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La Forza del Destino entusiasma il Municipale fotogallery

Saremmo ingenerosi verso gli altri bravissimi protagonisti della rappresentazione dell’opera “La Forza del Destino”, andata in scena al teatro Municipale di Piacenza, se affermassimo che alla fine ci sono stati tanti applausi per tutti, ma per Anna Pirozzi qualcosa di più.

Il numeroso pubblico (teatro esaurito) ha tributato alla soprano un’autentica ovazione vicina al trionfo.

LA RAPPRESENTAZIONE – Con “La Forza del Destino” il livello artistico torna ad essere di assoluto livello.

Se Anna Pirozzi ha entusiasmato il pubblico riscuotendo ovazioni a scena aperta per la sua tessitura di canto con registri sempre puntuali, vigorosi ed intensi sia nel drammatico che nel mistico, a conferma di una maturità artistica che il “Municipale” ha contribuito a formarsi presentandola in più occasioni (MacBeth, Nabucco in particolare) e che oggi la pongono tra le miglior interpreti nel firmamento internazionale.

Se il tenore Luciano Ganci finisce per conquistare il pubblico per qualità di voce sempre bella ed incisiva, anche nei chiaroscuri delle romanze, e se il baritono bulgaro Kiril Manolov conferma la sue qualità musicali ed interpretative già ammirate nel Simon Boccanegra, in particolare ma anche in Falstaff e nei Pagliacci con le cui interpretazioni si era fatto conoscere dal pubblico piacentino, quello che ci ha maggiormente deliziato sono state le seconde linee di canto, dall’eccellente Fra Melicone di Marco Filippo Romano alla vivace e spumeggiante Preziosilla di Judit Kutasi, dal nobile fraseggio del Padre Guardiano di Mirko Mimica per arrivare al nobile canto del Marchese di Calatrava mitrabvilmente interpretato dal basso piacentino Mattia Denti, così come ha ben figurato l’altro piacentino Juliusz Loranzinerlle vesti dell’Alcade.

Il cast canoro ha visto anche le più che dignitose prestazioni di Cinzia Chiarini e dell’ottimo Marcello Nardis.

Un capitolo a parte meriterebbero il coro del teatro Municipale di Piacenza, diretto dal maestro Corrado Casati, capace di dare una coloritura importante a tutta l’opera nella preziosa funzione di amalgama di azioni, personaggi e luoghi con un’incisività ed una vigoria di canto degna della sua tradizione.

Quindi la direzione del maestro Ivan Ciampa che ha condotto l’orchestra Regionale dell’Emilia Romagna con squisita raffinatezza esaltando le innumerevoli e coinvolgenti risvolti musicali di cui è eccezionalmente arricchita quest’opera, riuscendo a coniugare l’aspetto romantico, drammatico e religioso.

Il nostro peccato di conservatorismo ci impedisce, invece, di giudicare la regia di Italo Nunziata. Non capiremmo mai, infatti, la necessità di trasportare l’opera lirica fuori dal suo tempo con risultati francamente molto discutibili. Senza entrare nei particolari abbiamo l’impressione che così anche La Forza del Destino non possa essere apprezzata completamente.

L’OPERA – “La Forza del destino”, opera in 4 atti di Giuseppe Verdi, venne rappresentata in Italia la prima volta al teatro Apollo di Roma il 7 febbraio del 1863 col titolo di “Don Alvaro”.

In precedenza l’opera ebbe il suo battesimo a San Pietroburgo al teatro Imperiale, oggi conosciuto come teatro Marlinsky, il 10 novembre del 1962 durante un forzato prolungato soggiorno del maestro alla corte dello zar Alessandro II° in occasione delle celebrazioni della sua salita al trono.

In entrambi i casi l’opera riscosse un caloroso successo: in verità trama e musica ebbero diversi rimaneggiamenti e variazioni e, dopo una nuova versione al teatro Verdi di Trieste il 23 settembre del 1863, giunse finalmente alla Scala di Milano il 27 febbraio del 1869 completata in modo definitivo (con l’aggiunta della stupenda sinfonia di apertura dove troviamo la sintesi dei principali motivi dell’opera) e con un finale diverso da quello originale (Don Alvaro non morirà ma sopravvivrà nel convento) e con il titolo attuale.

Dopo la prima rappresentazione italiana il grande compositore scrisse all’amico Vincenzo Luccardi esprimendogli la soddisfazione per la buona accoglienza ricevuta dall’opera ma aggiungendo: “Avrebbe potuto andare mille volte meglio se i cantanti si mettessero in testa che per avere successo ci vogliono opere adatte agli artisti ed artisti adatti alle opere.

E’ certo che nella “Forza del Destino” non è necessario sapere fare dei solfeggi ma bisogna avere dell’anima e capire la parola ed esprimerla”.

La Forza del Destino al Municipale

In effetti da quel tempo cantanti e, soprattutto registi, hanno fatto notevoli progressi in tal senso e per loro “La Forza del Destino” è diventato un autentico banco di prova delle loro capacità artistiche perché le loro azioni ed i loro sentimenti pur espressi talora con intensità e passione, sembrano obbedire ad un destino ineluttabile che ne determina le vicende.

