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L’appello di Rabuffi: “E’ Natale anche per chi è in difficoltà, Piacenza apra le sue porte”

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Pubblichiamo l’intervento del consigliere comunale Luigi Rabuffi (Piacenza in Comune): “Mancano pochi giorni e poi festeggeremo il Natale. Ma a Piacenza è così per tutti?” – si chiede.

IL TESTO – Buon Natale Piacenza. Buon Natale piacentini. Ma è davvero un buon Natale? Lo è per tutti?

Pongo queste domande ben sapendo che la risposta è rappresentata dalle tante persone che già al mattino presto stazionano sul Corso inginocchiate o sedute su un precario giaciglio in compagnia del fedele amico a quattro zampe e di una piccola ciotola, pronte ad accogliere quel gesto di solidarietà utile a traguardare un pezzo di pane e, nella migliore delle ipotesi, qualcosa di caldo.

Uomini e donne che ritrovo solitamente di sera, quando rientro a casa. Ancora lì, infreddoliti e cianotici, con il loro amico raramente scodinzolante ed un’infinita stanchezza. Statue umane, dal cuore pulsante, stanche della vita ma capaci di presidiare, con la forza della disperazione, un Centro città tanto illuminato ed affollato quanto sordo e cieco a questi tragici avvenimenti.

E nel gioco di luci e di musiche natalizie provenienti dalla vicina Piazza Cavalli, tra l’abete addobbato ed i pacchi regalo, penso a costoro, al loro Natale.

Trascorso sotto quelle luminarie che brillano di luce falsa ed ingannevole, scaldando la vita di tanti “fortunati” ma non certo la sfortunata esistenza di chi non ha nulla in tasca, di chi non ha un tetto sotto cui ripararsi o un abbigliamento adeguato a sopportare le rigidità dell’inverno.

E allora, davanti a queste palesi contraddizioni, invito tutti i piacentini a vivere col cuore questo Natale, lasciando da parte i pregiudizi, i commenti, il perché ed il “percome” e vestendo i panni della concreta solidarietà. Senza domande e senza risposte.

Dobbiamo farlo perché troppo spesso confondiamo, volutamente, lo stato di bisogno delle persone “dimenticate” con scelte spontanee e volontarie di vita. Ingannando noi stessi ma non la nostra coscienza.

Troppo spesso traduciamo la richiesta di aiuto di chi ci tende una mano come un fastidio alla nostra sensibilità, senza però mai chiederci cosa faremmo noi a parti invertite.

Troppo spesso gonfiamo boriosamente il petto verso chi rappresenta l’altra faccia dell’esistenza umana, quella che non vorremmo mai esser costretti a vivere, salvo poi asservire con sudditanza, indulgenza e favore le prevaricazioni dei forti, tracciando noi stessi la strada verso quel drammatico destino di povertà e miseria che oggi coinvolge tanti nostri concittadini: disoccupati, senza tetto, derelitti.

Per questi motivi l’appello che oggi mi sento di fare al Comune, al nostro Sindaco e a tutte le istituzioni piacentine è di aiutare queste persone “sfortunate” affinché possano trascorrere con dignità la stagione più difficile. Una stagione nella quale essere soli significa bussare alla porta dell’inferno, scherzare con la vita, giocare con la morte. Chiudere gli occhi e non riaprirli mai più.

E allora dimostriamo di essere una comunità. Spalanchiamo le porte delle strutture comunali e della Stazione; chiediamo di fare lo stesso alle Gallerie commerciali ed ai supermercati; sosteniamo le strutture che offrono ricovero ai senzatetto; valorizziamo i volontari che portano coperte e pasti caldi. Aiutiamo chi ha bisogno.

Solo così potremo guardare alla festa che più caratterizza la nostra comunità cristiana, il Natale, con la gioia e la consapevolezza di sapere che il regalo più bello che possiamo farci è il sorriso sincero di chi ha scelto di credere in noi.

Quel sorriso che di fronte al grigiore di queste settimane saprà appagarci come il tiepido ed avvolgente raggio di sole di una nuova colorata primavera…

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