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Confindustria “A Piacenza cresce il fatturato, ma cala la fiducia nel futuro”

Piacenza in controtendenza con il trend nazionale vede crescere il fatturato delle imprese, ma al tempo stesso cala la fiducia degli imprenditori locali nei confronti del futuro.

E’ questo lo scenario delineato durante la presentazione dell’indagine congiunturale dell’ufficio studi di Confindustria Piacenza, presentato dal presidente Alberto Rota, dal direttore Cesare Betti e da Luca Groppi, referente ufficio studi.

L’indagine è stata eseguita interpellando un campione di aziende piacentine, che rappresentano tre miliardi di fatturato e 9mila addetti.

I DATI – L’indagine svolta presso le imprese manifatturiere associate (escluso il settore edile) – mettendo a confronto il secondo semestre 2018 rispetto allo stesso semestre dell’anno precedente – presenta ancora dati positivi, anche se meno brillanti rispetto a quanto emerso 6 mesi fa.

Peggiorano invece in modo evidente le previsioni che gli imprenditori fanno per il primo semestre 2019. Questi sono in sintesi le due facce della medaglia che emerge dall’analisi dei dati.

Il settore manifatturiero nel suo complesso ha fatto registrare i seguenti risultati: fatturato complessivo +6,70% (+9,20% nel semestre precedente); fatturato interno +6,09% (+6,81% nel semestre precedente); fatturato estero +8,67% (+11,94% nel semestre precedente); occupazione +0,69% (+0,90% nel semestre precedente).

Il fatturato estero, anche se in misura minore rispetto al passato, si conferma elemento indispensabile al sostentamento delle vendite (+8,67); il fatturato interno conferma i dati positivi già rilevati nelle precedenti due indagini (+6,09% con una punta del 10,09% riferito al settore meccanico), anche grazie alle diverse politiche di incentivazione degli investimenti messe in campo negli ultimi anni (Nuova Sabatini, Iperammortamento, Superammortamento, Credito di imposta per ricerca e sviluppo).

Anche i dati dell’occupazione e degli investimenti rispecchiano sostanzialmente i dati positivi rilevati nella precedente indagine. L’occupazione cresce nel secondo semestre 2018 dello 0,69% e per quanto riguarda gli investimenti effettuati nel 2018 rispetto al 2017 si è registrato un incremento del 12,10%.

È però proprio dagli investimenti che esce un dato negativo, che unito alle previsioni, presenta potenziali ombre sui prossimi mesi; triplica infatti la percentuale degli imprenditori che dichiara di non avere fatto investimenti nell’anno (era il 5% nel 2017 diventa il 15% per il 2018).

Ancora più negative sono le previsioni: passano, infatti, dal 2% al 16% gli imprenditori che temono cali del proprio fatturato e dall’8% al 18% coloro che lo prevedono per gli ordini totali.

Chiuso quindi un semestre positivo è la fiducia nel futuro la vera incognita.

IL COMMENTO  – “L’indagine mette in evidenza un risultato positivo che non possiamo nascondere – dice il presidente Alberto Rota -, in controtendenza rispetto a quelli della produzione industriale nazionale a dicembre 2018. Preoccupa però la situazione nazionale e internazionale, difficile da inquadrare per gli imprenditori”.

“C’è incertezza, anche se non neghiamo di avere una prospettiva di ordini del 40% di aziende, che comunque stimano di crescere ancora. Quindi ci aspettiamo nuovi dati positivi anche rispetto al semestre che stiamo vivendo – continua Rota – però siamo comunque preoccupati perché la percentuale di chi stima un rallentamento del proprio fatturato è aumentata dal 5 al 15%”.

“Tra le criticità emerse figura anche la difficoltà di fare investimenti perché mancano le figure professionali adatte – osserva il presidente di Confindustria -, su questo stiamo lavorando (con iniziative di formazione e collaborazione con il mondo della scuola, ndr)”.

“Sul fronte occupazionale, da sette semestri vediamo dati positivi, quindi si è invertita la tendenza: ora si cercano lavoratori con profili professionali adatti. Quindi facciamo un appello: non diciamo di iscrivere tutti i ragazzi agli istituti tecnici, quello che vogliamo segnalare è che la possibilità di trovare lavoro in seguito aumenta, pur senza precludere la possibilità di un proprio percorso formativo ulteriore”.

Un passaggio viene fatto anche sulla questione Tav. “L’incertezza sulla Tav non ha senso. Se avessimo fatto lo stesso ragionamento, costi – benefici, su una serie di importanti opere infrastrutturali come l’A1 o l’alta velocità, probabilmente non saremmo riusciti a valutarne l’impatto sullo sviluppo. Non è questa la strada, il ragionamento da fare è se vogliamo essere in Europa oppure no”.

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