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Confcooperative compie 70 anni “Primo impegno dare lavoro”

Sono passati 70 anni da quel 26 gennaio 1949, quando di fronte al notaio Pio Astrua sei pionieri firmarono l’atto costitutivo dell’Unione delle Cooperative di Piacenza, affidando la presidenza a Italo Anelli.

Dal periodo post bellico molte cose sono cambiate, ma sono rimasti immutati i principi e le fondamenta di Confcooperative, che prosegue la propria attività con un occhio al futuro e le radici saldamente fissate nel passato.

Dai sei pionieri del 1949 si è passati alle attuali 111 cooperative, per un totale di oltre 6000 soci, divisi tra servizi, agroalimentare, sociale, abitativo, cultura, turismo, sport e sanità.

Il compleanno è di quelli importanti e i 70 anni verranno celebrati lungo tutto il 2019 con una serie di eventi in programma sul territorio piacentino.

Si inizia venerdì 25 gennaio alle 9.30 alla cooperativa Il Germoglio, con un seminario interno che permetterà di aprire una stagione di avvenimenti offrendo agli associati una fotografia dell’economia regionale e la presentazione di esempi di innovazione e successo avviati e sviluppati in campo cooperativo in altri territori.

“Trovo sia assolutamente necessario ricordare da dove si è partiti – spiega Daniel Negri, presidente di Confcooperative Piacenza – in quanto le necessità e i bisogni che hanno dato avvio alla cooperazione “bianca” 70 anni fa sono ancora quelle di oggi”.

“Ma ancora di più è necessario ricordare le tante personalità del cattolicesimo che hanno dato la spinta e contribuito a costruire quella che attualmente è una parte importante dell’economia e del lavoro. In particolare vorrei soffermarmi sull’enciclica “Rerum Novarum” in cui Papa Leone XIII afferma che “il capitale e il lavoro non si hanno a considerare come due cose ordinate da natura a combattersi a vicenda… l’una abbisogna all’altra, e soltanto nella mutua concordia e cooperazione si potrà avere la prosperità e il benessere comune”.

Spirito che ha sviluppato l’iniziativa di parrocchie e religiosi anche nel nostro territorio: da questa base hanno preso vita le casse rurali, le banche cattoliche, le società di mutuo soccorso, le cooperative di consumo e la cooperazione agricola.

“Tutte esperienze alla base del nostro movimento supportate da persone straordinarie come il Vescovo Giovanni Battista Scalabrini. Per venire invece ai tempi più recenti, non posso non ricordare l’impulso dato da alcuni uomini politici cattolici come Alfredo Conti, Francesco Marenghi, Carlo Ceruti e Giovanni Spezia, nonché da imprenditori come Luigi Fornari e uomini di chiesa come Don Venturini”.

“Dal 1949 ad oggi il mondo cooperativo “bianco” è cambiato notevolmente, da una base sociale legata quasi esclusivamente al settore agricolo e lattiero caseario, in alcuni anni erano attivi oltre trenta caseifici sociali, ad una crescita del settore sociale, abitativo e in particolare dei servizi alle imprese. Il nostro scopo rimane quello di dare lavoro e prospettiva ai nostri soci”.

Gli impegni rimangono gli stessi di 70 anni fa. La cooperazione risulta ancora uno strumento per creare lavoro e permettere ad esempio alle famiglie di rimanere a vivere in montagna, è per queste ragioni che stiamo investendo molto sulle cooperative di comunità la cui mission è anche la valorizzazione del nostro splendido territorio”. (nota stampa)

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