Scuola, giro di vite per l’esenzione delle mense, l’opposizione attacca “Bambini penalizzati”

Giro di vite per l’esenzione del pagamento delle tariffe delle mense scolastiche, il Comune di Piacenza introduce lo “sbarramento” Isee di 4.300 euro, unitamente alla relazione dei Servizi Sociali già adottata in precedenza.

Lo ha annunciato durante l’ultima seduta del consiglio comunale l’assessore al Bilancio Paolo Passoni, unitamente ad altre modifiche alle tariffe di beni e servizi comunali.

Immediata la reazione dell’opposizione. Per Luigi Rabuffi (Piacenza in Comune) “siamo davanti all’arroganza dei forti contro i deboli, ossia dei bambini. In questo modo si penalizzano i bimbi con situazioni familiari disagiate, coinvolti in separazioni conflittuali o con genitori affetti da ludopatia. Non ci sto a questo gioco al massacro, due giorni dopo Natale”.

“Non vorrei che fosse sottesa, a questo provvedimento, una scarsa fiducia nei servizi sociali (prima la loro relazione era sufficiente per ottenere l’esenzione, ndr) – afferma Giulia Piroli (Pd) -, perché l’obiettivo è quello di sostenere la famiglia in difficoltà non solo dal punto di vista economico, ma anche sociale. Questa amministrazione poi ha fatto proprio il detto “prima gli italiani”, e non si rende conto che con questo provvedimento saranno proprio gli italiani a essere danneggiati, essendo gli stranieri quelli con l’Isee più basso”.

“Eticamente non siamo d’accordo – dice Sergio Dagnino (M5s) – perché andare a cercare soldi in famiglie dove entrano mensilmente 350 euro di reddito familiare. E poi, quanti soldi pensiamo di andare a recuperare in questo modo?”.

“Questo provvedimento è solo di facciata – aggiunge Christian Fiazza (Pd) -, e vuole attribuire a un valore numerico un’importanza maggiore rispetto al vissuto. Mi chiedo se su questo tema sia stato coinvolto l’assessore alla famiglia”.

“Mi chiedo se non sia opportuno rivedere questa modifica al regolamento. Perché purtroppo non ricade sui genitori, ma sui bambini, facendo prevalere l’aspetto economico su quello sociale” continua Massimo Trespidi (Liberi).

Giorgia Buscarini (Pd) porta la propria esperienza di assistente sociale. “E’ troppo semplice ridurre questo argomento a una questione di cifre, stiamo parlando di bambini piccoli, i più bisognosi di tutela”.

Sul tema interviene l’assessore alla scuola Jonathan Papamarenghi, puntualizzando che “non si vuole bypassare i servizi sociali. L’inserimento del limite Isee vuole indicare un percorso di responsabilizzazione delle famiglie, ma il ruolo dei servizi sociali è ampiamente previsto, con altri percorsi e sostegni che possono essere utilizzati. Il Comune di Piacenza non ha mai escluso nessuno dal servizio mensa e mai lo farà”sottolinea l’assessore, ricordando che sono 6mila gli studenti che usufruiscono del servizio mensa, di cui 438 sono esentati dal pagamento della tariffa. Con il nuovo provvedimento scenderanno a 150.

“Posso essere d’accordo sul percorso di responsabilizzazione dei genitori, ma gli effetti non devono ricadere sui bambini – continua Buscarini -. Se poi si intende ricorrere ad altri strumenti assegnati ai servizi sociali, si tratta sempre di risorse del Comune di Piacenza: è il gioco delle quattro carte”.

“Non è intenzione di questa amministrazione far pagare ai bambini le colpe dei genitori. Però ci devono essere delle regole – interviene Filippo Bertolini (FdI) -, altrimenti il Comune rischia di essere la cassa di queste famiglie, senza un se e senza un ma. Le parole dell’assessore Papamarenghi mi hanno rassicurato, perché ha chiarito che saranno trovate soluzioni quando queste regole rischiano di essere troppo rigide”.

Perplessità invece vengono ancora espresse da Roberto Colla (Piacenza Più), per il quale questa novità non fa altro che ridurre le spese di un servizio (mensa) per far aumentare quelle di un altro (servizi sociali).

Lorella Cappucciati (Lega) anticipa invece il “voto libero” dei consiglieri del proprio partito.

“Be’, ma in commissione questo provvedimento è passato con voto favorevole – interviene il sindaco Patrizia Barbieri – e se c’erano delle perplessità, potevano essere esplicitate in quella occasione. Questo tema mi sta molto a cuore, perché penso mi possa essere riconosciuto che sul discorso del sociale una certa attenzione la presto sempre. La proposta ci è arrivata dagli uffici: ci sono delle regole che devono essere introdotte perché in certi settori c’è una certa dispersione e scarso controllo. Sono gli stessi servizi ad andare in difficoltà. Quello che diceva la consigliera Buscarini mi trova perfettamente d’accordo: davanti a certe forme di disagio si è comunque oggetto di controllo, quindi non ci sono ne’ bambini ne’ adulti che vengono lasciati in condizioni di disagio. Gli assistenti sociali hanno tutto il mio rispetto, perché stanno facendo un lavoro encomiabile e non hanno mai lasciato indietro nessuno. Ciò che manca è una responsabilizzazione all’inverso, ossia di chi approfitta del servizio, ed è questo che crea quelle sacche di non pagato che poi è difficile andare a recuperare. Anche gli stessi servizi hanno necessità di avere degli strumenti per poter intervenire. Quello che a me preme sottolineare è che io ho preteso che non vengano lasciate indietro persone in difficoltà, ma chi fa il furbo no”.

Antonio Levoni (Liberali) apprezza il voler tutelare i corretti dai “furbetti”, e propone di diminuire in ugual misura le rette delle “famiglie normali, che fanno sacrifici dalla mattina alla sera senza chiedere aiuto”.

Il capogruppo del Pd, Stefano Cugini, decide di non partecipare al voto. “Non ho dubbi che il sindaco non abbia intenzione di “affamare” i bambini. L’intervento dell’assessore Papamarenghi però ha alzato il velo sulla pochezza del provvedimento: come ha sintetizzato il consigliere Colla non serve a nulla, perché ricade tutto sul sociale”.

Dopo una lunga discussione, la modifica viene approvata con i voti favorevoli della maggioranza (astenuta Cappucciati), contraria la minoranza (Cugini non partecipa al voto).

 

 

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