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America in shutdown, ora che succede?

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America in shutdown

Blocco di un quarto delle attività federali per mancanza di fondi. Trump: “Speriamo non duri a lungo”. E rinuncia alle vacanze di Natale

America in shutdown parziale

Subito dopo la mezzanotte a Washington, le 6 di questa mattina in Italia, è scattato il blocco di un quarto delle attività federali per mancanza di fondi a causa dello stallo al Senato sulla legge di bilancio. Nove dipartimenti a livello di governo e decine di agenzie, tra cui quelle che gestiscono la sicurezza interna, le forze dell’ordine, la raccolta delle tasse, i trasporti e i parchi nazionali, saranno interessati dalla chiusura, la terza nel 2018. Circa 800mila dipendenti federali dovranno interrompere il loro lavoro.

I motivi

Il problema alla base dello stallo al Senato americano della legge di bilancio, riguarda i cinque miliardi di dollari chiesti dal presidente Donald Trump per finanziare la costruzione del muro al confine con il Messico. Progetto fortemente osteggiato dai democratici che vorrebbero destinare tale somma ad interventi sociali ritenuti prioritari.

Cos’è lo shutdown

In italiano si traduce “spegnimento”, “arresto”. Si tratta del blocco delle attività amministrative federali, previsto dall’Antideficiency Act nel caso in cui il Congresso non riesca ad approvare l’insieme di norme che rifinanziano i dipartimenti.

Questo significa, ad esempio, la chiusura di parchi e musei, sospensione di processi civili, ridotta capacità degli istituti sanitari nazionali. Durante questo “stop” gran parte dei dipendenti pubblici viene mandata in congedo non retribuito (anche se genericamente una volta terminato il blocco, il Congresso provvede a un pagamento retroattivo).

L’Antideficiency Act è una legge che è stata introdotta nel 1982 (ma che risale al 1870), con lo scopo di prevenire spese in eccesso, rispetto agli stanziamenti varati dal Congresso, e indebitamenti da parte dei vari enti governativi. Tale legge prevede infatti che in caso di mancata copertura finanziaria possono essere continuate solo le attività legate alla sicurezza della vita umana o alla tutela della proprietà.

Coinvolti circa 800 mila dipendenti

Fonti governative stimano che avrebbe un impatto su circa 800.000 dei 2,1 milioni di impiegati federali negli Stati Uniti. Vale a dire il 38% della forza “occupazionale” federale, che garantisce l’erogazione dei principali servizi alla popolazione. Circa 380.000 lavoratori verrebbero messi in congedo non retribuito, compresi 52.000 impiegati dell’ Internal Revenue Service (il corrispettivo della nostra Agenzia delle Entrate). Circa l’80% dei dipendenti del National Park Service sarebbe stato rimandato a casa, insieme al 96% dei lavoratori della NASA e all’86% del dipartimento del commercio. Altri 420.000 lavoratori considerati essenziali lavorerebbero senza retribuzione, inclusi 41.000 agenti di polizia e polizia penitenziaria, personale dell’aviazione e impiegati delle poste. I dipartimenti coinvolti comprenderanno la sicurezza nazionale, i trasporti, il commercio, lo Stato, l’agricoltura, gli Interni, il Tesoro, l’edilizia abitativa e lo sviluppo urbano.

I precedenti

L’ultimo shutdown del governo Usa è durato tre giorni, lo scorso gennaio. In quel caso repubblicani e democratici non riuscirono a trovare un accordo sui cosiddetti “dreamer”, gli immigrati illegali entrati negli Usa quando erano minori. L’arresto di ottobre 2013 si è invece protratto per 16 giorni, nel 1995-96 ci fu un arresto di 21 giorni.

Il presidente Donald Trump, che ha rinunciato alle vacanze di Natale mentre la first lady Melania e il figlio minore Barron sono volati a Mar-a-Lago, “forte” di un Governo che sta letteralmente cadendo a pezzi, in un video pubblicato su Twitter ha accusato i democratici di non volere la sicurezza del Paese. “Speriamo che non duri a lungo”, avrebbe dichiarato.

Andrea Lodi

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