Il pittore che riuscì a sfuggire ai nazisti. La storia di Omero Quarati

Una vita avventurosa quella di Omero Quarati, che merita di essere raccontata.

Omero, scomparso nel 1995, verrà insignito della medaglia d’onore concessa ai cittadini italiani militari e civili deportati e internati nei lager nazisti nel corso della cerimonia di domenica 27 gennaio a Piacenza, in occasione del Giorno della Memoria.

Militare di leva, fu spedito come tanti giovani italiani alla guerra del regime in Albania, successivamente in Grecia. Dopo la disfatta morale e militare dell’8 settembre si unì ai partigiani ellenici. Da qui iniziò un lungo viaggio verso casa che potrebbe benissimo trasformarsi in un romanzo.

E il capitolo della cattura da parte dei nazisti e della deportazione nel campo di concentramento di Strasshof in Austria sarebbe certamente uno dei più drammatici. Ma la sua fuga non si fermerà lì fortunatamente.

Omero Quarati, nato in provincia di Alessandria, pittore e insegnante trapiantato in Val Nure, è scomparso nel 1995.

Ecco la sua storia.

Omero Quarati nasce a Valle San Bartolomeo, sobborgo di Alessandria, il 1° luglio 1920.

Nel 1939 anticipa la chiamata al servizio militare al fine di adempiere agli obblighi di leva il prima possibile. Il 29 dicembre dello stesso anno però, a seguito dell’occupazione italiana dell’Albania, viene inviato prima a Durazzo poi a Valona e viene coinvolto nella campagna militare di Grecia.

Nel 1943, dopo l’armistizio dell’8 settembre, insieme con il suo commilitone ed amico Alvaro, di Milano, sfugge ai tedeschi ed in un primo tempo si aggrega alle formazioni partigiane albanesi di Patos.

Successivamente si avvia verso la via di casa a piedi o con mezzi di fortuna e, fra mille peripezie e stratagemmi, elude per un po’ di tempo i soldati tedeschi e le formazioni iugoslave.

Il 12 ottobre viene catturato dai tedeschi e deportato in un campo di concentramento presso Strasshof in Austria.

Sempre con il suo amico Alvaro evade dal campo e, nuovamente a piedi o con mezzi di fortuna, entra in Italia. Evitando tedeschi e Brigate Nere Alvaro va a Milano e lui in Valle San Bartolomeo dove giunge il 22 dicembre.

Non va direttamente a casa dai genitori ma prima passa da sua sorella Amalia perchè in quegli anni la casa della sorella era in periferia dell’abitato.

Può così rifocillarsi ed informarsi sulla situazione in paese. Il giorno stesso ritorna a casa dai suoi genitori che avevano un negozio di panetteria e commestibili, con annesso il forno.

Dal 1944, insieme con altri giovani del paese partecipa come partigiano al Gruppo di Valle San Bartolomeo della Divisione “Marengo”. Sfugge a diversi rastrellamenti delle Brigate Nere scappando verso la collina del Dazio ove trova rifugio nei “baraccotti” costruiti nelle vigne.

Una volta viene sorpreso in casa da un gruppo delle Brigate Nere, il cui comandante si caratterizzava per avere i capelli rossi, ma lui con uno stratagemma riesce in modo rocambolesco a scappare da una finestrella, situata sul retro di casa sua.

Lo inseguono per un pomeriggio intero sparando raffiche di mitra in continuazione. In quel frangente riesce a scamparla nascondendosi fra i meccanismi interni di una macchina trebbiatrice.

La Questura “repubblichina” di Alessandria il 24 febbraio 1945, con telegramma ai Commissariati della Provincia, lo ricerca come sovversivo. Il comandante, dai capelli rossi, ripeteva ai vallesi di dire ad Omero che se l’avesse preso lo avrebbe messo contro il muro dell’asilo infantile e gli avrebbe scaricato nel petto 40 pallottole di mitra: un intero caricatore.

Non l’hanno mai preso anzi mandava a dire al “rosso” che, se aveva coraggio, lo venisse a prendere da solo e non accompagnato dai suoi armati.

A guerra finita, con suo fratello Adriano, produce artigianalmente, con scarso successo, un dentifricio denominato “Habanita”.
Successivamente si trasferisce a Milano dove si esibisce per qualche tempo come ballerino di tip-tap in una compagnia teatrale.

Lasciata la carriera di ballerino, torna ad Alessandria ed apre una profumeria in Corso Roma. In occasione di un Carnevale, partecipa all’organizzazione della “battaglia del borotalco”.

Ma l’attività di profumiere non è congeniale al suo temperamento artistico ed inizia a dipingere. Soggiorna saltuariamente, insieme con Sergio (imbianchino di Valle San Bartolomeo) che funge da maggiordomo, a Parigi ed in Grecia dove sbarca il lunario vendendo quadri.

Successivamente, per affinare la tecnica pittorica, frequenta prima l’Accademia Albertina di Torino poi l’Accademia di Belle Arti di Brera a Milano dove si diploma, allievo di Pompeo Borra.

Dal 1968 al 1970 insegna al Liceo Artistico di Alessandria e dal 1970 al 1972 tiene lezioni di cromatologia all’Accademia di Brera.

Dopo il matrimonio si trasferisce a Groppallo di Farini d’Olmo, dove continua la sua intensissima attività pittorica che lo caratterizzerà sino alla morte. Espone ad importanti mostre collettive e personali a Milano e Torino e nelle principali città italiane.

I suoi soggetti preferiti sono le case ambientate nel verde, i paesaggi, le vedute urbane e le composizioni con fiori. Si dedica altresì in maniera del tutto particolare all’arte sacra.

Omero muore il 2 dicembre del 1995.

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