nel piacentino

Almeno una settantina gli agricoltori associati a Confagricoltura Piacenza e Cia Piacenza che lo scorso 6 novembre hanno preso parte all’incontro organizzativo nella Sala Visconti di Confagricoltura per cercare di fissare i prossimi step che concretamente saranno necessari all’avvio di una filiera corilicola piacentina.

Presente anche il presidente di Cia Piacenza Franco Boeri che ha sottolineato l’interesse da parte di diversi associati provenienti soprattutto dalla collina.

“La proposta di valutare la possibilità di implementare la coltivazione del nocciolo sul nostro territorio è nata – spiega Giovanni Marchesi, vicedirettore di Confagricoltura Piacenza e responsabile dei servizi tecnici – dalla necessità di individuare nuovi indirizzi produttivi e coltivazioni, soprattutto per alcune zone in cui le colture tradizionali hanno ormai una redditività marginale”.

Gli agricoltori sono interessati e un nutrito gruppo si è anche recato in visita didattica nei noccioleti delle langhe.

“Lo sforzo organizzativo però non è banale – sottolinea Marchesi – ciascuno deve decidere, per il proprio appezzamento, se e quando avviare la coltivazione, ma sin da subito in un’ottica di collaborazione e di filiera”.

L’aggregazione – sottolinea Confagricoltura – potrebbe essere uno strumento per affrontare in modo condiviso i necessari investimenti iniziali e in prospettiva per dotarsi delle attrezzature per la meccanizzazione, imprescindibile per potersi garantire una certa marginalità, non ultimo, per individuare gli opportuni canali commerciali, oltre che per avvalersi di pacchetti finanziari dedicati a supporto degli investimenti.

Il gruppo, che vede l’azione congiunta di Confagricoltura Piacenza e Cia Piacenza, si avvale della preziosa collaborazione scientifica del professor Sergio Tombesi, docente di arboricoltura e agronomia applicata dell’Università Cattolica di Piacenza, che ha tenuto un’ampia relazione partendo dalla descrizione della preparazione del terreno con l’aratura e la messa a dimora, proseguendo con la concimazione e la difesa fitosanitaria.

Tombesi ha poi spiegato le tecniche di potatura e raccolta conducendo un’analisi delle scelte varietali, per considerare infine la fondamentale fase d’impianto spiegando nei dettagli le tipologie di sesto d’impianto e altre nozioni tecniche da considerare quando si progetta un noccioleto, come la difesa delle piante dalla fauna selvatica con adeguate protezioni.

Boeri, Presidente Cia, afferma: ”I terreni più vocati per la coltura del nocciolo sono quelli di pianura, ma in collina e montagna sono presenti colture marginali che potrebbero essere sostituite con una coltura più redditizia come il nocciolo. In tali zone un provvedimento indispensabile per la difesa di queste coltivazioni sono le recinzioni contro l’invasione degli animali selvatici quali cinghiali e caprioli”.

“Vorremmo, in prospettiva – prosegue Marchesi – valutare anche le possibilità di coltivazione di noce e castagno, sempre contando sull’aiuto del professor Tombesi. Sono coltivazioni, queste, che tra l’altro andrebbero a completare l’areale produttivo del nostro territorio dal punto di vista altimetrico”.

“Certo, l’interesse si confronta con i timori perché in nessun caso si parla di grandi estensioni. In collina e montagna c’è poi anche la preoccupazione che la fauna selvatica possa danneggiare i nuovi impianti”.

“Ci auguriamo, con un po’ di coraggio – conclude Marchesi –  che questo percorso possa tramutarsi in un progetto concreto che sia utile alle aziende e di valore per il territorio”.

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