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Via il contante e sì alle transazioni elettroniche, ecco la rivoluzione necessaria

Mauro Peveri – commentatore economico di PiacenzaSera.it – torna ad affrontare i temi economici di più stringente attualità. Nella Pillola di Economia che segue analizza il tema della rivoluzione fiscale necessaria all’Italia, per contrastare l’evasione contributiva e abbattere la burocrazia.

Motociclista e cultore della musica rock degli anni ’70, Mauro Peveri è soprattutto un commercialista esperto di svariate materie economiche e finanziarie: si occupa, tra le altre cose, di consulenza per le imprese, gestione della corporate governance, e di organizzazione aziendale.

RIVOLUZIONE FISCALE

L’Italia è un Paese veramente strano. In Italia abbiamo contemporaneamente l’evasione fiscale e il debito statale tra i più alti al mondo e nonostante ciò vogliamo introdurre alcune misure di welfare (reddito di cittadinanza e quota cento per chi ha diritto alla pensione) che, se sono ineccepibili dal punto di vista morale, rischiano di distruggere i conti dello Stato.

Il Governo come risolve questo ossimoro? In modo a dir poco fantasioso!

La manovra di bilancio aumenta il debito dello Stato (più deficit) e le tasse, vara l’ennesimo condono (definito con un intento chiaramente elusivo “pace fiscale”) e introduce il principio che le misure di welfare varate, reddito di cittadinanza e quota cento per le pensioni, forse saranno provvisorie (forse si, forse no), cioè valide per il 2019, ma poi, per gli anni successivi, si vedrà.

Queste misure finiranno per aggravare il debito dello Stato e ci esporranno, come in parte da giugno è già avvenuto con l’aumento dello spread, alla speculazione internazionale con conseguente aumento dei costi per famiglie e imprese (aumento del tasso d’interesse applicato dagli Istituti di credito e degli interessi che lo Stato paga per finanziare il proprio debito) e per i pochi giovani che in futuro si dovranno accollare i debiti contratti dai loro genitori.

Se per qualche congiunzione astrale riuscissimo a passare indenni il 2019 (non credo) chi governerà a fine 2019, in mancanza di modifiche alla legge di bilancio, avrà due scelte alternative obbligate: adottare una politica di bilancio lacrime e sangue con conseguenze sociali disastrose o, in alternativa, uscire dall’Euro approfittando della situazione di scontro con gli altri Paesi che adottano la moneta unica, operazione che avrebbe conseguenze sociali ed economiche altrettanto disastrose.

In mancanza di correttivi la manovra provocherà un disastro annunciato da cui l’Italia nessuno sa quando potrà riprendersi.

Ricordo che dalla crisi del 2008 non ne siamo usciti ancora oggi essendo l’Italia l’unico Paese insieme alla Grecia che ha un PIL ancora inferiore a quello del 2008: meno 5,5 % per cento circa.

Una soluzione in realtà ci sarebbe, anche se i tempi sono ormai ridottissimi:

  1. rinunciare alle misure che provocheranno un aumento del deficit e che non porteranno un significativo sviluppo: reddito di cittadinanza e quota cento per le pensioni, salvo che la loro declinazione sia molto diversa da quanto inizialmente previsto;
  2. ridurre in modo significativo la burocrazia e le spese statali improduttive;
  3. Ridurre in modo significativo l’evasione fiscale;
  4. Diminuire le tasse.

Ridurre l’evasione fiscale non è una cosa impossibile, gli strumenti per farlo ci sono, ma obiettivamente non è mai esistita la volontà politica per attuarli.

Questo perché, tutti noi, oltre ad essere votanti siamo anche evasori potenziali (chi più chi meno) e difronte all’opportunità di avere un piccolo beneficio immediato sapendo che difficilmente saremmo scoperti a volte ci adeguiamo.

Quanti sono quelli che vanno al ristorante e se il gestore gli chiede “volete la ricevuta?” rispondono: “ma a noi la ricevuta non serve se ci fa un po’ di sconto…”. Oppure se un artigiano viene a casa nostra per fare un piccolo intervento, e ci dice: “con fattura sono 100, senza sono 80”, come ci comportiamo? Gli esempi potrebbero continuare all’infinito.

Ma andiamo al concreto. Quali sarebbero i fantomatici provvedimenti che potrebbero ridurre in modo significativo l’evasione fiscale?

Propongo tre provvedimenti:

  • eliminazione del contante, come ha programmato di fare la Svezia,
  • collegamento dei registratori di cassa alla Agenzia delle Entrate, come ha già fatto il Portogallo (è prevista una cosa simile dal 1 gennaio 2020 anche in Italia)
  • fattura elettronica generalizzata, come sta per fare l’Italia (dal 1 gennaio 2019) e ha già fatto il Portogallo, provvedimento che molte lobby vorrebbero bloccare.

Analizziamo i singoli provvedimenti cercando di valutare i pro e i contro.

Eliminazione del contante – I vantaggi di introdurre una misura così radicale sarebbero innumerevoli. Ogni transazione, pagamento, sarebbe tracciata e quindi trasparente al fisco e alle autorità che vigilano su fenomeni come l’evasione fiscale, il riciclaggio di denaro, il traffico di stupefacenti.

Gli spacciatori e i grandi trafficanti di droga dovrebbero tornare al baratto per fare i loro traffici, così gli evasori. Se fosse introdotta questa misura come potrebbero milioni di consumatori pagare tranquillamente la loro dose quotidiana al piccolo spacciatore?

Ovviamente l’evasione numericamente più rilevante in termini numerici e forse anche in valore assoluto, che è quella di milioni di transazioni di piccolo importo, sarebbe stroncata:  esercizi pubblici, commercianti, artigiani, professionisti e i privati loro clienti non potrebbero più avvalersi del comune interesse a non rilevare l’acquisto di beni e servizi di cui agli esempi precedenti.

