Milano che rinasce ma rinuncia ad un ruolo guida. Il dibattito fotogallery

“Milano gigante economico e nano politico”. Un titolo eloquente quello del dibattito andato in scena al Festival della Cultura della Libertà a Palazzo Galli a Piacenza tra il professor Leonida Miglio ed Emanuele Boffi.

Al centro del confronto – moderato dal direttore di PiacenzaSera.it Mauro Ferri – il ruolo di Milano, sempre più capitale dello sviluppo e al centro di una innegabile rinascita economica e sociale, ma al contempo lontana dalla “mentalità diffusa nel Paese”.

E su questo scenario si sono trovati sostanzialmente d’accordo i due protagonisti dell’incontro, seppur da punti di partenza differenti.

Il professor Miglio, docente di fisica all’Università Bicocca e presidente di Polis, l’istituto regionale per il supporto delle politiche della Lombardia, ha portato una serie di dati sulla crescita di Milano e offerto una visione prospettica del suo sviluppo urbano, sociale ed economico negli ultimi 30 anni.

Con un assunto fondamentale: Milano ha rinunciato ad uno ruolo politico nazionale attraverso una “scelta lungimirante e consapevole”, per non perdere la propria autonomia e la propria unicità di metropoli “perno della Lombardia, con una vocazione alle attività produttive e un’apertura internazionale”.

Emanuele Boffi, giornalista e direttore di Tempi, ha parlato del “carattere di Milano” e della sua “capacità di tenere insieme le diversità” rifuggendo le divisioni manichee.

“Milano possiamo paragonarla – ha sostenuto – a una massaia che lavora, che riesce a non separare mai il sapere dal fare”. Una Milano da declinare al femminile dunque, per l’operosità coniugata alla cura.

Il professor Miglio ha individuato nel giusto mix fra il “traino dell’economia” e la “guida illuminata delle classi dirigenti” la ricetta del lungo rinascimento milanese, anche al di là del colore politico delle amministrazioni che si sono succedute alla guida della città.

“Rivoluzione urbanistica e sussidiarietà liberale sono state fondamentali – ha sottolineato – ma il vero principio guida dei nostri amministratori è stato che è la realtà che dà struttura e forma alle regole e non viceversa”.

Boffi ha messo in fila una serie di realizzazioni simbolo nella storia di Milano che offrono un’immagine concreta del suo carattere.

“Il Duomo – ha affermato – è il simbolo di una fede che guarda sempre alle opere, che mai si risolve nel solo spiritualismo. La cattedrale è stata costruita da tanti milanesi che hanno concorso con il loro obolo, anche dalle meretrici e dagli usurai, perchè per fare un’opera buona non occorre avere la patente morale”.

“Milano ancora oggi è così – ha aggiunto – la carità è fatta dalle persone e con le persone”.

E allora perchè Milano è così distante dall’Italia e dai suoi problemi? “Una volta si diceva più società e meno Stato, e si predicava il federalismo – conclude Boffi – ma oggi a chi interessa parlare di questi temi così profondamente milanesi?”

 

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