Piacenza può ancora ospitare l’impresa? Confapindustria: “Logistica solo a certe condizioni”

Tre domande secche all’imprenditoria piacentina.

Abbiamo deciso di interpellare alcuni dei rappresentanti delle categorie economiche di Piacenza per chiedere come la pensano su quello che secondo noi è il tema dei temi in questo momento per il nostro territorio: è possibile conciliare lo sviluppo delle imprese, la creazione di nuovo lavoro, con la tutela dell’ambiente e del suo equilibrio?

Le trasformazioni impetuose dell’economia lasciano ancora vittime nella nostra provincia, con fabbriche che vanno in crisi, posti di lavoro che svaniscono. In questa situazione possiamo permetterci di rigettare nuovi insediamenti produttivi?

Al contempo le ragioni della sostenibilità ambientale sono diventate vitali, perchè viviamo in una delle aree – la pianura padana – con l’aria più inquinata d’Europa.

Allora che fare? 

La nostra piccola intervista all’imprenditoria inizia da Confapi Industria Piacenza, risponde il presidente Christian Camisa. Nei prossimi giorni interpelleremo altri.

1- L’Italia corre realmente il rischio di una recessione economica? Cosa deve fare il governo per scongiurare tale prospettiva?

Nel terzo trimestre 2018 il Pil è diminuito dello 0,1% rispetto al trimestre precedente. E’ il primo calo dopo un periodo di espansione protrattasi per 14 trimestri. La flessione, che segue una fase di progressivo rallentamento della crescita è dovuta essenzialmente alla contrazione della domanda interna, causata dal sovrapporsi di un lieve calo dei consumi e di un netto calo degli investimenti, mentre l’incremento delle esportazioni, pur contenuto, ha favorito la tenuta della componente estera.

La tendenza è preoccupante: si è passati infatti da +0,5% del primo trimestre 2017 a + 0,3% nel quarto trimestre 2017 a +0,2% nel secondo trimestre 2018 ed ora a -0,1% nel terzo trimestre 2018.
La situazione è ancora più preoccupante perché anche altri Paesi dell’area Euro hanno avuto un brusco rallentamento. La Germania nel terzo trimestre del 2018 ha segnato un decremento del PIL dello 0,2%.

Il governo Italiano ha impostato la manovra 2018 su stime di PIL ampiamente positivo. Il rischio è quello che non ci siano i fondi per poter dar seguito ai propositi annunciati.

In sede di audizione alla Commissione bilancio, abbiamo proposto modifiche alla manovra, introducendo misure e provvedimenti che stimolino maggiormente la crescita ed abbiano un effetto moltiplicatore sull’economia.

In situazioni di incertezza, privati e imprese preferiscono rimandare gli investimenti in attesa di un chiarimento della situazione, contribuendo così al generale allentamento delle attività economiche.

2- Piacenza e il lavoro. E’ ancora possibile una vocazione manifatturiera per il nostro territorio? Nuova logistica va incentivata o bloccata?

Confapi Industria crede che il manifatturiero sia stato e debba continuare ad essere il motore dello sviluppo della nostra provincia. Dobbiamo continuare ad investire tutti assieme su settori che hanno contribuito a creare personale qualificato, valore aggiunto e benessere per il nostro territorio.

I comparti industriale ed artigianale di produzione hanno sempre avuto un ruolo fondamentale e tutt’oggi contribuiscono per oltre il 35% alla formazione del valore aggiunto provinciale.
Il comparto meccanico, che ha una forte vocazione internazionale, rappresenta oltre il 50% delle imprese ed oltre il 50% dei dipendenti.

Il settore della logistica va innanzitutto maggiormente regolamentato: ha un impatto significativo sul nostro territorio ma necessita di maggiori servizi e controlli.

