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Le Rubriche di PiacenzaSera.it - Nave in bottiglia

Natale, quando “il violino dei poveri è una barca sfondata”

NATALE, QUANDO IL VIOLINO DEI POVERI E’ UNA BARCA SFONDATA

Ecco la “Nave in bottiglia” di Natale di Mauro Molinaroli

In un bellissimo brano di Francesco De Gregori, “Santa Lucia”, il violino dei poveri è una barca sfondata. E’ questa, l’impressione che ho avuto in questi giorni, accompagnando per ragioni di lavoro, il sindaco Patrizia Barbieri nelle varie associazioni per gli auguri di un sereno Natale.

Proprio in questi giorni ci si accorge che il Natale degli ultimi, dei poveri vecchi e nuovi, coloro che non riescono a coniugare il pranzo con la cena, è alla Mensa della Fraternità alla Caritas, in via San Vincenzo. Sono in tanti a tavola. E’ mezzogiorno, i volontari per l’occasione servono pizza, tortelli, anolini in brodo, lessi e arrosti, niente vino, solo acqua.

Questa gente ha perso molto nella vita, qualcuno aveva perduto anche la dignità, ora se l’è ripresa. Avverti soprattutto qui il fenomeno delle nuove povertà, dei ceti medi prosciugati dalle difficoltà, vedi le facce stanche per una condizione che un tempo era diversa.

E’ bastato un divorzio, gli assegni mensili e la perdita del lavoro per finire a pranzare in via San Vincenzo; stranieri che faticano a trovare una collocazione che non sia abusiva, uomini e donne che tirano avanti a stento. Ex detenuti che provano a rimettersi sui binari giusti.

E aggirandosi tra i tavoli viene voglia di lasciar perdere il consumismo sfrenato di questi giorni e regalare a questa gente la possibilità di un futuro migliore. Ci sarà?

E’ difficile per chi affronta, giorno dopo giorno, le difficoltà della vita nella normalità, figuriamoci per queste persone. Alcuni un lavoro ce l’hanno, almeno dicono, ma la vita è troppo cara per i loro miseri guadagni e un pasto alla Mensa della Fraternità, può aiutare.

“Vengo qui ogni giorno – spiega un cinquantenne italiano – perché non arrivo alla fine del mese e allora in questi giorni un pasto caldo e l’accoglienza di questa gente sono importanti, non ci si sente ai margini, si è parte di una società. Dovrebbe essere così sempre. Sono ancora giovane e voglio sperare”.

Già, come diceva Giovanni Paolo II, la speranza è un obbligo. Nasconde, tutto ciò un velo di tristezza, ma il Natale è un po’ meno amaro e il freddo punge meno alla Mensa della Fraternità. C’è un uomo dall’espressione dolce, fa il madonnaro in centro:

“Mi metto davanti alla chiesa di San Donnino, a pochi metri da piazza Cavalli. E’ difficile, spesso dormo spesso al Rifugio Seghedelli, accanto alla stazione”.

Molti di loro si sono persi in un bicchiere di vino, altri ancora hanno attraversato il tunnel della droga e ne sono usciti, altri non sono riusciti a trovare una collocazione in questo mondo.

Ogni giorno si ritrovano, perché alla Mensa della Fraternità c’è un pasto caldo. Per molti di loro, un giorno dopo l’altro la vita se ne va, con gli stessi guai e gli stessi problemi. Così come se ne va per i tanti che cono rimasti senza lavoro e vivono il disagio di una marginalità inevitabile.

E noi, che apparentemente ce l’abbiamo fatta? Siamo meno solidali, più egoisti, guardiamo forse troppo a noi stessi, allo schermo degli smartphone più che a quel che succede in realtà. Tutto ciò ci induce a essere meno attenti, meno disponibili. Difficile decifrare questi anni, ancor più difficile capire quali tinte avrà il futuro.

Ma se hai il coraggio o l’occasione di attraversare la penombra delle case di riposo, dei reparti di un ospedale, dei centri di solidarietà dove tante vite sembrano finite, allora riesci a capire, guardando dentro te stesso che è possibile farcela, che il lamento non giova. Giova, forse – e non solo a Natale – l’attenzione verso chi soffre, di chi ha perso (la moglie, il lavoro, il rapporto coi propri figli).

Ecco, questa attenzione può essere un modo per cambiare prospettiva, per guardare il mondo con occhi diversi, con una speranza ritrovata.

Sarà possibile? Buone feste.

Mauro Molinaroli

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