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Gruppi di controllo vicinato, “Meno ingerenze e auto referenzialità”

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Riceviamo e pubblichiamo la segnalazione della minoranza in consiglio comunale a Gazzola sul tema dell’utilizzo dei gruppi telefonici di sicurezza e controllo del vicinato – La nota stampa

La società civile, la società solidale fra sicurezza e controlli di vicinato. Più “cogenza” con le norme, meno auto – referenzialità personale, soprattutto da chi ha responsabilità pubblica.

Il recente report dei Carabinieri di Piacenza sulla sicurezza, il controllo, i mezzi e gli strumenti idonei posti sul territorio comunale provinciale per prevenire e dissuadere reati sembra abbia dato grandi frutti. Dicono che Piacenza è migliorata negli anni, ci sono meno reati anche grazie al lavoro di gruppi di vicinato. Strumento utile, ma coadiuvante, non sostitutivo.

Chiarissime le parole del comandante dell’Arma sostenute e suffragate dalle parole, dai numeri e dalle prove espresse anche dal Prefetto, il questore e anche il comandante dei vigili. In particolare la norma che istituisce il Controllo di Vicinato e di conseguenza i volontari nei vari gruppi territoriali è precisissima: un occhio vigile e diffuso per condividere informazioni e scambi di segnalazioni da trasmettere alle Forze dell’Ordine in merito a fatti o cose sospette, potenzialmente recanti danni o pericoli per i cittadini.

Un compito “di rete” privata, per interessi privati, ma esclusivamente destinata a “segnalare pericoli potenziali, probabili persone sospette, auto o mezzi non noti in zona”, non in sostituzione dei vigili, dei poliziotti, dei carabinieri e del Sindaco che è anche il capo dei vigili quindi l’autorità massima della “vigilanza territoriale”.

Ma quanto è ampia o stretta questa vigilanza territoriale? Quanto è discrezionale? Quali limiti di legge e soprattutto di buonsenso, correttezza e trasparenza esistono per garantire massime efficienza e risultati senza invadere altri campi come la privacy, l’estensione di una comunicazione, l’inserimento di note o info che con la sicurezza non hanno nella a che vedere?

Può un sindaco o un assessore o un consigliere comunale usare la “rete di vicinato” per avvisare che i mercatini degli obe-obei è aperto dalla tal ora alla tal altra? O che il pozzo è stato prontamente pulito? O che il mercato si svolge regolarmente anche se piove? O che domani c’è lo spargimento del sale nelle tali vie del paese? O che è stato ripristinato il servizio pullman per i bambini della scuola? O che l’acqua del Sindaco è nuovamente fruibile dopo la gelata?

E’ evidente che abbiamo fatto un elenco a casaccio, citato fatti o cose volutamente camuffate, ma il contenuto, il contesto, il tema di tanti sms fra gruppi di vicinato non ha nulla, proprio nulla, a che vedere con un servizio di segnalazione e di condivisione di un pericolo imminente di sicurezza pubblica e del cittadini.

Appaiono come messaggi di propaganda personale o elettorale, di autoincensamento, di autocompiacimento, di collante con gli elettori, di sfruttamento improprio di un mezzo e di un sistema – per legge ben codificato – a favore diretto. Certi temi, giustamente di interesse della società civile e solidali, possono quindi essere trasmessi tramite strumenti deputati: come una lettera del Sindaco, una email dell’assessore, una pubblicazione sull’albo pretorio del comune, o con lo stesso strumento del cellulare ma rivolto a tutti, non solo a qualcuno, dopo consenso singolo e dopo che ci sia una regolamento d’uso, visto che non esistono albi o elenchi cartacei in vendita con i numeri di cellulare o le email, almeno fin ora.

Chiediamo quindi a tutte le Autorità Pubbliche se tale uso sia consentito, se certe sentenze giudiziarie – già passate – e certe circolari di organi giudiziari facciano testo e siano da considerare legge a tutti gli effetti, in modo che vi sia un uso del “canale di vicinato” altamente utile, più opportuno, più dedicato, più in sintonia con la legge istitutiva e anche le giuste sollecitazioni pervenute sempre e puntualmente dalle Forze dell’Ordine.

Un uso inopportuno e indiscriminato di centinaia e migliaia di cellulari può anche essere una specie di impropria ingerenza nella vita privata, anche se non rigettata e rifiutata volontariamente dall’interessato, ma in ogni caso rappresenta uno “spot” improprio, autoreferenziale.

Più che messaggini e icone di compiacimento, sarebbe meglio fare dei fatti, rispettare promesse, essere concreti e reali, rispettando la legge e tutti i cittadini in modo uguale. Forse è meglio investire in telecamere, in video, in sorveglianza fisica, in passaggi in auto con lampeggianti, più illuminazione, una mappatura satellitare del territorio, una connessione rapida e “provante” in modo che anche la denuncia del singolo cittadino abbia sostanza giuridica e non sia archiviata come “ prova non cogente” o non utilizzabile”.

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