Il tutto in chiave mistica sullo sfondo religioso che trovano la massima espressione nella romanza di Leonora “La Vergine degli Angeli”. E se nel canto dei due protagonisti principali, Don Alvaro (tenore) e Don Carlos (baritono), troviamo romanze celebri per la loro musicalità unita ad una impervia partitura (di straordinario vigore è il duetto tra Don Alvaro e Don Carlo), la novità verdiana non è tanto nel canto o nella musica ma nell’atmosfera religiosa, sottile ma nello stesso tempo vigorosa, che pervade in tutta l’opera e che la sinfonia iniziale introduce con affascinante delicatezza.

Secondo taluni esperti (come il prof. Francesco Bussi) La Forza del Destino è il melodramma più drammatico tra le opere di Verdi. In effetti il maestro di Busseto fu molto attratto dal racconto dello scrittore spagnolo Don Angelo Saavedra.

In tale lavoro il musicista aveva subito avvertito il fascino di un dramma romantico ambientato in Spagna fiammeggiante di passioni terribili e animato da colori popolareschi con l’amore sacrificato sull’altare dell’odio, il tutto segnato da una tensione pessimistica senza scampo.

I tre poli attorno a cui ruota il dramma sono l’amore, l’orgoglio e la vendetta in una spregiudicata rottura della convenzionale unità di tempo, luogo ed azione.

La Forza del Destino al Municipale

LA TRAMA – Una sintesi molto ridotta della vicenda ci porta a Siviglia nella metà del 18° secolo nelle sale del nobile marchese di Calatrava la cui figlia (Leonora) è innamorata di Don Alvaro, ultimo della stirpe degli Incas scampato dalla strage ad opera degli spagnoli.

Non volendo il padre accettare tali nozze, Leonora pensa di fuggire con Don Alvaro, ma la loro fuga è intercettata dal padre che fa arrestare Don Alvaro; questi, getta le armi in segno di resa, ma dalla pistola in terra parte un colpo che ferisce mortalmente il Marchese. Don Alvaro e Leonora sono costretti a fuggire, ma nel disordine, si disperdono.

Don Carlo, fratello di Leonora va all’inseguimento dei due fuggiaschi per vendicare la morte del padre.

Leonora, travestitasi da uomo ha trovato rifugio in una locanda di un paesino dove casualmente alloggia pure il fratello Don Carlo sempre alla ricerca dei due fuggiaschi. La ragazza sente le vendicative intenzioni del fratello e cerca rifugio definitivo presso il convento dove Fra Militone e Padre Guardiano trovano per lei una precaria sistemazione nei pressi del convento stesso.

Intanto il destino fa incontrare casualmente sui campi di battaglia i due nemici in incognita con Don Alvaro che salva la vita a Don Carlo. L’episodio si ripeterà al contrario: questa volta sono i soccorsi di Don Carlo a salvare Don Alvaro, ma nel farlo Don Carlo scopre la vera identità del suo amico-nemico e pretende di vendicarsi sfidandolo a duello. Le truppe di militari intervengono ed impediscono il duello. La richiesta e la sfida con toni offensivi ed umilianti Don Carlo la ripete quando ritrova

Don Alvaro in un convento dove si era rifugiato prendendo i voti per espiare con la preghiera le passate colpe- Non ostante i reiterati rifiuti alla fine Don Alvaro è costretto a duellare con Don Carlo che viene ferito a morte. Don Alvaro cerca soccorsi e ritrova Leonora che viveva nella zona del duello. Leonora cerca di aiutare il fratello, ma questo l’infila con la spada e Leonora morrà tra le braccia di Don Alvaro che farà ritorno nel convento dove vivrà per volere di Dio.

La Forza del Destino al Municipale

AMARCORD – Dal 1873 ad oggi al Municipale “La Forza del Destino, è entrata 6 volte nella stagione lirica,quasi sempre con ottimi interpreti. Tra questi vogliamo ricordare tre cantanti piacentini a noi molto cari e che avemmo la fortuna di sentire.

La prima volta fu nel ’64 quando tra gli interpreti troviamo il tenore Carlo Menippo (Don Alvaro) il baritono Carlo Torregiani (Don Carlo) con la direzione musicale di Loris Gavarini con la romana Nora Lopez nei panni di Leonora: Menippo era andato molo bene nelle prove tanto da indurre Gavarini ad esclamare al termine della prova generale.

“Se domani sera canterai così farai venire giù il teatro”- Non andò così. Una leggera forma bronchiale impedì al tenore piacentino di esprimersi al meglio e fu Torregiani ad alzare il livello artistico della rappresentazione. Lo stesso Torregiani fu protagonista, sempre come Don Carlo, nell’edizione andata in scena nel ’71 con il direttore Augusto Zani e con l’eccellente Adelina Romano nei panni di Leonora.

Questa volta, però, nei panni di Don Alvaro troviamo un Flaviano Labò particolarmente ispirato. Il grande Flaviano aveva fatto di Don Alvaro un po’ il suo cavallo di battaglia e pochi tenori sapevano interpretarlo con la stessa finezza ed intensità come il cantante piacentino.

Anche Carlo Torregiani offrì il meglio: così l’opera riscosse incondizionato successo anche presso i melomani più esigenti e critici verso i cantanti locali.

Luigi Carini

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