Bisogna ridefinire le regole di sicurezza e gestione. Per farlo Confapi Industria Piacenza, anche sulla scia di quanto già discusso e condiviso in precedenti protocolli, ha lanciato la proposta di un tavolo permanente composto da Prefettura, Comuni, Forze dell’ordine ed aziende con oggetto la definizione di regole condivise che tocchino le problematiche di sicurezza, gestione e sviluppo dell’area.

Riteniamo sia importante ragionare su un piano complessivo affinché gli operatori virtuosi di questo settore, così come tutto il personale dipendente impiegato, abbiano le garanzie e le tutele necessarie per lavorare nelle condizioni migliori possibili. Occorre esportare modelli virtuosi di altre realtà.

Fatta questa premessa, la nostra associazione ha espresso sempre una posizione molto chiara: non vogliamo altra logistica fatta di mega magazzini e manodopera non qualificata. Gli effetti potrebbero essere molto negativi per il territorio.

Le aree di cui si sta discutendo per nuovi insediamenti logistici in questi giorni, sono le ultime disponibili. Confapindustria ritiene che debbano essere lasciate a disposizione per eventuali interventi futuri sul manifatturiero o, in caso di logistica, utilizzati solo qualora vengano garantiti alcuni capisaldi tra cui la certezza di avere contestualmente centri direzionali, produzione, ricerca e sviluppo, prototipazione con un piano viabilistico e ambientale condiviso con la popolazione limitrofa.

Solo in questo modo potremmo garantire posti qualificati ai nostri figli. In caso contrario Piacenza secondo noi dovrebbe declinare qualsiasi proposta in tal senso: i costi ambientali, sono troppi alti rispetto ai trascurabili benefici.

Abbiamo l’impressione che Piacenza stia subendo il fenomeno della logistica senza avere un piano di azione chiaro e preciso. Non è pensabile uno nuovo sviluppo di oltre un milione di metri quadri senza precise garanzie occupazionali, ambientali e progettuali concordate preliminarmente con il territorio ed i cittadini.

Infine vorrei che si ponesse l’attenzione sul polo del ferro. Siamo sicuri che porterà ad una diminuzione del traffico su gomma come da più parti si sente? Secondo noi si andrà esattamente nella direzione opposta.

Piacenza diventerà un hub per scarico e carico di ulteriori merci in un raggio di 300 Km con possibile aggravio di decine di migliaia di camion all’anno senza alcun vantaggio evidente per il territorio. La nostra proposta è uno studio preliminare approfondito, su cui siamo disponibili a farci parte attiva, per valutare tutti i costi/benefici affinché il territorio consciamente possa prendere una decisione.

3- Impresa e aree di insediamento. L’espansione delle nuove aree commerciali e produttive è compatibile con uno sviluppo equilibrato della città?

Un passo importante al fine di disciplinare l’espansione urbanistica è stato realizzato dalla Regione Emilia-Romagna che ormai un anno fa ha approvato la Legge regionale n. 24 del 21 dicembre 2017 “Disciplina regionale sulla tutela e l’uso del territorio” che punta alla rigenerazione urbana e alla riqualificazione degli edifici introducendo il principio del consumo di suolo a saldo zero.

Si passerebbe, secondo le stime, dai 250 km quadrati di espansione previsti dagli attuali strumenti urbanistici a un massimo di 70 km quadrati, riducendo al 3% la percentuale di territorio urbanizzato per ogni Comune.

Il consumo di suolo sarà permesso solo per progetti in grado di sostenere lo sviluppo economico e l’attrattiva sociale del territorio, come nuovi insediamenti produttivi, opere pubbliche, parchi urbani, insediamenti strategici di rilievo regionale. Inoltre, per il raggiungimento di questi obiettivi, è prevista la semplificazione delle procedure e una forte affermazione dei principi di legalità e trasparenza.

Occorre partire da questi dati per capire quale sviluppo vogliamo dare alla nostra città. Il nostro messaggio è: prima di costruire occorre riqualificare l’esistente, ci sono tanti capannoni vuoti che significano investimenti per gli imprenditori immobilizzati che non possono essere destinati all’attività d’impresa.

(1-continua)

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