Piacenza può ancora ospitare l’impresa? Coldiretti “Fare innovazione anche nella tradizione”

Tre domande secche all’imprenditoria piacentina.

Abbiamo deciso di interpellare alcuni dei rappresentanti delle categorie economiche di Piacenza per chiedere come la pensano su quello che secondo noi è il tema dei temi in questo momento per il nostro territorio: è possibile conciliare lo sviluppo delle imprese, la creazione di nuovo lavoro, con la tutela dell’ambiente e del suo equilibrio?

Le trasformazioni impetuose dell’economia lasciano ancora vittime nella nostra provincia, con fabbriche che vanno in crisi, posti di lavoro che svaniscono. In questa situazione possiamo permetterci di rigettare nuovi insediamenti produttivi?

Al contempo le ragioni della sostenibilità ambientale sono diventate vitali, perchè viviamo in una delle aree – la pianura padana – con l’aria più inquinata d’Europa.

Allora che fare? 

La nostra piccola intervista all’imprenditoria prosegue con Coldiretti Piacenza, risponde il presidente Marco Crotti. Proseguiremo nei prossimi giorni

1- L’Italia corre realmente il rischio di una recessione economica? Cosa deve fare il governo per scongiurare tale prospettiva?

Sicuramente la situazione economica nazionale è complessa e l’andamento del Pil non è incoraggiante.

Per quanto riguarda il nostro settore, ovvero l’agroalimentare, ritengo che per crescere siano fondamentali gli investimenti e il sostegno al made in Italy in termini di produzioni e di export da incentivare.

Sicuramente dobbiamo riuscire a esportare di più, ma sono necessari servizi, meno burocrazia e trasporti migliori.

2- Piacenza e il lavoro. E’ ancora possibile una vocazione manifatturiera per il nostro territorio? La logistica va incentivata o bloccata?

Se parliamo di agroalimentare, parliamo anche di manifatturiero e quindi di un settore che dimostra di creare occupazione e di essere un volano per l’economia. Al riguardo, in agricoltura noi evidenziamo la necessità di reperire manodopera qualificata.

La logistica va integrata e sfruttata come un’opportunità per il territorio.

3- Impresa e aree di insediamento. L’espansione delle nuove aree commerciali e produttive è compatibile con uno sviluppo equilibrato della città?

Penso che una città viva non possa fermarsi, ma debba adeguarsi al mondo che cambia anche nel commercio e quindi alle esigenze dei suoi abitanti. Un’offerta ampia e innovativa la rende indubbiamente più attrattiva.

Si può fare innovazione anche nella tradizione, penso ai mercati contadini di Campagna Amica dove attraverso la vendita diretta si garantisce trasparenza e si riscopre il legame diretto tra produttore e consumatore.

(2-continua)

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