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“Toccare” la Madonna Sistina: in San Sisto la presentazione dell’opera in 3d fotogallery

La mani che toccano una superficie leggermente ruvida e sinuosa, dove le forme a due dimensioni del capolavoro immortale di Raffaello hanno trovato profondità e volume.

E’ la tecnologia delle stampanti in 3d – attraverso il progetto  finanziato dai Lions di Piacenza – ad aver dato vita alla Madonna Sistina a tutto tondo, il celebre dipinto già ospitato in San Sisto ora diventato fruibile anche per i non vedenti.

La presentazione all’interno della splendida basilica si è trasformata in una riflessione profonda sull’arte e sulla storia di un “trauma” (quello legato alla perdita dell’opera, venduta a metà ‘700 dai monaci del convento e oggi esposto a Dresda), come lo ha definito nel suo intervento il celebre critico d’arte Tomaso Montanari.

La Madonna Sistina in 3d

Il progetto di realizzare una versione “scolpita” in rilievo (nelle foto) della Madonna Sistina viene dall’impegno dei Lions di Piacenza, ricordato dal presidente Roberto Zermani Anguissola.

L’opera – collocata nell’abside della chiesa e scomposta in quattro tavole distinte – è stata svelata alla fine dell’incontro e ha riscosso la riconoscenza di Giovanni Taverna, presidente dell’Unione Ciechi e Ipovedenti di Piacenza.

Il quale ha ricordato di aver disegnato da giovane studente, ancora vedente prima della malattia che lo ha privato della vista, lo schizzo degli angioletti: “E ora con grande emozione ho la possibilità di ritrovare al tatto lo stesso disegno che mai ho più rivisto”.

La Madonna Sistina in 3d

La riflessione di Tomaso Montanari è partita dal tema della perdita del dipinto, “fuggito” da San Sisto dopo una transazione commerciale.

“Come pochi altri quadri, la Madonna Sistina di Raffaello ha avuto la fortuna a seguito di un trauma, quello della sua vendita e quindi della rottura del cordone ombelicale dell’opera con il suo contesto.

Era un’opera famosissima nel ‘700, quando venne venduto per denaro dai monaci in difficoltà economiche al re di Polonia, ma questa fama non bastò a salvarla e a tenerla a Piacenza.

Questo trauma di fatto regalò il quadro a tutta l’Europa, dove diventò celebre non solo in Germania, ma anche Russia. In particolare il contatto con la cultura ortodossa fu importantissimo, e l’impatto anche ionico su quel mondo fu profondo e riconoscibile nella successiva produzione letteraria”.

“Riflettere oggi sulla Madonna Sistina è riflettere sul rapporto tra l’arte e la società”. Stimolato da Eugenio Gazzola, Montanari ha poi citato il grande scrittore russo e inviato di guerra Vasilij Grossman e le sue parole davanti alla Madonna Sistina durante l’ostensione del ’55 a Dresda.

Ecco le parole del grande scrittore che visse il dramma dell’Olocausto e della seconda Guerra Mondiale:

“Fu così che in un freddo mattino, il 30 marzo 1955 (…) entrai nel Museo Puskin, salii al primo piano e mi avvicinai alla Madonna Sistina. (…) Il ricordo di Treblinka aveva invaso la mia anima, e in principio non riuscii a capire… Era lei [la Madonna] che camminava scalza con passo leggero sul suolo pulsante di Treblinka, dal punto di scarico dei convogli alla camera a gas. La riconobbi dall’espressione del viso e degli occhi. Vidi suo figlio, e lo riconobbi dall’espressione straordinaria, non infantile. Così erano le madri e i bambini a Treblinka (…).

“Non possiamo fare a meno di tutto quello che ha generato questo quadro – ha annotato Montanari – dopo che ha lasciato questo posto, il suo esilio da Piacenza che è anche la costruzione di una seconda casa.

Dobbiamo fare la pace – è stato il suo invito – con l’assenza della Madonna Sistina da Piacenza e pensare alla vicenda umana generata da questo capolavoro, pensiamo allora che toccando questo quadro, ora anche con le mani, possiamo ridiventare umani. Proprio come il ricordo di Grossman che vide la Madonna tra le vittime del lager”.

La Madonna Sistina in 3d

Durante la presentazione, condotta dall’architetto Manuel Ferrari, hanno portato i loro saluti anche il vescovo Gianni Ambrosio, l’assessore comunale alla Cultura Jonathan Papamarenghi che ha evidenziato: “E’ un dono quello che oggi riceve la città di Piacenza, grazie al contributo dei Lions Piacenza Gotico. E’ importante tornare all’educazione dei sensi per renderla fruibile a tutti”.

L’architetto Marcello Spigaroli ha parlato del contesto storico e della basilica di San Sisto legati alla genesi del dipinto di Raffaello.

Fra gli intervenuti anche il presidente della Fondazione di Piacenza e Vigevano Massimo Toscani: “Sviluppare il senso tattile su un dipinto – ha detto – è un novità assoluta. In questo luogo è passata la Madonna Sistina, resta l’atmosfera dei questo capolavoro. Questa è la prima pietra del progetto di Piacenza e il 2020 mi piacerebbe che fosse l’anno di San Sisto, una chiesa straordinaria della nostra città”.

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