Liberali piacentini ricordano i deportati nei Gulag “Vittime del comunismo non vanno dimenticate”

Avendo bene a mente la frase di San Colombano “Se togli la libertà togli la dignità”, una delegazione dell’Associazione dei liberali piacentini ha commemorato la “tragedia dimenticata” della deportazione degli italiani dalla Crimea nei gulag sovietici in Kazakistan, avvenuta nella notte del 29 gennaio 1942.

Lo ha fatto a Lugagnano, nella sala del Municipio intitolata a Luigi Einaudi (lo scorso – e primo – anno il momento di ricordo si era svolto a Bobbio), sempre – come nel 2018 – il giorno successivo (e non a caso) alla conclusione del Festival della cultura della libertà, la cui terza edizione ha riscosso a Palazzo Galli un crescente successo.

“E’ significativo” – ha affermato il sindaco di Lugagnano, Jonathan Papamarenghi salutando gli ospiti – “commemorare una tragedia troppo spesso dimenticata in una sala che due anni fa abbiamo intitolato a un grande liberale. In questo spazio organizziamo conferenze e mostre ricordando sempre ai giovani l’importanza del pensiero einaudiano».

“Anche quest’anno” – ha esordito Corrado Sforza Fogliani – “ricordiamo il genocidio degli italiani di Crimea, così come la Giornata della memoria che ricorreva domenica; a novembre, poi, celebreremo la Giornata della libertà nel giorno dell’anniversario della caduta del muro di Berlino, una ricorrenza che ha ora in Italia dignità legislativa”.

“In una società che preferisce ricordare i momenti tristi della nostra storia a corrente alternata, noi liberali lo facciamo per tutti i crimini di guerra: anche quelli compiuti in nome di quel nazionalsocialismo che originò sia il nazismo che il fascismo”.

Sforza Fogliani ha rammentato quanto accadde la notte del 29 gennaio 1942, quando oltre duemila italiani di Crimea insediati a Kerch vennero deportati nel gulag di Karaganda («grande come il Piemonte e la Lombardia messi assieme e visitato nel settembre scorso da una delegazione dei Liberali Piacentini, che quest’anno ha organizzato un viaggio in Lettonia ed Estonia, dove sono stati istituiti i musei della deportazione forzata dei nemici politici») per ritorsione in quanto l’Italia, alleata della Germania, aveva invaso l’Unione Sovietica.

Di queste duemila persone, ne tornarono 180 (a Karaganda furono sterminati anche i soldati italiani dell’Armir).

“L’Unione Sovietica – ha proseguito Sforza Fogliani – ha sempre negato di aver avuto i campi di concentramento giocando sull’interpretazione della definizione che ne dava l’Onu, che li riconosceva tali solo se erano spazi delimitati da barriere. Nei gulag non era necessario averne, perché a nessuno veniva in mente di scappare, trovando, nel caso, morte certa viste le condizioni climatiche e le sconfinate steppe attorno ai campi”.

“Campi di cui l’URSS cancellò ogni possibile traccia, conservando invece i lager presenti nei Paesi che liberò dall’occupazione nazista”.

A Karaganda passò anche Solzenicyn (per primo rivelò al mondo i gulag sovietici), che l’Associazione liberali ricorderà lunedì 4 febbraio (ore 18, nella sede di via Cittadella, con intervento di Ferdinando Bergamaschi) a 100 anni dalla nascita e a 10 dalla morte.

Il lunedì successivo (11 febbraio), stessa sede e stessa ora, l’Associazione ricorderà Jan Palach, a 50 anni dal suo tragico gesto a Praga contro l’occupazione sovietica della Cecoslovacchia, con intervento di Gianmarco Maiavacca.

“Cari professori, diciamo alle scolaresche quanti morti ha provocato il nazionalsocialismo, ma anche quante vittime ha fatto il comunismo – ha invitato Sforza, concludendo con un auspicio: “Siamo in una sala intitolata a Luigi Einaudi: speriamo allora che, in un momento non felice per il nostro Paese, si faccia richiamo ai padri fondatori dell’Italia e dell’Europa; che si torni ai principi ispiratori della Costituzione e della formazione dell’Europa unita. Basta con gli eurocrati, basta con una burocrazia che prende la mano alla politica ed è all’origine del fiscalismo che essa stessa impone per mantenersi”.

La visita a Lugagnano della delegazione dei Liberali Piacentini – con la dott. Chiara Bussacchini a far da Cicerone insieme al sindaco Papamarenghi – ha avuto altre interessanti tappe: l’oratorio di piazza IV Novembre, con i suoi altari e le statue lignee del ‘700; Palazzo Gandolfi, sede del Municipio, con la caratteristica Sala consiliare affrescata; il maniero quattrocentesco “La Torricelli” a Chiavenna Rocchetta, acquistato e recuperato dall’Amministrazione comunale e a disposizione per l’organizzazione di eventi (attualmente è lì ospitata la sede del gruppo Paleontologico “La Xenophora”, ed un’interessante esposizione di fossili che fa dall’antica costruzione tra le dolci colline della Valchiavenna coltivate a vigneto, un Centro visita per la riserva geologica del Piacenziano).

A “La Torricelli” agli ospiti è stato offerto un aperitivo, protagonista il Monterosso della Cantina Magnelli. La visita si è conclusa con un pranzo al Ristorante Torretta.

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