Tra i detrattori di questa misura ci sono milioni di evasori, e una buona fetta di soggetti in buona fede che evidenziano alcune criticità. Analizziamo le più importanti.

Obbligare 15 milioni di persone, tra cui molti anziani e famiglie in difficoltà economica, che non hanno un conto corrente (incredibile) a utilizzare il bancomat o la carta di credito sarebbe un problema, sia perché non sarebbero in grado di utilizzare questi strumenti, sia perché il costo di questa misura sarebbe esorbitante per le loro pericolanti finanze.

Per risolvere questo problema basterebbe approvare una legge per cui le banche dovrebbero essere obbligate a mettere a disposizione di ogni cittadino almeno un C/C bancario a costo zero.

Già alcune banche lo fanno di loro iniziativa, e, comunque lo Stato e le banche avrebbero tutto l’interesse ad accollarsi il costo di un Conto corrente gratuito perché il primo (lo Stato) potrebbe fare affidamento sull’incremento del gettito fiscale derivante dalla riduzione dell’evasione e le seconde (le banche) potrebbero guadagnare dall’enorme aumento delle operazioni intermediate.

Naturalmente dovrebbero essere previste una serie di agevolazioni per i cittadini il cui reddito fosse inferiore a quello di sussistenza e che fossero sprovvisti di Conto Corrente.

Allo stesso modo dovrebbe essere previsto un sistema per contenere le commissioni che ogni transazione con carta di credito o bancomat comporta per utilizzatore e imprenditore o professionista che compie la prestazione.

Alcuni critici poi paventano il rischio del cosiddetto “grande fratello”, per cui lo Stato, il Fisco e non ultime le Banche saprebbero tutto di noi.

Questo problema potrebbe essere risolto da una vera legge che garantisca la privacy dei cittadini, che non si basi sulla semplice firma di moduli spesso incomprensibili, ma che tuteli effettivamente la privacy dei cittadini con pene adeguate per chi diffonda o usi i dati personali per motivi commerciali / economici.

Ai detrattori di questa misura bisogna poi ricordare che chi adottata un provvedimento utile deve, normalmente, sopportare gli effetti di alcune inevitabili controindicazioni.

Collegamento dei registratori di cassa all’Agenzia delle Entrate (come ha già fatto il Portogallo) – Adottare questa semplice misura, unita all’eliminazione del contante, determinerebbe una forte riduzione del cosiddetto “nero”, credo tutti possano capire perché senza ulteriori spiegazioni.

Se mi è consentita una piccola divagazione tecnica, faccio osservare che grazie all’adozione di questa misura, unita alla fattura elettronica generalizzata, la cosiddetta evasione iva da omesso versamento (oggi circa 8 miliardi di euro) sarebbe, di fatto, azzerata, perché l’Agenzia riceverebbe in diretta i dati delle liquidazioni Iva, potendo premiare con rimborsi immediati gli operatori a credito e verificando in tempo reale i versamenti dovuti.

Fattura elettronica generalizzata – E’ forse l’adempimento più contestato, anche da molti miei colleghi. Quest’articolo non è la sede per dare spiegazioni tecniche per cui mi limito ad alcune osservazioni pratiche.

I costi della fatturazione elettronica per gli operatori (imprese e professionisti), a regime, saranno inferiori ai costi risparmiati: carta, toner, procedure amministrative oggi manuali (raccolta dei documenti, archiviazione, conservazione, ricerca).

I tempi della gestione amministrativa d’imprese e professionisti miglioreranno, con conseguenze positive sui tempi di pagamento (nessuno potrà più dire a distanza di mesi non mi è arrivata la fattura) e su pratiche amministrative spesso lunghe e costose: richiesta di documenti da parte dell’agenzia, consegna di documenti per cause, insinuazioni, ecc.

Vediamo adesso, rapidamente, alcune contestazioni di questa misura.

Dei costi ho già detto, qualcuno però osserva che nascerà uno stato di polizia in cui l’amministrazione saprà tutto dei contribuenti. Per rispondere a questa critica osservo: l’amministrazione ha già, da qualche tempo, i nostri dati sensibili avendo accesso a tutti i rapporti bancari che i contribuenti trattengono con gli Istituti di credito.

Qualcuno poi sostiene che i piccoli commercianti e i professionisti saranno penalizzati. Quest’affermazione è priva di fondamento.

Dopo un breve periodo di rodaggio, in cui ci sarà confusione e qualche costo aggiuntivo per adattarsi al nuovo sistema, saranno proprio i piccoli commercianti e professionisti che potranno usufruire, quasi a costo zero, di servizi che prima erano riservati alle grandi aziende:

  • avere la propria contabilità aggiornata in tempo reale,
  • avere il proprio scadenziario dei pagamenti in tempo reale,
  • poter usufruire di un taglio dei costi amministrativi rilevante se paragonato al proprio fatturato.

L’adozione coordinata di queste proposte ridurrebbe in modo efficace l’evasione fiscale, che oggi è di circa 120/ 130 miliardi di euro l’anno, circa tre volte il costo che lo stato sostiene per la sanità.

Tralascio gli effetti positivi sul controllo del traffico di droga, sui reati in genere e sul riciclaggio del denaro di provenienza illecita.

Se una parte del gettito fiscale aggiuntivo prodotto dall’introduzione di queste misure fosse poi indirizzata alla riduzione delle tasse per imprese e famiglie finalmente otterremmo una riduzione consistente della pressione fiscale da tutti auspicata.

Mauro Peveri
@PeveriMauro

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