Invettiva contro il 2018, l’anno in cui ci siamo abbruttiti

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Alla faccenda dei profughi e degli sbarchi ho ripensato poco prima di Natale. Seguendo la vicenda della nave dell’Ong Open Arms con 331 persone a bordo, di cui 139 minori.

Che hanno trascorso il Natale in mezzo al Mediterraneo in attesa di un porto di attracco, dopo il rifiuto dell’Italia e di quello di Malta.

L’odissea in mare si è conclusa il 28 dicembre scorso con la Spagna che ha accettato di accogliere le persone dalla nave. Mentre altre vicende simili non sono ancora concluse.

Quella che segue è un’invettiva. Contro quello che vorrei gettare via del 2018 e che non vorrei più vedere nell’anno che sta per nascere.

Non aver concesso nel periodo di Natale a quelle persone di poter arrivare sulla terra ferma è stato qualcosa di vomitevole.

La storia di Giuseppe e Maria in fuga da Erode costretti a trovare riparo in una mangiatoia è solo una collaudata scenografia religiosa o possiede un significato che supera la barriera del tempo e dice qualcosa anche a noi oggi? Credenti e non?

Parto da questi fatti di pochi giorni fa per ricordare che il 2018 è stato l’anno nel quale ci siamo tutti più abbruttiti.

Questa è un’invettiva contro tutti noi che abbiamo permesso che il soccorso di persone in mare diventasse una questione politica. Sulla quale dividersi e speculare.

Il 2018 è stato l’anno della nave Diciotti (qui un ripasso veloce) con persone in carne ed ossa usate come ostaggi, merce di scambio di una contrattazione fra paesi della civile e progredita europa.

Un branco di poveracci, in fuga dalla miseria – quando va bene – e dalla guerra e dalla persecuzione.

Chi arriva ad imbarcarsi dalle coste africane sui barconi dei trafficanti di vite umane, di solito, ha già passato le pene dell’inferno. Un viaggio pericoloso nel deserto, magari la permanenza in centri di detenzione illegali, violenze e privazioni.

E noi abbiamo permesso che diventassero ostaggi. Non è una questione politica, di destra o di sinistra. E’ una questione di umanità.

Riusciamo ancora a distinguere tra la spinta a salvare un essere umano in pericolo o in stato di privazione e le conseguenze sociali e politiche della sua presenza sul territorio di un paese ospitante?

Se volessi assumere una posizione di parte, la mia parte che non ho nessun problema a dichiarare, potremmo parlare di storia, di colonialismo, di stadi diversi dello sviluppo del nostro pianeta e delle cause esogene ed endogene di questa situazione.

Dovremmo innanzitutto non fare confusione tra stranieri (che a Piacenza, ad esempio, sono il 14 % della popolazione residente con la quota di bambini iscritti alle scuole più elevata d’Italia) e richiedenti asilo.

E poi potremmo analizzare il tema dell’immigrazione nel corso degli anni, delle diverse politiche per gestirla, delle mancanze dell’Europa, della questione demografica che investe tante nazioni occidentali come l’Italia, fino a temi più banali: chi sta pagando le pensioni con i contributi previdenziali e come sono le proiezioni del futuro prossimo.

Ma questa è un’invettiva. Contro tutti noi che abbiamo permesso che si diffondesse la cosiddetta “emergenza” immigrazione, fondata sul nulla.

Prendiamo ancora Piacenza e provincia. Nel 2018 i richiedenti asilo sono rimasti stabilmente sotto il numero di 1000. Meno di mille persone ospiti sono in grado di mettere in crisi la convivenza civile in una provincia di 286mila abitanti. C’è qualcuno che intendere sostenere questa tesi?

Il 2018 è stato l’anno in cui abbiamo permesso tutto questo. Lo abbiamo permesso perchè siamo stati deboli. Non abbiamo gridato abbastanza forte il nostro disgusto, la nostra indignazione.

Questa è un’invettiva contro tutti noi che abbiamo concesso ad apprendisti stregoni di fare del salvataggio in mare, del soccorso di persone indifese materia opinabile. Di costruire il consenso su una questione che dovrebbe trovarci tutti d’accordo.

Salvare una vita umana, restituire la dignità, offrire accoglienza a chi ha sofferto e soffre non è materia opinabile.

Sarà un buon 2019 se cominceremo a fare qualcosa per fermare nell’opinione comune questa discesa nell’abisso. Ognuno partendo da sè.

Mauro Ferri

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Commenti

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  1. Scritto da Ab

    egregio direttore, potrei anche concordare con lei, ma ci siamo “imbruttiti” gia’ da diversi anni, da quando questo paese e’ diventato vivibile solo per furbi ed eletti. La gente piu’ che imbruttita e’ arrabbiata. E le invettive avremmo voluto sentirle da almeno 20 anni a questa parte, da parte di molti giornalisti, non mi riferisco a Lei, che invece hanno accarezzato le chiappe( francesismo) ai governanti di turno. le auguro un buon anno